Vinitaly, l’effetto Nonino: dallo scatto d’autore alla gioia del maestro Altan
Un vero e proprio viaggio di emozioni nello stand della distilleria friulana. Giannola accoglie gli ospiti e racconta la sua terra con entusiasmo

C’è stato un tempo in cui la Grappa era una questione di sguardi fieri, di radici piantate nella terra friulana e di una dignità austera. Lo ricordiamo tutti, quel bianco e nero potente, quella foto di famiglia firmata da Oliviero Toscani: un fermo-immagine che ha consegnato la Grappa Nonino all’Olimpo dei distillati mondiali, trasformando un prodotto contadino in un’icona di eleganza e di orgoglio nazionale. Ma il tempo, alla Distilleria Nonino, non scorre per invecchiare: scorre per rinnovare.
Chi frequenta le grandi fiere del vino sa che l’eccezione conferma la regola: la regola è il rituale del prodotto esposto come se fosse già un classico prima ancora di essere assaggiato. Ho visitato dodici stand al Vinitaly 2026. Undici erano prevedibili: belle bottiglie, luci studiate, hostess sorridenti, messaggi già sentiti. Poi c’è stato il dodicesimo. Entrare nello stand Nonino è stato come attraversare uno specchio. Se Toscani aveva immortalato il mito, Altan ne ha scatenato la vita. Il nuovo manifesto che svetta dietro il bancone è un’esplosione di colore, un coro chiassoso e allegro di figure che sollevano il calice con gioiosa naturalezza. È la celebrazione della docilità del distillato, che non incute più timore reverenziale ma invita alla danza. È la Grappa che si fa mixology, che si mescola, che diventa l’anima di cocktail innovativi senza perdere un briciolo della sua nobiltà.
Un vortice di donne e passione
Ma il vero spettacolo non è appeso alle pareti; è nell’aria, elettrica e profumata di botaniche. Appena varchi la soglia, vieni risucchiato dal vortice di entusiasmo di Cristina. La sua energia è contagiosa, un fiume in piena che ti trascina alla scoperta di nuove sfumature gustative, spiegandoti come l’Aperitivo BotanicalDrink possa riscrivere le regole del gusto italiano. È difficile capire dove finisca l’entusiasmo autentico e dove inizi la costruzione sapiente dell’esperienza, ma proprio in questa ambiguità si gioca la forza dello stand.
Accanto a lei, la competenza chirurgica di Antonella agisce come una bussola: ogni segreto della distillazione artigianale viene svelato con un tono che affascina, trasmettendoti tutto il senso dell’autenticità. E poi c’è la compostezza di Elisabetta, oggi Ceo della Distilleria, che con uno sguardo attento e un equilibrio magistrale coordina questa complessa macchina dei sogni, garantendo che ogni goccia di distillato porti con sé il rigore della qualità assoluta.
Il magnetismo di Giannola
Eppure, sopra questo splendido ingranaggio familiare, troneggia lei: Giannola. Definirla una leggenda sarebbe riduttivo; è un magnete vivente. Vedere Giannola Nonino accogliere gli ospiti e raccontare la sua terra è un’esperienza che riconcilia con il mondo. Dimenticate lo “storytelling” costruito a tavolino dalle agenzie di marketing. Qui la finzione, se c’è, è indistinguibile dall’entusiasmo. C’è una carica di energia che sembra sortire direttamente dalla terra del Friuli. Giannola è il cuore pulsante, la scintilla che ha acceso il fuoco della Grappa Monovitigno e che oggi alimenta la fiamma della mixology consapevole. Il suo carisma non schiaccia, ma solleva. Ti trasmette quella gioia di vivere che è l’esatta traduzione dei tratti di Altan: un invito a stare insieme, a brindare con consapevolezza, a riscoprire il piacere di un incontro vero.
Be Brave, Mix Grappa!
Il messaggio di questo Vinitaly è chiaro: #BeBraveMixGrappa. La rivoluzione Nonino è compiuta. Non è più solo il distillato da meditazione da sorseggiare in poltrona, ma è il protagonista di una socialità ritrovata. È l’Amaro Quintessentia che reinventa i grandi classici, sfidando i bartender del mondo a essere audaci. Uscendo dallo stand, rimane addosso una sensazione di pienezza. La famiglia Nonino non vende solo liquori; distribuisce una filosofia di resistenza alla noia.
Se Toscani ci aveva insegnato chi erano, Altan e la presenza magnetica di queste donne ci indicano la strada da percorrere: un popolo che sa bere bene, che sa ridere di cuore e che non ha paura di mescolare la tradizione con la gioia più pura. Questa non è solo un’azienda: è un laboratorio vivo di significati, dove tradizione e invenzione continuano a mescolarsi. E forse è proprio in questo equilibrio instabile, tra autenticità e rappresentazione, che si accende ciò che resta addosso uscendo dallo stand: non solo un gusto, ma un modo di stare insieme.
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