Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio al rush finale per rilevare le quote dei fratelli

Le manovre sulla cassaforte di famiglia: l’operazione sarebbe impostata. Citi al fianco del quartogenito per acquisire il 12,5 percento di Luca e Paola

Roberta PaoliniRoberta Paolini
Leonardo Del Vecchio con il figlio Leonardo Maria
Leonardo Del Vecchio con il figlio Leonardo Maria

Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito del fondatore di Luxottica, sarebbe al rush finale nel tentativo di ricomporre il mosaico ereditario lasciato dal padre, costruendo una soluzione capace insieme di sciogliere lo stallo tra gli eredi e di riportare stabilità attorno al primo asset di famiglia.

Secondo fonti, l’operazione sarebbe ormai ben impostata. Il perno è l’acquisto delle quote dei fratelli Luca e Paola Del Vecchio, entrambi titolari del 12,5% di Delfin, che da tempo hanno manifestato la volontà di uscire dalla cassaforte che tiene la partecipazione di riferimento di essiLux.

Il prezzo concordato sarebbe di circa 5 miliardi di euro per ciascuna partecipazione, per un esborso complessivo vicino ai 10 miliardi. In questo modo Leonardo Maria, che parte già dal suo 12,5%, salirebbe al 37,5% del capitale della holding.

A strutturare il dossier sarebbe Lmdv Fin, veicolo che, secondo quanto riferito, Leonardo Maria avrebbe intanto costruito e che sarebbe interamente controllato dal suo family office. Sul tavolo ci sarebbe anche il sostegno di un sindacato di banche guidato da Citi, con UniCredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole impegnate a valutare e definire l’architettura dell’operazione, riferiva ieri Repubblica.

Il passaggio successivo resta però il più delicato, perché entra in un terreno che non è ancora definito e che non può essere trattato come acquisito. Leonardo Maria ritiene di dover avere anche il 12,5% in capo alla madre Nicoletta Zampillo, sulla base del fatto che un altro 12,5% è già stato attribuito al fratello Rocco Basilico. In questo scenario, alla scomparsa della madre, la partecipazione di Leonardo Maria salirebbe al 50%.

Non è escluso inoltre che anche Clemente Del Vecchio, figlio come Luca di Sabina Grossi, possa in futuro cedere la propria quota. Su quel pacchetto potrebbe però esercitare la prelazione Delfin stessa.

Il riassetto

Francesco Milleri
Francesco Milleri

Se il riassetto andasse in porto, i soci realmente decisivi si ridurrebbero a tre: Leonardo Maria, Claudio Del Vecchio e Marisa Del Vecchio, tutti e tre considerati in asse con Francesco Milleri, presidente di Delfin e presidente e amministratore delegato di EssilorLuxottica. Insieme arriverebbero al 62,5% rappresentando un fronte in grado di blindare governance e strategie. Lo statuto di Delfin stabilisce l’unanimità (cioè l’88% delle quote) per alcune operazioni e 6 azionisti su 8 (75% del capitale) per la distribuzione dei dividendi.

Nel quadro resterebbe la posizione più defilata di Rocco Basilico, mentre il fronte considerato meno allineato resterebbe quello di Nicoletta Zampillo, madre di Leonardo Maria, che dispone del suo 12,5%, quota che però Leonardo Maria ritiene destinata a lui.

È qui che la partita familiare diventa una questione di mercato. Perché con una maggioranza più compatta Milleri potrebbe governare senza l’attuale livello di incertezza, e il titolo potrebbe beneficiarne.

EssilorLuxottica da inizio anno ha lasciato sul terreno oltre il 18%, per effetto della volatilità dei mercati ma anche a causa del protrarsi della situazione successoria. Una soluzione ordinata servirebbe non solo a rassicurare gli investitori, ma anche a calmare le preoccupazioni del governo francese, che osserva il dossier con crescente attenzione. Visto che EssiLux è un campione nazionale in Italia tanto quanto in Francia.

L’assemblea di Parigi

L’obiettivo di Leonardo Maria sarebbe arrivare con i contorni dell’operazione almeno definiti all’assemblea di EssilorLuxottica del 28 aprile a Parigi. Non è detto che ci riesca in tempi così stretti, ma il calendario stringe. Anche perché la vera scadenza industriale è già visibile: nella primavera del 2027 andranno rinnovati i vertici del gruppo, e l’auspicio di chi lavora al dossier è che la famiglia si presenti a quell’appuntamento con una linea finalmente compatta sul suo asset principale.

Il peso della partita si misura anche guardando che cosa c’è dentro Delfin. La holding possiede il 32% di EssiLux, il 28% di Covivio, il 17,5% di Mps, il 10% di Generali e il 2,7% di UniCredit. Non è quindi solo la cassaforte della famiglia Del Vecchio: è uno dei grandi snodi del capitalismo finanziario europeo. Sbloccarne gli assetti di capitale significa rimettere ordine attorno a una catena di partecipazioni che va ben oltre il business dell’occhialeria.

In questo quadro Leonardo Maria si muove da una posizione diversa rispetto agli altri eredi. È l’unico ad avere un ruolo operativo nel gruppo, come Chief Strategy Officer di EssilorLuxottica e presidente di Ray-Ban. E negli anni ha costruito attorno a sé una struttura, Lmdv Capital, che somiglia sempre meno a un semplice family office e sempre più a una piattaforma industriale e finanziaria. Dentro Lmdv Capital si trovano oggi 21 società controllate o partecipate. L’asse più visibile è quello dell’hospitality e del real estate: dai locali e ristoranti in Brera custoditi nel veicolo Triple Sea Food alle piattaforme immobiliari come Turati Club, Smeraldo e Garibaldi 22, fino al progetto di Lmdv Hospitality costruito attorno al marchio Twiga. L’acquisizione dal gruppo Majestas di Flavio Briatore comprende il brand e quattro location chiave: Forte dei Marmi, Montecarlo, Baia Beniamin e lo storico immobile del Billionaire di Porto Cervo.

Accanto a questo c’è il mattone attraverso società come Turati Club e Smeraldo, la holding ha investito nel residenziale di pregio a Milano. Sul fronte food & beverage, invece, ci sono operazioni come Boem, e soprattutto Acqua e Terme di Fiuggi, il cui piano 2025-2028 prevede oltre 40 milioni di investimenti, di cui 15 milioni già spesi in otto mesi per il completo rinnovamento dello stabilimento, con l’obiettivo di triplicare i volumi e riposizionare il marchio nel segmento alto di gamma. A completare il perimetro ci sono gli interessi nel fintech, nell’industria (come la partecipazione in Ima) e nei media, la partecipazione in Leone Film e la joint venture costruita attraverso Vice Pictures.

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