Un poker di manager per il cda della Cimolai

Cambio della governance in Cimolai, ma nel segno della continuità. Luigi Cimolai resta al timone dell’azienda di famiglia con il ruolo di presidente, impegno che l’ingegnere aveva assunto fin dall’inizio della crisi, e il board si rafforza con una serie di competenze esterne di peso. La notizia, attesa, è arrivata ieri al termine di una riunione che ha visto la formalizzazione della decadenza del precedente Cda e la nomina del nuovo consiglio di amministrazione con contestuale attribuzione degli incarichi. Luigi Cimolai, come detto, è il presidente della Spa, Sergio Iasi è l’amministratore delegato con ruolo di Chief Restructuring Officer, Corrado Ceresatto (manager dell’azienda sin dal 1990) sarà ad con il ruolo di datore di lavoro, Massimo Lucchini e Luca Annibaletti amministratori.

I nuovi membri del board, come detto, hanno indiscusse competenze. Sergio Iasi ha infatti oltre 20 anni di esperienza nel restructuring industriale e finanziario in aziende quali, tra le altre, Prelios, Trevi ed Officine Maccaferri. Iasi ha maturato significative esperienze anche nei settori media, nel Gruppo Canal+ e in Rai, private equity, nel Gruppo Lvmh e nella consulenza strategica in Booz Allen & Hamilton. Anche Massimo Lucchini ha un’esperienza ventennale dapprima in qualità di executive in ambito M&A e corporate finance in Medinvest e, negli ultimi 10 anni, in ruoli apicali in UniCredit e Depobank. Infine Luca Annibaletti vanta un’esperienza trentennale nella finanza aziendale e nella ristrutturazione del debito, prima presso le big four, quindi come professionista indipendente con cariche di consigliere di amministrazione. Da giugno 2021 a Marzo 2023 Annibaletti è stato coordinatore della struttura per la crisi di impresa del ministero delle Imprese e del Made in Italy. Ceresatto, invece, è un manager interno a Cimolai , direttore tecnico per progetti nel mercato estero tra cui figurano diversi ponti complessi e avveniristici, edifici civili e stadi. Infine Luigi Cimolai non ha bisogno di presentazioni: è presidente dell’azienda dal 2006 e a lui va il merito di aver trasformato la Cimolai da una azienda fornitrice di elementi d’acciaio, in una società in grado di progettare e realizzare grandi opere sfidanti sotto l’aspetto ingegneristico.

La nomina del nuovo Cda era un tassello del piano di rilancio dell’azienda pordenonese a seguito dell’omologa del concordato, avvenuta lo scorso ottobre, che ha un orizzonte temporale che traguarda il 2029, e che prevedeva l’integrazione dell’organo amministrativo con l’inserimento di tre nuovi consiglieri indipendenti graditi agli istituti bancari.

Conclusa anche questa operazione, Cimolai è nelle condizioni di guardare con fiducia al futuro. Prospettive che si fondano sul fatto che l’azienda, nonostante l’anno di difficoltà, ha rispettato gli impegni sui lavori acquisiti in passato - ricordiamo la consegna dello Science Gateway del Cern in Svizzera di due mesi fa e la prosecuzione del cantiere per il telescopio Elt in Cile -, e ottenuto nuove commesse. Si stima in circa 1 miliardo di euro il valore degli ordini in portafogli per il 2024 per l’azienda pordenonese.
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