Nuova proprietà per Dario Coos, il controllo della cantina a Savio

L’imprenditore friulano ha ceduto il controllo di Modulblok e ora ha reinvestito sul territorio e sul vino

Maura Delle Case

Quest’anno festeggia 50 anni di attività imprenditoriale, un traguardo che non sembra affatto pesargli. Mauro Savio ha infatti deciso di abbracciare una nuova avventura, cimentandosi nel mondo del vino, territorio inesplorato per lui che proviene dall’industria.

L’imprenditore di Majano ha rilevato l’80% della Dario Coos, storica azienda vitivinicola di Ramandolo, acquisendo le quote – tutte salvo il 20% che resta nelle mani dei fratelli Alessandro e Maurizio Variola – da un gruppo di soci che, dai primi anni Duemila, aveva affiancato la famiglia Coos nella gestione dell’azienda.

Savio arriva da tutt’altro mondo. Nel 1976 fonda a Majano la Savio Parchetti, nata sulle ceneri dell’azienda del padre. Inizia vendendo pavimenti in legno, che negli anni abbandona in favore delle manutenzioni elettromeccaniche e all’impiantistica elettrica.

«Il 1976 fu un anno particolarmente intenso – ricorda –: aprii l’azienda, sposai Mara e a dicembre nacque la mia prima figlia, Sara».

Nel 2006 inizia invece la sua storia in Modulblok, azienda di Pagnacco specializzata nella produzione di scaffalature e soluzioni di stoccaggio, che nel 2025 registra ricavi per 43 milioni di euro. Nel 2012 Savio ne rileva la maggioranza, poi ceduta nel 2023 al fondo Equinox, mantenendo il ruolo di presidente e una quota del 40%.

Alla vigilia dei 70 anni Savio scopre una nuova passione: il vino. Un progetto che coinvolge tutta la famiglia: la moglie Mara, le figlie Sara e Silvia e il primo nipote Matteo. Savio affida a ciascuno un ruolo, seguendo competenze e inclinazioni personali.

L’anfiteatro di quattro ettari che abbraccia la cantina regala uno spettacolo per gli occhi e, a mesi dalla vendemmia, anche per il palato. Il personale custodisce competenze e passione che rappresentano il motore dell’azienda. A completare il quadro ci pensano terroir e microclima.

Dario Coos nasce con il Ramandolo, il vino passito che prende il nome dalla località che ospita la cantina. Dal 2017 l’azienda avvia però un’importante attività di diversificazione, trasformandosi in una realtà atipica per il territorio .

La cantina conta oggi 20 ettari vitati distribuiti nei Colli Orientali del Friuli, 15 varietà e 18 etichette: dal Refosco al Merlot, dal Sauvignon alla Malvasia, dal Ramandolo al Picolit.

«Sono tutti vinificati in purezza con l’obiettivo della massima qualità», spiega Federico, giovane dipendente che accoglie i visitatori nello spazio dedicato alle degustazioni, situato qualche decina di metri sopra la cantina. Da lì lo sguardo abbraccia uno dei panorami più suggestivi dei Colli Orientali.

«Siamo una piccola realtà da 100 mila bottiglie e tale vogliamo restare – rivendica l’imprenditore –. Ma vogliamo anche far conoscere la bellezza e la qualità di questo territorio e dei suoi vini. Per farlo ci serve maggiore massa critica: stiamo lavorando all’acquisizione di una cantina nei dintorni di Cividale, così da aumentare i volumi e migliorare la logistica», annuncia Savio, che prevede di chiudere l’operazione entro l’estate, con l’obiettivo di raddoppiare gli ettari vitati e arrivare, a regime, a 160-170 mila bottiglie.

L’azienda chiude l’anno con 900 mila euro di ricavi: il 20% deriva dalle vendite in cantina, mentre il resto arriva soprattutto dal canale Horeca e, in piccola parte, dalla Gdo. L’estero vale circa il 30% del fatturato, con gli Stati Uniti che si profilano come un mercato promettente.

Parola di Savio, tornato soddisfatto dal suo primo blitz negli States: «Con i vini Dario Coos saremo presenti al consolato di Miami per la Festa della Repubblica».

 

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