Pinot grigio, calano le rese: al massimo 160 quintali
Il Consorzio delle Venezie ha deciso la riduzione per salvaguardare la Doc. L’obiettivo è di mantenere equilibrata l’offerta e stabile il prezzo della bottiglia. Nel Nordest viene prodotto il 43% del totale mondiale di questo vino

Limitare le rese per ettaro con lo scopo di evitare una sovraproduzione che, in tempi in cui le vendite di vino rallentano, potrebbe mettere in difficoltà la Denominazione. Il Consorzio del Pinot grigio delle Venezie, che rappresenta il 43% della produzione mondiale di questo vino, ha stabilito le regole per la vendemmia 2026, definendo le misure da applicare, orientate a rafforzare equilibrio, qualità e valore.
Le regole per la vendemmia 2026
Nel dettaglio è stata deliberata una riduzione della resa massima di uva, fissata a 160 quintali per ettaro, di cui 30 quintali destinati a stoccaggio amministrativo. Di fatto quindi saranno rivendicabili immediatamente 130 quintali. Si torna così ai parametri adottati fino al 2023, dopo l’incremento che era stato deciso per il 2025, quando la resa era stata portata fino a 170 quintali per ettaro, con 20 quintali destinati a stoccaggio. Un taglio significativo, se si pensa che la Doc delle Venezie si estende su una superficie di 27 mila ettari tra la provincia di Trento, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Il Pinot grigio è il vino italiano più esportato, con una quota dell’80%, in particolare negli Stati Uniti, Paese che vale buona parte delle vendite delle 230 milioni di bottiglie.
«Le misure approvate dall’assemblea dei soci», commenta il presidente del Consorzio Doc Luca Rigotti, «confermano l’impegno e la capacità del nostro ente di operare con visione condivisa e senso di responsabilità. La programmazione dell’offerta rappresenta uno strumento fondamentale per accompagnare la crescita del Pinot grigio Doc Delle Venezie, rafforzandone valore, riconoscibilità, stabilità di mercato e posizionamento nel tempo». Nelle prossime settimane sarà definita inoltre la data limite di riclassificazione orizzontale che, anche per la campagna vitivinicola 2026/2027, consentirà di regolamentare le riclassificazioni dei volumi di Pinot grigio in ingresso, provenienti cioè da altre Doc territoriali con tipologia varietale Pinot grigio, con l’obiettivo di monitorare in maniera efficace i volumi e le giacenze e poter quindi promuovere una sempre migliore programmazione delle misure di gestione in relazione alle disponibilità.
Il recupero dei terreni per il Pinot grigio
Intanto, dopo il confronto con le organizzazioni agricole e i viticoltori associati, il Consorzio ha avviato il percorso per l’attivazione di un bando interregionale dedicato al recupero delle superfici vitate a Pinot grigio in Veneto e Friuli Venezia Giulia. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di ripristinare parte del potenziale produttivo ridotto negli ultimi anni a seguito della sospensione temporanea delle iscrizioni a schedario dei vigneti Pinot grigio Doc, misura introdotta a partire dalla campagna viticola 2019/2020. Nel periodo di sospensione si è registrata una diminuzione significativa delle superfici rivendicabili, circa 1.000 ettari in Veneto e 500 in Friuli Venezia Giulia. Il nuovo bando punta quindi a recuperare fino a 1.500 ettari complessivi per rafforzare, dal 2029, la capacità produttiva della denominazione.
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