A Nordest cresce il peso dei fondi nelle operazioni di M&A
L’analisi di Adacta Advisory: il 77% è avvenuto all’interno dei confini nazionali, il 12% ha riguardato acquisizioni di imprese italiane da parte di investitori stranieri

Aggregare per crescere. Le operazioni di fusione e acquisizione vengono considerate da molti osservatori la strategia vincente per rivitalizzare il tessuto produttivo del Nordest e mantenerlo competitivo ma, nonostante questo, il modello imprenditoriale che continua a prevalere nel territorio è quello basato sulla crescita organica. Le aziende tendono a svilupparsi attraverso investimenti diretti, ampliamenti produttivi e il consolidamento delle proprie attività. Malgrado questa generica timidezza, tuttavia, negli ultimi 12 mesi il Nordest è stato protagonista di alcune operazioni importanti, anche se non in tutti i casi va necessariamente considerata una buona notizia.
Da settembre 2025 a settembre 2026 si sono registrate 277 operazioni M&A: il 17% del totale nazionale, evidenzia un’indagine di Adacta Advisory. Un numero leggermente in crescita rispetto a quello registrato negli ultimi anni: il 2023 si era chiuso con 255 operazioni, il 2024 con 267 e lo scorso anno con 289 operazioni. Considerando che mancano ancora tre mesi alla fine dell’anno, è probabile che il 2026 si chiuda tutto sommato in linea con i livelli del 2025. Ma il mercato del Triveneto è fatto di chi compra una volta sola: l’82,7% degli acquirenti ha realizzato una sola operazione in tre anni e mezzo.
Il 77% delle operazioni, inoltre, è avvenuto all’interno dei confini nazionali. L'estero ha avuto un peso più limitato, sia per quanto riguarda le acquisizioni realizzate dalle imprese italiane, sia in termini di attrattività del territorio per gli investitori stranieri. Su 277 operazioni, solo 32, pari a circa il 12%, riguardano l’acquisizione di un’azienda italiana da parte di un soggetto estero. «Naturalmente, bisogna capire come interpretare questo dato», spiega Paolo Masotti, ceo di Adacta Advisory. «L'ingresso di un investitore straniero può rappresentare un'opportunità, ma può comportare lo spostamento all'estero del centro decisionale di una società industriale, non soltanto al di fuori del Triveneto, ma anche dei confini nazionali». A crescere rispetto al passato sono le operazioni di M&A che hanno come protagonisti i fondi: negli ultimi 12 mesi hanno rappresentato il 40% del totale, 109 operazioni su 277.
«Tuttavia, non conta soltanto la quantità», continua Masotti. «Le operazioni davvero grandi sono probabilmente tra 20 e 25». Tra quelle industriali, le più rilevanti sono state realizzate da Fincantieri nell’ambito subacqueo: il gruppo cantieristico ha rilevato il 61,95% di WSense, il 51% di Graal Tech, il 49% di Defcomm, e infine il 52,6% di Next Geosolutions, per un equity value di circa 780 milioni.
Da Latte Carso a Nike Kitchen
Seconda in classifica tra le operazioni industriali è quella realizzata da Latte Carso (Gruppo Cepparo), che ha acquisito la maggioranza di Latteria Montanari, con un valore che si aggira tra i 30 e i 40 milioni. Seguono l’acquisizione di Società Impianti Metano da parte di Ascopiave e quella di Gold Power da parte di Agsm Verona, con equity value rispettivamente di 46 e 13 milioni.
Per quanto riguarda le aziende partecipate da fondi di private equity, l’operazione più importante è stata quella che ha coinvolto Global Aerospace Technologies e Officina Stellare. Le due realtà sono state integrate dal fondo Investindustrial con l'obiettivo di creare un polo industriale nel settore dell'ottica e delle tecnologie per l'aerospazio. Ma tra le principali operazioni di add-on di piattaforme di private equity si conta anche quella di Amf, partecipata da Alpha, che ha acquisito Benelli, quella di Miorelli service, controllata da Xenon Private Equity, che ha acquisito Ivh, facendo il suo ingresso nell’hospitality, quella di The Nice Kitchen, supportata da 21 Invest, che ha completato l’acquisizione di Krupps, specializzata nella produzione di lavastoviglie. e infine, quella di Frigoveneta, che appoggiata da Ambienta Sgr ha acquisito la maggioranza di Bonera Refrigerazioni.
Le operazioni economicamente più rilevanti, tuttavia, sono quelle che riguardano gli investimenti dei fondi o le cessioni di aziende del territorio a soggetti esterni. Per quanto riguarda le prime, le operazioni più importanti sono avvenute nel settore delle infrastrutture.
La luce di City Green Light
Nello specifico, c'è stato l'ingresso di Ardian insieme a Finint Infrastrutture in Milione, la holding che controlla gli aeroporti di Save: un’operazione effettuata sulla base di un enterprise value di 2,1 miliardi. Ma anche l'investimento di Igneo Infrastructure in City Green Light, società attiva nell'illuminazione pubblica e nell'efficientamento energetico: operazione con un valore superiore ai 300 milioni. Terzo nel podio l’acquisizione di Casagrande da parte di un club deal di investitori, per un valore di circa 130-150 milioni di euro.
A pesare sul valore complessivo delle operazioni degli ultimi 12 mesi sono state anche le cessioni, che rappresentano il 36% del totale. «Una quota importante delle operazioni riguarda aziende trivenete che vengono acquisite da operatori esterni al territorio», sottolinea Masotti, «è un elemento sul quale vale la pena riflettere, perché nel Nordest sono presenti molte eccellenze industriali che hanno un tessuto imprenditoriale mediamente solido anche sotto il profilo finanziario. Eppure, assistiamo a un numero significativo di cessioni, anche di aziende importanti. Questo significa che una parte del patrimonio industriale del territorio sta passando il controllo di soggetti esterni».
Infatti, pur in presenza di una numerosità relativamente stabile, quest'anno sono passate di mano aziende con un peso economico e industriale più significativo. Tra queste: la bellunese Marcolin, ceduta dal fondo Pai al gruppo statunitense Vision Service Plan, per un valore stimato del deal di circa un miliardo; Eco Green, acquisita da Emirates Global Aluminium per circa 150 milioni; Industrie Cotto Possagno, acquisita dal fondo LSF per un valore stimato tra i 50 e i 100 milioni.
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