Manifattura friulana in crescita dopo un triennio di contrazione

I dati elaborati da Confindustria Udine: il 2025 chiuso con un più 0,2% sull’anno precedente. Il presidente Luigino Pozzo: «Per affrontare il futuro abbiamo una sola parola d’ordine: innovazione»

Riccardo De Toma

Segnali di vitalità dal manifatturiero friulano, che ha chiuso il quarto trimestre 2025 in crescita del +1,5% sia sul trimestre precedente che nel confronto tendenziale con il 2024.

Un doppio segno più, quello che emerge dall’indagine congiunturale di Confindustria Udine, che sposta in positivo anche il dato dell’intero 2025, portando a una crescita annua del +0,2%, la prima dopo tre anni

Stabilità più che ripresa, ma anche un segnale di fiducia, in controtendenza rispetto a un dato nazionale ancora negativo (-0,5%).

Incoraggiante e più marcato anche l’incremento degli ordinativi, in decisa accelerazione non solo su base congiunturale (+3,7%), ma anche rispetto al quarto trimestre 2024 (+2,5%).

Disallineamento

«L’evoluzione positiva è attribuibile sia a fattori congiunturali, sia al consueto recupero dei livelli operativi post pausa estiva, con prospettive di ulteriore miglioramento, alle quali guardiamo con fiducia».

Così il presidente degli industriali friulani Luigino Pozzo, che non manca però di sottolineare i fattori di fragilità.

A fronte del miglioramento della produzione, infatti, le vendite complessive mostrano una dinamica ancora debole (-0,9% su base tendenziale), «che evidenzia un disallineamento tra offerta e domanda».

Fattore export

Se la manifattura udinese è riuscita a porre fine a una fase triennale di contrazione, rimarca Pozzo, ciò è dovuto anche al contributo dell’export, «seppur con un’intensità ancora contenuta» e nonostante le tante criticità, dal dollaro debole alle tensioni geopolitiche e commerciali.

Nel confronto con il dato nazionale, come detto in frenata dello 0,5%, «mette in luce una maggiore capacità di tenuta del sistema manifatturiero friulano», dichiara Pozzo. In miglioramento anche il clima di fiducia negli imprenditori. La quota di imprese che prevede un aumento della produzione nei prossimi mesi, pur restando minoritaria, sale infatti al 20%, rispetto al 9% della precedente indagine. Quanto ai settori, bene meccanica, siderurgia, legno, carta e la filiera dei materiali di costruzioni, segnali di frenata da chimica (-6% tendenziale) e alimentare (-5,6%).

Lavoro e investimenti

In lieve calo l’occupazione (-0,3%) che per Confindustria non intacca però un quadro di sostanziale stabilità. Crescono invece gli investimenti, in particolare su digitalizzazione, sostenibilità ambientale ed efficientamento energetico.

Una certa preoccupazione filtra però sul prezzo del petrolio (stabile invece il gas) per la lieve risalita dei tassi e i tempi di emanazione del decreto attuativo sull’iperammortamento, misura molto attesa dalle imprese, la cui definizione «consentirebbe di sbloccare investimenti già in fase di definizione».

Innovare

Ed è proprio sulla necessità di investire che pone l’accento Pozzo nel suo appello finale. «La nostra economia – sostiene – potrà crescere in modo sostenuto se saprà imprimere un’accelerazione alla produttività. Gli investimenti in tecnologia e nella qualificazione delle risorse umane rappresentano il principale driver per diffondere l’innovazione, da cui derivano la maggior parte dei guadagni di produttività. In un mondo dominato da una competizione serrata, la chiave del successo per un territorio come il nostro, basato su una manifattura fortunatamente ancora forte e proiettata sui mercati internazionali, è mettere insieme “sapere” e “saper fare”, trasferire la ricerca e l’innovazione nei processi produttivi e formare le risorse umane in grado di implementarli. Su questi temi strategici, chi fa impresa non può essere lasciato solo. Sono sfide che il sistema territoriale deve affrontare insieme». —

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