Lu-Ve si affida al Friuli per raffreddare i motori delle centrali nucleari
Decisivo il know-how della ex Refrion di Talmassons, acquisita nel 2022 dal gruppo lombardo. L’appalto del valore di 28 milioni di euro è stato vinto per l’impianto di Hinkley Point nell’Inghilterra Sud Occidentale. Nella fabbrica in provincia di Udine costruita la più grande camera climatica d’Europa per testare i vari macchinari

Saldature controllate ai raggi X per rintracciare qualsiasi eventuale piccola imperfezione.
Test anti sismici all’intera struttura, un bestione alto tre metri e pesante diversi quintali.
Capacità di resistere a onde d’urto causate da esplosioni e terremoti, perfino la collocazione a sei metri d’altezza da terra, per evitare gli effetti di uno tsunami.
Si tratta dei sistemi di raffreddamento dei generatori diesel d’emergenza della centrale nucleare di Hinkley Point, in fase di costruzione (rallentata causa finanziamenti con il contagocce, l’inaugurazione è prevista nel 2031) nel Somerset, contea dell’Inghilterra sud occidentale.
Motori complessi made in Friuli, frutto del know how della ex Refrion di Talmassons, assorbita, nel 2022, dal gruppo multinazionale Lu-Ve.
Il valore della commessa, sottoscritta con la Nuclear new build generation company (Nnb), attraverso il contractor inglese Bouygues energies & services, è di 28 milioni di euro.
Il progetto ingegneristico della centrale inglese, una volta completato, fornirà il 7% del consumo di elettricità dell’intero Regno Unito.
L’impianto nucleare di Hinkley Point C, costruito da Edf Energy, divisione britannica del colosso francese, è uno dei più grandi progetti realizzati finora in Europa in grado di generare 3.260 Mw/h di elettricità, rientrando nell’obiettivo della Gran Bretagna di ottenere energia elettrica a zero emissioni di carbonio per circa 6 milioni di case, con un risparmio di 9 milioni di tonnellate di anidride carbonica ogni anno.
I sistemi studiati alla ex Refrion grazie alla tecnologia di avanguardia di Lu-Ve, vengono attivati solamente nel caso in cui la centrale nucleare venga disconnessa - per qualsiasi motivo, dall’incidente all’evento naturale - dalla rete, garantendo l’alimentazione di componenti critici come il sistema di raffreddamento del reattore, necessario per assicurare un arresto controllato dello stesso in caso di emergenza.
Il progetto prevede la costruzione degli air cooler con batterie in rame e struttura in acciaio ad alta resistenza, equipaggiati con motori e ventilatori sviluppati in co-design con player internazionali dell’industria nucleare.
I componenti - e questo è un altro plus del made in Friuli - sono stati studiati per durare per l’intero ciclo di vita della centrale, 60 anni, in linea con l’obiettivo di Lu-Ve, anche in progetti per altri settori, di integrare principi e standard di sostenibilità per ridurre l’impatto ambientale in tutte le fasi del processo.
Fabio Liberali, membro del consiglio di amministrazione di Lu-Ve e Chief identity & communications officer (Cico), è orgoglioso dell’appalto vinto per l’impianto nel Somerset.
«Siamo entrati nella serie A nei settori del nucleare e dello scambio termico per i data center - spiega - . Tanto che siamo già in trattativa per un contratto con un’altra centrale, sempre in Inghilterra, per il raffreddamento dei motori di emergenza. Nel contempo diventiamo fornitori di Edf, che è il principale costruttore di centrali nucleari in Europa e uno dei player più importanti del mondo. L’ingresso nel settore del nucleare, avvenuto grazie alla controllata Refrion, è un tassello importante del nostro percorso di crescita. Siamo orgogliosi di essere stati scelti per lavorare su un progetto di questa portata e complessità. La commessa di Hinkley Point testimonia l’alta competenza e capacità innovativa e conferma il posizionamento competitivo di Lu-Ve sul mercato, raggiunto grazie alla strategia di diversificazione di applicazioni dei prodotti che, insieme alla diversificazione geografica, rappresenta uno dei punti di forza del gruppo».
Gruppo nato in Lombardia, a Uboldo nel 1986, fondato da Iginio Liberali, in seguito a una prima acquisizione di un’azienda sull’orlo del fallimento, Lu-Ve è oggi uno dei maggiori costruttori mondiali nel settore degli scambiatori di calore ad aria ed è quotato alla Borsa di Milano.
Opera in diversi segmenti di mercato: refrigerazione (commerciale e industriale), raffreddamento di processo per applicazioni industriali e “power generation”, condizionamento dell’aria e molto altro.
«Il nostro core business è il mondo del freddo», confermano Fabio Liberali e Carlo Ferrari, direttore della comunicazione e degli eventi.
Lu-Ve, da un primo fatturato di 10 milioni di euro, oggi viaggia stabilmente sopra i 600 milioni e, dalla quotazione a piazza Affari avvenuta nel 2015, il valore dell’azienda è triplicato.
Lu-Ve è una realtà internazionale con 20 stabilimenti produttivi in 9 diversi Paesi: Italia, Cina, Finlandia, India, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia, Russia e Usa, con un network di 35 società commerciali e uffici di rappresentanza in Europa, Asia, Medio Oriente e Nord America.
Del gruppo fa parte anche una software house destinata all’Itc, allo sviluppo dei software di calcolo dei prodotti e alla digitalizzazione. Il gruppo ha circa 4.100 dipendenti, di alta specializzazione, di cui oltre 1.300 in Italia, 700 dei quali nei tre stabilimenti a Nord Est, oltre a Talmassons, Vicenza e Limana, nel Bellunese.
E proprio la Sest di Limana, segnò una svolta per Lu-Ve, con la prima acquisizione in assoluto, frutto dell’incontro tra due manager, Pierluigi Faggioli, fondatore di Sest, e Iginio Liberali. Da allora e ancora oggi la famiglia Faggioli è rimasta nell’azionariato di Lu-Ve, come secondo più importante partner.
Infine, per celebrare i suoi primi 40 anni, Lu-Ve ha annunciato il completamento di un articolato progetto di rebranding, pensato per accompagnare l’azienda nella prossima fase di crescita e rafforzarne il posizionamento a livello globale.
Il nuovo brand - con annesso logo - rappresenta l’evoluzione naturale di un percorso industriale e finanziario che ha portato Lu-Ve (acronimo di Lucky Venture, avventura fortunata) a diventare il terzo operatore mondiale e il secondo in Europa nel proprio segmento.
Il progetto di rebranding nasce dalla volontà di rendere il marchio pienamente coerente con il ruolo che Lu-Ve ricopre nel mercato e con le responsabilità che ne derivano.
La nuova identità visiva e verbale valorizza l’eredità industriale dell’azienda, proiettandola verso il futuro con un linguaggio più chiaro, distintivo e riconoscibile.
Al centro del nuovo posizionamento c’è il concetto di “plasmare”: il mercato, le tecnologie, gli standard del settore.
Una sintesi espressa nel nuovo slogan “The shape of cooling”, che racconta l’approccio della multinazionale allo sviluppo di soluzioni ad alte prestazioni, orientate al cliente e misurabili nei risultati.
Anche la ex Refrion, società fondata dall’imprenditore friulano Daniele Stolfo con il nome di XChange e venduta quattro anni fa, sarà interessata al rebranding avviato dalla capogruppo.
Lo stabilimento di Talmassons è un vero e proprio gioiellino.
Qui infatti si costruiscono gli imponenti dry cooler per i data center, un business che sta prendendo sempre più piede, in particolare negli Stati Uniti e in Cina.
E nella fabbrica friulana, acquisita anche per il brevetto esclusivo dei tubi di rame ovali che consentono un miglior passaggio dell’aria, dando vantaggi in alcune applicazioni dello scambio termico, c’è la più grande camera climatica per testare le varie macchine, davanti al cliente.
«Facciamo vedere sul campo - concludono Liberali e Ferrari - il funzionamento e le prestazioni di ogni macchina. Del resto impianti Refrion ci sono nei palazzetti delle Olimpiadi di Milano e perfino all’Eliseo, a Parigi». —
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