Export, la nuova mappa: «India, Brasile e Marocco le rotte per il Nord Est»

Le imprese del territorio restano ancora fortemente esposte ai mercati tradizionali. Benedetti (Sace): «In un commercio che cresce del 5%, la sfida è sulle nuove destinazioni» 

Giorgio Barbieri
Le principali destinazioni dell'export del Nord Est
Le principali destinazioni dell'export del Nord Est

 

Per le imprese del Nord Est, che nei primi nove mesi del 2025 hanno esportato beni per 148 miliardi di euro, la questione non è se andare all’estero, ma come farlo in una fase in cui il commercio globale è attraversato da un caos strutturale. In un’area fortemente esposta ai mercati esteri - e in particolare alla Germania - la concentrazione delle vendite su pochi sbocchi rappresenta quindi il vero punto critico.

«Abbiamo imprese che per oltre il 40% esportano in un Paese solo», osserva Marina Benedetti, senior economist di Sace, «la conseguenza è che se quel Paese frena, come ad esempio proprio la Germania, chiaramente tutto si rallenta. Per questo la diversificazione non significa abbandonare questi mercati che sono di presidio, ma guardare anche oltre». Il quadro internazionale, nonostante le tensioni geopolitiche e commerciali, sta però mostrando una capacità di tenuta superiore alle attese. Nel 2025 il volume degli scambi internazionali di beni è cresciuto di circa il 5%, mentre nel triennio 2026-2028 è atteso un incremento medio del 2,3%. «In realtà in un contesto come quello di oggi, frammentato a causa di tensioni geopolitiche diffuse, il commercio internazionale quasi sorprendentemente ha retto all’urto», aggiunge Benedetti.

Tuttavia la fotografia della Mappa dell’Export, lo strumento interattivo realizzato da Sace che analizza opportunità e rischi per le imprese italiane in 200 mercati esteri, mostra come le attività economiche globali convivano con livelli di rischio «mediamente stabili, ma strutturalmente più elevati rispetto al passato». E Benedetti lo ribadisce con chiarezza: «Ovviamente dietro a ogni opportunità c’è anche un rischio, un rischio che va da zero, che ovviamente non c’è quasi mai, a quello più alto». Il rischio può essere di credito - cioè «incorrere in un mancato pagamento della controparte» - ma anche politico, legato «al rischio di espropri, a una valuta che non è più convertibile o a episodi di violenze che bloccano l’operatività delle imprese».

Per il Nord Est, questo significa valutare con attenzione i nuovi mercati. Sace ha individuato sedici Paesi strategici caratterizzati da piani di investimento e trasformazione economica. Tra questi, gli Emirati Arabi hanno registrato una domanda crescente di Made in Italy, con esportazioni dal Nord Est che hanno raggiunto quasi i due miliardi di euro. Ma l’attenzione si concentra soprattutto su India, Marocco e Brasile. «Abbiamo individuato questi tre Paesi su cui scommettere un po’ più forte», afferma Benedetti, «sono Paesi che magari presentano un rischio di credito medio o medio-alto, però offrono altrettante opportunità ed è proprio il momento per essere presenti». Nel caso dell’India, «l’export del Nord Est è cresciuto nei primi nove mesi del 7,7%, arrivando a circa 1,4 miliardi». Il Marocco, pur con volumi più contenuti, «è cresciuto del 15%». Quanto al Brasile, il rallentamento dell’ultimo anno va letto alla luce di «un 2024 talmente ottimale che era davvero difficile confermarlo».

In questo scenario, per Benedetti la direzione è chiara: «Guardare sempre ai mercati internazionali perché sono il driver di crescita, sono quelli che permettono anche una maggiore resilienza e competitività sul lungo termine. Fermarsi solo sul territorio nazionale adesso non basta più». E per supportare le scelte delle imprese c’è quindi la Mappa dell’Export 2026. «È un nostro strumento storico, siamo arrivati alla diciannovesima edizione», ricorda Benedetti, «lo consideriamo un po’ il nostro biglietto da visita, perché ci permette di raccontare quello che facciamo agli imprenditori con una mappa, un mappamondo che andiamo a colorare a seconda delle opportunità che ogni Paese può proporre alle imprese italiane».

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