Con la dorsale Adriatica Salp torna a correre: ricavi a quota 90 milioni
Dieci anni dopo l’accesso al concordato preventivo l’azienda friulana che costruiscemetanodotti e oleodotti è stata totalmente risanata. Escono dal capitale Invitalia e Friulia che nel 2022 avevano sottoscritto un aumento di 8 milioni in totale

Le difficoltà finanziarie che nel 2016 avevano spinto l’azienda a chiedere l’accesso al concordato preventivo in continuità possono dirsi dimenticate. In dieci anni la Salp di Bagnaria Arsa, storica azienda friulana attiva da 60 anni nel settore delle infrastrutture e delle reti energetiche, può dirsi completamente fuori dalla crisi. L’impresa ha chiuso il 2025 a 90 milioni di ricavi, in crescita del 50% sui 60 milioni del 2024, anno chiuso a sua volta in crescita sul precedente (archiviato a 37 milioni) e con un utile netto di 5 milioni (contro i 2,3 del 2023).
Al balzo in avanti dei risultati si è affiancata anche quella del personale che da 150 dipendenti di tre anni fa è passato a una media di 350 con picchi di 400. Il riferimento al 2022 non è casuale. Chiusa la procedura concorsuale, in quell’anno sono infatti entrate in società Friulia e Invitalia (attraverso il Fondo salvaguardia imprese) sottoscrivendo rispettivamente un aumento di capitale da 4 milioni ciascuna, cui si sono aggiunti, da parte della società controllata dal Mise, 5 milioni di obbligazioni.
Un supporto che è stato determinante nel sostenere la ripresa della marcia di Salp, che al di là delle difficoltà finanziarie, vantava solide competenze e un importante portafoglio clienti. Forte di questi, del supporto pubblico e dal 2016 della rigorosa guida dell’amministratore delegato Fabrizio D’Alessio, l’azienda si è ritagliata un ruolo di primo piano nel maxi cantiere dalla dorsale Adriatica, infrastruttura strategica – dopo il blocco delle forniture russe all’Europa – che si collegherà al Tap in Puglia per poi arrivare fino a Bologna e unirsi qui con la vecchia infrastruttura che passa per Tarvisio e arriva in Germania.
Significativamente rafforzata sotto il profilo patrimoniale e industriale l’azienda ieri ha annunciato l’uscita dal capitale dei due soci pubblici le cui partecipazioni (del 30% l’uno) sono state riacquisite dalla holding della famiglia Frata, fondatrice di Salp.
«L’operazione – si legge nel comunicato diffuso dalla società – segna il completamento di un articolato percorso di rafforzamento industriale e finanziario avviato in una fase di discontinuità aziendale e rappresenta un intervento di riferimento nel panorama delle politiche pubbliche di sostegno alla continuità operativa e all’occupazione».
«L’intervento del Fondo di Salvaguardia imprese gestito da Invitalia ha accompagnato Salp in una fase di trasformazione, contribuendo in modo concreto al rafforzamento della struttura industriale, al riequilibrio finanziario e al consolidamento dei risultati economici», ha dichiarato il presidente di Salp Ugo Frata. L’ad D’Alessio ha ringraziato «Invitalia e Friulia per il supporto e il contributo forniti nel corso di questi anni, che hanno consentito alla società di consolidare le proprie basi industriali e occupazionali».
Soddisfatta anche la presidente di Friulia, Federica Seganti: «L'operazione Salp rappresenta un caso virtuoso di come la Finanziaria Regionale possa intervenire efficacemente anche al fianco delle imprese che attraversano un momento di difficoltà finanziaria ma caratterizzate da solidi fondamentali industriali, trasformando una crisi in un'opportunità di rilancio. Siamo orgogliosi di aver contribuito a salvaguardare un'azienda storica del territorio friulano, attiva in un settore strategico come quello delle infrastrutture energetiche».
Prossima a concludere il lotto 5 del collegamento tra Sestino e Minerbio – 70 milioni di commessa per 40 chilometri di tubo del diametro di circa un metro che sarà messo in esercizio durante la prossima estate – l’azienda punta ora ad aggiudicarsi un ulteriore lotto della dosale Adriatica, la maxi opera di Snam largamente finanziata con i fondi del Pnrr, piano che quest’anno volge al termine. D’Alessio non sembra preoccuparsene. L’azienda oggi vanta un portafoglio di 100 milioni e lavora al 70% per un colosso come Snam.
Non solo. L’Ad è al lavoro per un nuova fase di sviluppo, «orientata alla crescita sostenibile, al posizionamento di Salp come operatore di riferimento nei grandi progetti infrastrutturali e al rafforzamento della presenza sui mercati esteri, in particolare quelli dell’Est». Croazia su tutti. L’azienda ha anche dato vita anche a una nuova business unit, legata all’attività di ricompressione del gas metano, che non potrà più, durante le manutenzioni, essere liberato e bruciato in aria – fa sapere ancora D’Alessio – ma dovrà essere gestito e reimmesso in rete. Attività che ci apprestiamo a fare grazie alla tecnologia che abbiamo acquisito da una società di Snam».
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