Dfds, chiude il 2025 in perdita. Pesa la concorrenza sulla rotta Trieste-Turchia
I ricavi della compagnia danese crescono del 4% a 4,15 miliardi. Giù del 65% l’utile operativo. Tra le cause «un cambiamento dirompente nel contesto competitivo» sulle rotte mediterranee

Ultima riga del bilancio 2025 in negativo per Dfds, anche a causa della concorrenza sulla linea tra Instanbul e Trieste. La compagnia danese, che gestisce il corridoio dei traffici marittimi da Trieste alla Turchia con la triestina Samer Seaports & Terminals, ha chiuso il 2025 con un aumento del 4% dei ricavi, pari a 4,15 miliardi di euro, ma ha registrato un calo dell’Ebitda a 500 milioni (-15,7%) e dell’utile operativo a poco meno di 70 milioni (-65,5%). L'anno si è chiuso con una perdita di 56,8 milioni rispetto all’utile netto di 72,4 milioni registrato nel 2024.
Il report annuale della società menziona espressamente gli effetti di «un cambiamento dirompente nel contesto competitivo» che ha influenzato l’andamento degli utili sulla rotta mediterranea e ha richiesto «un adeguamento della rete nel corso dell’anno», attuato mediante la riduzione della capacità e il lancio di un nuovo modello di prezzi. La rete di traghetti nell’area è infatti tornata in attivo nel quarto trimestre del 2025, dopo aver registrato utili significativamente inferiori nel primo semestre e, in misura minore, nel terzo trimestre del 2025. «Ciò è stato causato dall'ingresso di un nuovo concorrente con quattro traghetti merci (RoRo) tra Istanbul e Trieste», si legge nel rapporto.
Il riferimento è all’arrivo sulla scena dell’armatore napoletano Grimaldi, passato in meno di 12 mesi da una a quattro navi settimanali. «Per adattarsi alla mutata capacità dei traghetti sul mercato, la frequenza delle nostre traversate sulla rotta Istanbul-Trieste è stata ridotta a sei partenze settimanali grazie alla rimozione di tre traghetti dalla rotta entro la fine dell'anno. A partire da settembre 2025 – spiega ancora la compagnia danese – è stato introdotto un nuovo modello di determinazione dei prezzi per riportarli gradualmente a livelli sostenibili. Il riequilibrio del mercato dovrebbe continuare per tutto il 2026».
I ricavi della divisione traghetti, in cui rientrano anche i traffici gestiti al porto di Trieste, sono diminuiti del 4,8% a quota 2,2 miliardi, l’Ebit è sceso del 48% a 98,2 milioni. La divisione Logistics è invece cresciuta del 18% a 2,1 miliardi e il debito finanziario netto è stato ridotto a circa 2 miliardi di euro. «La nostra performance finanziaria ha iniziato a invertire la tendenza nel quarto trimestre del 2025, con un risultato sottostante superiore a quello del 2024, al netto delle voci non comparabili. Abbiamo inoltre chiuso l'anno con un forte flusso di cassa», ha sottolineato il ceo Torben Carlsen, che a partire dal 1° luglio 2026 sarà sostituito dal già nominato Michael Hansen.
In termini di volumi, nel 2025 la flotta del gruppo danese ha trasportato un totale di 41,48 milioni di metri lineari di materiale rotabile (-0,3%), di cui 13,43 milioni nel Mare del Nord (-1,6%), 5,32 milioni nel Mediterraneo (-2,7%), 16,91 milioni nel Canale della Manica (+0,2%), 3,61 milioni nel Baltico (+2,1%) e 2,21 milioni nello Stretto di Gibilterra (+5,6%). I passeggeri trasportati dalla flotta sono stati 5,25 milioni (-22,2%).
Il contenimento dei costi continua a essere un tema centrale per Dfds, che lo scorso novembre aveva avviato un programma di riduzione dei costi da 40 milioni e il licenziamento di 400 persone. La prima fase del programma, ha annunciato ora la compagnia, è stata completata negli ultimi due mesi del 2025 e nel corso del 2026 «saranno realizzate ulteriori iniziative specifiche» di riduzione dei costi per raggiungere l'obiettivo.
Per il 2026 la compagnia prevede un aumento delle tariffe di trasporto merci nel Mediterraneo «a seguito dell'introduzione di un nuovo modello di determinazione dei prezzi e della riduzione della capacità». I volumi di trasporto merci via traghetto nelle rotte commerciali che collegano l'Europa alla Turchia e al Nord Africa dovrebbero continuare a crescere nel 2026. Il fatturato del gruppo si prevede che si mantenga in linea con quello del 2025, senza impatti significativi derivanti dalle modifiche alle rotte e alle attività attuate nel 2025.
Riproduzione riservata © il Nord Est








