Electrolux, la carta degli incentivi. Agrusti: «Bianco come le energivore»

Nuova proposta degli industriali per agevolare la trattativa. L’eurodeputato Ciriani: «Vertice a Bruxelles»

 

Maurizio Cescon
Martedì a Roma il secondo tavolo tecnico tra sindacati e azienda per Electrolux
Martedì a Roma il secondo tavolo tecnico tra sindacati e azienda per Electrolux

La strada è stretta, strettissima. E la disponibilità condizionata data dai vertici Electrolux a presentare un nuovo piano che eviti, per quanto possibile, licenziamenti e chiusure di fabbriche, non può bastare ai lavoratori, alle istituzioni, alle categorie, ai territori.

Le parti si rivedranno il 14 luglio, sempre al Mimit a Roma, e poi ancora il 21 luglio con governo e Regioni. Ma la trattativa vera e propria, inevitabilmente, arriverà all’autunno.

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Solo allora sapremo se il sistema Italia riuscirà a salvare l’industria dell’elettrodomestico, nella quale un tempo, con i grandi capitani d’industria come Zanussi e Merloni, eravamo leader in Europa.

Intanto le associazioni e la politica si muovono. Mercoledì il presidente di Confindustria Alto Adriatico Michelangelo Agrusti ha annunciato il lancio di una proposta che potrebbe aiutare una soluzione positiva.

«Al momento è un’ipotesi che stiamo verificando anche con il Ministero», spiega il leader confindustriale, «ovvero di fare rientrare le industrie dell’elettrodomestico tra quelle energivore. Del resto il costo elevato dell’energia è uno dei punti chiave che i manager di Electrolux hanno sollevato nell’incontro di martedì. Il differenziale con gli altri Paesi europei è del 40%, un aggravio troppo pesante. Mi dicono che è una questione di codici Ateco, di procedure, ma io ritengo che di fronte a una crisi del genere dovremo essere capaci di cose straordinarie ed esercitare quella che definisco “fantasia creativa”.

Del resto non capisco come sia possibile che una piccola fonderia di provincia con 20 dipendenti possa essere annoverata tra le industrie energivore e dunque beneficiare di incentivi, mentre una grande multinazionale metalmeccanica con 5 o 10 mila dipendenti, che consuma molto di più della fonderia, non rientri nel gruppo.

Poi sappiamo tutti che questi nodi gordiani dovrebbero trovare una soluzione a livello italiano ed europeo. Ma proprio ieri Bruxelles ha introdotto dazi del 50% sull’acciaio extra Ue sulla quota eccedente i 18,3 milioni di tonnellate l’anno. Ma noi l’acciaio per fare lavatrici e frigoriferi lo compriamo dalla Cina, quindi di cosa si tratta, di un auto dazio?».

A battere un colpo, ieri, anche la politica. L’eurodeputato pordenonese di FdI Alessandro Ciriani ha inviato una lettera al Commissario europeo Stéphane Séjourné, vicepresidente esecutivo per la prosperità e la strategia industriale, in cui chiede con urgenza un incontro sulla crisi Electrolux e sul futuro dell’industria dell’elettrodomestico per provare a individuare una soluzione concreta a tutela dei lavoratori e degli stabilimenti produttivi.

«La crisi Electrolux», afferma Ciriani, «è il sintomo di una difficoltà profonda che riguarda l’intero sistema manifatturiero europeo. Un settore storico come quello degli elettrodomestici è oggi sotto pressione per costi insostenibili, concorrenza internazionale e regole che spesso penalizzano chi produce in Europa. Per il Friuli Venezia Giulia e il Veneto, Electrolux e la sua filiera rappresentano da decenni occupazione, competenze e identità industriale, ma la questione coinvolge diversi stabilimenti, regioni e Paesi europei: per questo serve una risposta europea, che non lasci soli i territori e non si limiti a prendere atto delle scelte delle multinazionali».

«Abbiamo chiesto alla Commissione un confronto diretto per capire quali strumenti intenda mettere in campo per contribuire a una soluzione della crisi. L’Europa parla spesso di autonomia strategica, competitività e difesa della base industriale. La crisi Electrolux è un banco di prova: servono iniziative reali per difendere lavoro, produzione e know-how. Senza industria non c’è sovranità, senza produzione non c’è occupazione e senza lavoro non c’è futuro».

Intanto l’agitazione tra i lavoratori è più evidente proprio a Porcia, fabbrica che rischia tagli importanti di personale, sia tra gli operai che tra gli impiegati. Ieri infatti sono state effettuate due ore di sciopero alla fine di ogni turno, dopo le 3 di martedì, in concomitanza con il vertice a Roma.

 

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