Illycaffè firma con Westrock per i ready-to-drink negli Usa: «La tostatura sarà a Trieste»

Firmato un accordo per il confezionamento delle bevande in lattina per il Nord America. Scocchia: «Una tappa chiave del nostro piano di crescita»

Arianna Salvatori

 

«L’avvio della relazione con Westrock costituisce una tappa chiave del nostro piano di crescita: contribuirà a potenziare le operations in Nord America, a sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti dedicati al mercato locale e a migliorare ulteriormente il livello di servizio in una geografia strategica». Cristina Scocchia, ad di Illycaffè, presenta così il nuovo accordo di produzione con la statunitense Westrock Coffee Company. Un’intesa con la quale la storica società triestina produttrice di caffè si avvarrà del supporto di Westrock per lo sviluppo e il confezionamento di specifiche linee di prodotto dedicate al mercato nord-americano.

Come mai avete scelto di firmare l'accordo proprio con Westrock Coffee Company?

«Abbiamo condotto un processo di valutazione molto ampio, prendendo in considerazione anche la possibilità di costruire uno stabilimento negli Stati Uniti, ma i tempi sarebbero stati troppo lunghi. Per questo ci siamo rivolti a un partner che opera già sul mercato americano e lo conosce molto bene. Abbiamo valutato diversi fornitori e abbiamo scelto loro perché portano avanti un forte impegno per la qualità. È una scelta basata su una forte affinità di valori. Inoltre, l'azienda dedica grande attenzione ai temi della sostenibilità, un aspetto per noi altrettanto importante».

Da cosa è stata dettata questa scelta?

«Già diversi anni fa avevamo dichiarato che il mercato americano è strategico e che vogliamo farlo diventare il nostro secondo mercato domestico. Abbiamo investito molto negli Usa e negli ultimi anni la crescita è stata a doppia cifra. Con questa operazione puntiamo a ottenere importanti economie di costo e maggiore efficienza. Inoltre, produrre più vicino al mercato americano ci consente di essere anche più vicini al consumatore finale».

L'accordo contribuirà a sostenere lo sviluppo di nuovi prodotti dedicati al mercato locale. Di quali prodotti stiamo parlando esattamente?

«Soprattutto dei prodotti ready-to-drink, cioè bevande al caffè in lattina. Li vendiamo anche in Italia e in Europa, ma negli Stati Uniti e più in generale nei mercati anglosassoni è particolarmente forte la domanda di bevande energetiche a base di caffè. A questi si aggiungono altre referenze di nicchia che oggi non commercializziamo né in Italia né in Europa».

Quali sono le vostre prospettive di crescita nel mercato statunitense?

«Confermiamo l'obiettivo di continuare a crescere a doppia cifra. I primi mesi del 2026 confermano questo trend e intendiamo proseguire su questa strada. L'obiettivo è raddoppiare il business negli Stati Uniti nell'arco di cinque-sei anni».

Quali benefici vi aspettate sul fronte dei costi?

«Dal punto di vista logistico è molto più efficiente ed economico trasportare una miscela di caffè tostato piuttosto che una lattina già pronta: basta pensare alla differenza in termini di volumi e costi di trasporto. Anche sotto il profilo della sostenibilità si tratta di una scelta positiva».

Quale sarà l'impatto su Trieste?

«L'impatto è nullo, perché a Trieste non svolgevamo attività di imbottigliamento. Continuiamo quindi a fare quello che abbiamo sempre fatto. Continueremo ad acquistare il caffè direttamente nei Paesi d'origine, a tostarlo a Trieste e a spediremo negli Stati Uniti solo la miscela, che verrà poi confezionata localmente. Anzi, il nostro impegno su Trieste continua a rafforzarsi. Stiamo investendo in modo significativo: l’estate scorsa abbiamo inaugurato la nuova linea del barattolo da 250 grammi, è in fase di completamento un secondo impianto di tostatura e sono già previsti ulteriori investimenti che porteremo avanti nei prossimi anni. Anche sul fronte dell'occupazione i risultati sono concreti, e infatti nel 2025 abbiamo assunto stabilmente 100 persone».

 

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