Otb oltre la crisi, Rosso: «L’Ai cambierà la moda»

Alla retrospettiva per i 50 anni della piattaforma creativa Staff International il presidente del gruppo italiano del lusso racconta le difficoltà del mercato: «Se guardo i numeri, senza l’effetto cambio, mi sento baciato dalla fortuna»

Roberta Paolini

 

«L'anno è duro, ma al netto dell'effetto cambi stiamo andando bene». Nel giorno dell’apertura ai giornalisti della retrospettiva per i 50 anni di Staff International, il presidente di Otb, Renzo Rosso, sceglie di partire dai numeri per fotografare un 2026 che continua a essere complicato per l'intero lusso mondiale, ma che vede il gruppo di Breganze performare meglio del mercato.

«Siamo penalizzati dal cambio perché esportiamo molto negli Stati Uniti e in Giappone», spiega. «Se guardo solo il business, senza l'effetto valutario, mi sento un baciato dalla fortuna. Siamo consapevoli di stare facendo il meglio che questa industria oggi offre». Rosso racconta di monitorare ogni settimana i risultati dei principali marchi internazionali: «Su venti brand del lusso mondiale ce n'è uno o due con il segno più. È una situazione davvero difficile».

I mercati che continuano a sostenere la crescita di Otb, prosegue Roosso, sono soprattutto Giappone, Stati Uniti, Brasile e Messico, mentre il Medio Oriente risente ancora delle tensioni geopolitiche. «Gli Emirati pesano relativamente poco, il 3-4%, ma quando scoppia una guerra il problema è il traffico turistico. Beirut è rimasta chiusa per venti giorni e la gente ha paura di viaggiare». Per reagire, Otb punta sempre più sulla tecnologia. Rosso cita il progetto sviluppato con Google per il virtual try-on (che permette di indossare virtualmente gli abiti) e soprattutto il rafforzamento del clienteling, per l’assistenza personalizzata dei clienti. «Bisogna costruire un rapporto personale con il cliente - spiega Rosso - conoscere i suoi gusti, le sue esigenze, creare fedeltà. Così il valore medio dello scontrino passa da 100 a 120 o 130».

Il presidente di Otb è tornato anche sul bilancio 2025, che ha registrato una perdita netta superiore ai 100 milioni a livello consolidato, dovuta alle svalutazioni di alcuni asset. Una lettura che, a suo giudizio, è stata interpretata in modo superficiale. «Chi guarda solo l'ultima riga del conto economico senza leggere il bilancio non capisce. L'Ebit e l'Ebitda restano positivi. Le svalutazioni sono un’altra cosa. C’è chi preferisce fare un titolo negativo perché attira di più, ma bisogna sapere leggere i numeri».

Nel quartier generale di Staff International, che oggi rappresenta la piattaforma produttiva dei marchi del gruppo – da Maison Margiela a Marni a Jil Sander – Rosso rivendica anche la centralità della manifattura italiana. «Il 92% di quello che realizziamo qui è prodotto in Italia. Diesel è diversa perché compete in una fascia di prezzo nella quale i nostri concorrenti hanno costi industriali più bassi e siamo costretti a produrre anche all'estero».

Staff International, nata cinquant’anni fa come società dedicata alle licenze, si è progressivamente trasformata nella struttura che accompagna lo sviluppo dei prodotti dei marchi del gruppo. Una crescita resa possibile anche dalla concentrazione di competenze nel Vicentino. «Questa è stata una vera Silicon Valley della moda. Qui trovi tutto: tessuti, bottoni, cerniere, modellisti. Chiedi un componente e in due ore arriva. È un ecosistema unico».

E infatti nel corso della sua storia, Staff International ha collaborato con alcuni tra i più influenti designer della scena globale, tra cui Martin Margiela, John Galliano, Vivienne Westwood, Karl Lagerfeld, Viktor HorstingØe Rolf Snoeren, Dean e Dan Caten, Francesco Risso, Lucie e Luke Meier, fino alle più recenti direzioni creative di Glenn Martens, Meryll Rogge e Simone Bellotti.

Sulle acquisizioni il presidente conferma che il dossier resta aperto. «Sul nostro tavolo ci sono sempre opportunità, perfino aziende che oggi ti pagano per prenderle. Ma non comprerò mai un marchio solo per fare un’acquisizione. Deve essere coerente con il Dna di Otb. Alcuni brand iconici mi interessano, ma non me li vogliono vendere». Lo sguardo, però, è già rivolto alla prossima trasformazione del settore. «Sto lavorando con i manager sull'intelligenza artificiale e su ChatGPT. Cambierà completamente il modo di fare business».

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