Congiuntura, il Veneto inverte la rotta
«Produzione su dopo due anni di cali». Confindustria Veneto Est: a spingere la risalita è stato soprattutto il quarto trimestre del 2025 con un balzo del 2,6%

Il Veneto inverte la rotta.
Dopo un biennio di contrazione, l’industria tra Padova, Treviso, Venezia e Rovigo torna a crescere, anche se di poco.
Il 2025 si è chiuso infatti con la produzione media annua in salita dello 0,5%. Sono i dati emersi dall’indagine “La congiuntura dell’industria del Veneto Orientale”, curata da Confindustria Veneto Est in collaborazione con Fondazione Nord Est.
Ma non è tempo per festeggiare: dazi, tensioni geopolitiche e costi energetici preoccupano gli imprenditori.
«Nonostante un contesto tempestoso, nel 2025 l’industria del nostro territorio ha retto ed è riuscita a invertire la tendenza negativa, grazie a capacità competitiva e di adattamento - commenta Paola Carron, presidente di Confindustria Veneto Est -. Ma è una fragile tenuta, minacciata da squilibri strutturali e nuove incertezze internazionali. Non possiamo illuderci che basti l’adattamento. Persistono inoltre difficoltà in settori più colpiti, come il tessile-abbigliamento, la metallurgia, la subfornitura meccanica».
Dopo un 2023 (-2,7%) e 2024 (-1,2%) in flessione, l'industria vede dunque un segno positivo.
A spingere la risalita è stato soprattutto il quarto trimestre, che ha visto la produzione balzare del 2,6% su base annua (dato più alto dalla metà del 2022). Meglio sono andate le piccole imprese (+4,2%) e il metalmeccanico (+6,7%).
Nel primo semestre 2026 il clima degli imprenditori è in lieve miglioramento, anche se la risalita resta lenta.
Il contesto globale è denso di fattori di incertezza e le previsioni sono orientate in prevalenza per il mantenimento dei livelli produttivi: il 23,6% delle imprese prevede un aumento, il 15,6% una diminuzione, a fronte del 60,7% che propende per la stabilità.
Le attese sull’andamento degli ordini interni sono in aumento per il 18,2%, stabili per il 61,0%.
Migliorano quelle sulla domanda estera, in crescita per il 26% (il 39,8 nelle medio-grandi), stabili per il 56,2% e in calo per il 17,7%. Il 42,9% prevede nuove assunzioni (il 56,2% nelle medio-grandi).
Mentre la spesa per investimenti fissi è prevista su livelli stabili da sei aziende su dieci (59,9%), in contrazione per il 23,3%, ma in espansione per il 16,7%, quota che potrebbe risalire se il decreto attuativo dell’iperammortamento sarà tempestivo.
«La competitività delle nostre imprese continuerà a giocarsi sulla leva degli investimenti volti a rafforzare la transizione energetica e digitale - prosegue la presidente -. Nel 2026, per consolidare questa risalita, la priorità è far ripartire gli investimenti, mentre il Pnrr volge al termine, e ridurre i gap di competitività rispetto ad altri Paesi, a cominciare dai costi dell’energia. In questo quadro, il decreto varato con coraggio dal Governo può ridurre il prezzo dell’energia per famiglie e imprese in modo sostanziale, se approvato dalla Commissione europea».
Per gli industriali di Veneto Est è essenziale che gli incentivi 4.0 e 5.0 siano «stabili, di semplice utilizzo e tempestivi», e attendono il decreto attuativo dell’iperammortamento per gli investimenti.
Guardando l’Europa, la presidente Carron segnala le incertezze e conclude: «In una fase segnata da nuove tensioni commerciali e dazi, dollaro più svalutato, minacce di import massiccio dalla Cina, anche nel nostro territorio (+8,2% nel 2025) – dice l’imprenditrice – rimane incomprensibile lo stop all’accordo Ue con i Paesi del Mercosur, che va contro l’interesse dell’Europa, del nostro Paese e dei territori a più alta vocazione internazionale, come il Veneto».—
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