Atlantia prepara il day after: dopo Autostrade sarà una holding di partecipazioni con al centro la mobilità integrata
Il 31 maggio l’assemblea consultiva per la cessione dell’88 per cento di Aspi. Poi la trasformazione della holding controllata da Edizione dei Benetton in una società più snella e flessibile, più piccola che in passato, ma con una visione molto contemporanea del suo avvenire. L’obiettivo è quello seguire i mega-trend e sviluppare una società leader nella mobilità integrata supportata dalle nuove tecnologie digitali

Il 31 di maggio potrebbe essere finalmente sancito l’inizio della fine della tormentata vicenda di Autostrade. Almeno sul fronte degli affari, la cessione dell’88 per cento della partecipazione della concessionaria, nelle mani della holding Atlantia, controllata al piano sopra da Sintonia-Edizione, segnerà uno spartiacque. Un prima e un dopo.
Mentre sul lato umano non potrà mai esserci un dopo a quel tragico 14 agosto: il crollo del Ponte Morandi e le 43 vite seppellite da incuria e cinismo, oltre che dal collasso della pila 9 e i suoi cavi corrosi dal mare.
Atlantia diverrà dunque, al termine di questa lunga ed estenuante trattativa, sempre più una holding di partecipazioni, più snella, con un più forte orientamento internazionale, meno debito, una pingue cassa derivante dalla vendita di Aspi e un orizzonte più innovativo. Così come sta avvenendo ad altri grandi gruppi che operano nel settore delle infrastrutture, vedi il caso di Vinci, la holding guidata da Carlo Bertazzo sarà attiva nella cosiddetta mobilità integrata.
L’assemblea
Il 31 maggio si terrà l'assemblea consultiva dei soci di Atlantia che dovranno votare l’offerta vincolante di Cdp in cordata con i Fondi Macquarie e Blackstone e che valuta tutta Autostrade circa 9,3 miliardi di euro. Secondo le ultime indicazioni l’affluenza dei soci sta nell’intorno del 70 per cento. I tre proxy advisor, che in queste circostanze danno indicazioni agli investitori istituzionali, hanno dato parere favorevole alla cessione, sottolineando che il cda ha fatto il massimo per ottenere le migliori condizioni (pari al valore inferiore della forchetta di prezzo valutata dagli esperti) e soprattutto ha sottolineato che a questo punto l'unica alternativa è continuare il contenzioso con il governo: una strada percorribile in teoria, ma non consigliabile. Edizione-Benetton, che tiene il 30,25% di Atlantia, e Fondazione Crt con il 5,51% si esprimeranno a favore. E l’aspettativa è che pure Gic, il fondo di Singapore titolare dell'8,29% potrebbe votare favorevolmente. In caso di votazione favorevole alla vendita con queste condizioni si riunirà il consiglio lo stesso giorno per convocare il 10 giugno la riunione decisa del board che delibererà la cessione. Entro il mese di giugno dovrebbe esserci la firma definitiva, mentre il closing dell'operazione è previsto nel primo trimestre del 2022, contando sul fatto che prima arrivi l'approvazione governativa del Pef, il Piano economico finanziario che dà certezze alle tariffe future e agli investimenti.
Restano in piedi delle condizioni sospensive per l’accordo, di cui per altro i soci sono al corrente. Tra queste l’esenzione dell’opa su Autostrade Meridionali, società di cui ASPI detiene il 58,98% del capitale, che essendo quotata in borsa necessita da parte della Commissione della conferma che, a norma del TUF, il cambio di controllo non costituisce motivo per un’offerta pubblica di acquisto. E poi c’è la questione della golden power. Tutti aspetti che, con una trattativa così lunga prima dell’accordo, certamente saranno stati valutati.
La nuova Atlantia
Una volta che sarà chiuso il dossier della vendita, tuttavia, l’ad Carlo Bertazzo dovrà mettere a terra un nuovo disegno strategico per Atlantia. Alcune linee guida, per la verità, già sono state illustrate nel capitolo Strategic Update, alla presentazione dei dati di bilancio 2020, il 12 marzo di quest’anno.
La nuova Atlantia sarà una holding di partecipazioni snella e flessibile, più piccola che in passato, ma con una visione molto contemporanea del suo avvenire. L’obiettivo è quello seguire i mega-trend e sviluppare una società leader nella mobilità integrata supportata dalle
nuove tecnologie digitali. Appoggiandosi anche ai tanti investimenti fatti in innovazione tecnologica recentemente realizzati: dall’ecosistema di servizi e pagamenti di Telepass, all’esperienza nelle smart road di Aspi a quella negli aeroporti di Roma, il wireless airport, la gestione delle code e il monitoraggio dei passeggeri con le camere in 3d, lo sviluppo di tutte le aree di controllo e test in epoca Covid.
Per capire quale sia questa direzione bastano alcuni esempi. Atlantia nel mese di marzo ha partecipato al quarto round di fundraising della tedesca Volocopter, mettendo una fiche di 15 milioni di euro. L’azienda è nota per i suoi air taxi. La mobilità aerea e lo sviluppo di trasporti veloci a basso impatto ambientale, come i droni a decollo verticale, sono le linee di sviluppo non solo del trasporto di cose ma anche di persone. A Fiumicino Adr sta progettando di realizzare il primo aeroporto a decollo verticale d’Europa. Collegato allo sviluppo tecnologico c’è quello della sostenibilità. Quest’ultimo è un altro mega trend sul quale Aeroporti di Roma si è distinta anche per la recente emissione di un green bond.
Poi c’è la questione aggregazioni, Atlantia è azionista non solo del principale aeroporto italiano ma anche del secondo aeroporto francese, il sistema aeroportuale della Costa Azzurra (Nizza, Cannes e St.Tropez). E intende continuare ad investire in questo settore, fiaccato da oltre un anno e mezzo di pandemia e da spostamenti ridotti al minimo, con diversi gestori che per far fronte alla crisi del crollo dei passeggeri dovranno ricorrere ad aumenti di capitale o ad operazioni di aggregazione. E di dossier interessanti ce ne sarebbero, oltre che in giro per il mondo anche in Italia, come per esempio la privatizzazione dello scalo di Catania.
Poi c’è Telepass che con l’ampio ventaglio di servizi e la sua dote di quasi 8 milioni di clienti è il più diffuso sistema di pagamento elettronico di pedaggio in Europa.
E dulcis in fundo ci sono le autostrade. Abertis proseguirà nella sua espansione internazionale, in Italia, una volta ceduta Aspi, resteranno i circa 200 chilometri della a4 holding Brescia-Padova (più i due tronconi della Valdastico) con l’ipotesi molto probabile che nel 2026 a scadenza della concessione si andrà a gara. Il gruppo autostradale ha compiuto diverse operazioni nel recente passato come l’acquisizione della maggioranza assoluta della società messicana RCO che gestisce, attraverso 5 concessionarie, 876 km di rete autostradale nel corridoio industriale tra Città del Messico e Guadalajara. E l’acquisizione del 100% del capitale della società concessionaria (fino al 2070) dei tunnel Elizabeth River Crossings in Virginia.
Sarà un’altra azienda, nuova, più lontana dall’Italia.
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