Il Prosecco sfida i dazi e la crisi: fatturato da 3,6 miliardi e nel 2026 crescerà ancora
La Doc del Nord Est non si ferma: imbottigliamenti a +6,4% a marzo e l'export traina il comparto. Gli Stati Uniti restano il primo mercato nonostante le tariffe doganali, mentre la Francia si scopre innamorata delle bollicine italiane (+19,8%). Il presidente Guidolin: «Prezzi stabili, strategia vincente»

Il Prosecco continua la sua corsa. Impermeabile, o quasi, a crisi internazionali, tariffe doganali americane, calo dei consumi, tendenze no alcol, accordi con il Mercosur o con l’Australia. La controprova della solidità della grande Doc - 28.100 ettari tra cinque province del Veneto e l’intero Friuli Venezia Giulia, 12.322 aziende, 1.110 vinificatori e 350 case spumantistiche - viene sempre dai numeri. Che, in questo caso, sono in controtendenza rispetto al trend generale. Se nel 2025 il fatturato complessivo del Prosecco Doc è stato di 3,6 miliardi di euro, con un aumento del 4% rispetto al 2024, anche le proiezioni per l’anno in corso volgono al bello.
«Secondo le dinamiche studiate dagli esperti dei trend macroeconomici - dice il presidente del Consorzio Giancarlo Guidolin che si districa tra un’intervista e l’altra - nel 2026 il fatturato crescerà ancora, di un altro 4%. Il nostro segreto? Abbiamo mantenuto il prezzo della bottiglia a un valore adeguato, senza strappi al ribasso. E questa è stata una strategia vincente». Le cifre, nero su bianco, di marzo confortano le proiezioni. Gli imbottigliamenti, nelle centinaia di cantine del territorio, infatti, hanno registrato un +6,4% rispetto allo stesso mese del 2025.
«Questo dato - aggiunge Guidolin - certifica un deciso consolidamento dei volumi di imbottigliamento. Il rallentamento che si era registrato nel primo bimestre dell’anno è da considerarsi un effetto tecnico dovuto allo stocking strategico attuato dal mercato statunitense nel 2025 per mitigare l’impatto dei dazi. La solidità della Denominazione è ulteriormente confermata dai consumi reali, che si mantengono stabilmente in linea con la media degli ultimi anni. In un contesto geopolitico che impone prudenza — con costi di trasporto, energia e materie prime già in forte tensione — la Denominazione, che ha già dimostrato la propria resilienza in più occasioni, guarda ai prossimi mesi con la consapevolezza delle incertezze, ma anche con uno sguardo positivo».
Nel corso della conferenza stampa tenutasi nello stand del Consorzio, tra un continuo via vai di appassionati delle bollicine del Nord Est, sono stati snocciolati altri numeri interessanti, che fanno capire la solidità del fenomeno. E allora 667 milioni di bottiglie, di cui il 77,8% di spumante nelle diverse varietà, dal Brut al Dry, 9% di rosè, 12,3% di frizzante e 0,1% di tranquillo. Le vendite in Italia nel 2025 sono state di 120 milioni di bottiglie (18% del mercato complessivo) per un giro d’affari di 650 milioni di euro. All’estero sono state vendute 547 milioni di bottiglie (82%) per un incasso di 2.950 milioni.
Per quanto riguarda l’Italia sono proprio le regioni di Nord Est che monopolizzano la distribuzione, con il 49% del totale, seguite dal Nord Ovest con il 23%, dal Centro con il 17% e dal Sud e isole con l’11%. L’export, invece, vede sempre gli Stati Uniti al primo posto con una crescita del 23,3% nonostante i dazi, seguiti dal Regno Unito stabile e da una sorprendente Francia, la patria dello Champagne, in ascesa (+19,8%), per il primo anno al terzo posto del podio. Segnali positivi anche dalla Germania (+2,1%), mercato storico della Denominazione, e da una Russia che con +0,7% inverte la rotta risalendo fino al quinto posto. Crescite a doppia cifra in mercati emergenti come Ucraina (+32,2%), Romania (+25%) e Grecia (+20,5%), a testimonianza di una strategia di diversificazione che sta dando i suoi frutti.
Il Consorzio Doc, dopo il successo della presenza alle Olimpiadi di Milano-Cortina, punta a un altro bersaglio grosso, in fatto di sponsorizzazioni. Ovvero gli Internazionali d’Italia di tennis, sport che nel nostro Paese oggi va per la maggiore. L’obiettivo è quello di far avvicinare al mondo Prosecco «ancora più giovani e donne», come sottolinea il presidente Guidolin. Consapevoli dell’importanza della grande Doc un po’ tutti i vignaioli veneti e friulani. «Per fortuna che abbiamo il Prosecco - dicono anche coloro che si dedicano a produzioni di bianchi o rossi nobili - . Adesso si fa fatica a vendere e tenere le posizioni, per le aziende, è fondamentale. Il Prosecco, per chi ce l’ha, dà una mano consistente».
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