Agordo riunisce i Del Vecchio: «Il cuore di Leonardo è sempre qui»

Inaugurata la mostra fotografica «Sguardi che cambiano il mondo - Storia di Leonardo Del Vecchio». La moglie Nicoletta: «Tutta la famiglia appoggia i progetti della Fondazione»

Giorgio Barbieri
Nicoletta Zampillo Del Vecchio
Nicoletta Zampillo Del Vecchio

«Il cuore di Leonardo è sempre stato qui e lo sarà sempre». Nicoletta Zampillo Del Vecchio si interrompe più volte per l’emozione, ma è in questa frase pronunciata ieri ad Agordo, nel giorno in cui il fondatore di Luxottica avrebbe compiuto 91 anni, che si concentra il senso di una giornata costruita attorno al ricordo dell’uomo e dell’imprenditore, ma soprattutto attorno all’eredità umana e familiare che continua a lasciare.

Ad Agordo quindi, il luogo da cui «è partito tutto» nel 1961, la famiglia Del Vecchio si è ritrovata per inaugurare la mostra fotografica «Sguardi che cambiano il mondo - Storia di Leonardo Del Vecchio», promossa dalla Fondazione Leonardo Del Vecchio e dedicata alla vita del fondatore di EssilorLuxottica. Un appuntamento che ha riunito familiari, istituzioni, storici collaboratori ed ex dipendenti Luxottica nel segno di una memoria ancora fortissima nel Bellunese ma non solo.

Ma più ancora della mostra, il centro della giornata sono stati i racconti della moglie Nicoletta e del figlio Claudio Del Vecchio. Due interventi diversi per tono e stile, ma accomunati dalla volontà di restituire il ritratto di un uomo che non viene ricordato soltanto per avere costruito uno dei più grandi gruppi industriali italiani ed europei, ma per il rapporto quasi viscerale con il lavoro, con i giovani e con il territorio da cui era partito.

Nicoletta Zampillo ha parlato a lungo del legame tra Leonardo Del Vecchio e Agordo. «È importante intanto perché è un legame che non potrà mai essere spezzato da niente e da nessuno», ha detto, «da qui è partita praticamente tutta la sua avventura».

Più volte la presidente della Fondazione ha dovuto fermarsi per l’emozione. «Di solito cerco di dire poco», ha ammesso, spiegando però che «Leonardo rappresenta tanto». Non solo «l’imprenditore italiano che ha creato veramente la storia dell’imprenditoria italiana», ma anche una persona capace di trasmettere un messaggio preciso a chi gli stava accanto: «Never give up, mai mollare».

Secondo la moglie, tutta la vita del fondatore di Luxottica è stata segnata da questa tensione continua ad andare oltre il traguardo appena raggiunto. «Non ha mai pensato di essere arrivato», ha raccontato. «Una volta raggiunto un obiettivo, ce n’era subito un altro». Una visione costruita sulla determinazione, ma anche sull’idea che il lavoro e la formazione possano cambiare il destino delle persone.

Ed è proprio qui che il ricordo personale si intreccia con il progetto della Fondazione Leonardo Del Vecchio, nata – ha spiegato Nicoletta Zampillo – «proprio per suo volere». L’obiettivo è «ridare alle persone meno fortunate la possibilità di poter credere che tutto è possibile».

Nel suo intervento, la vedova di Del Vecchio ha insistito soprattutto sul rapporto del marito con i giovani e con la formazione tecnica. «Leonardo era molto sensibile ai giovani», ha spiegato, annunciando l’intenzione di sostenere borse di studio e percorsi di formazione internazionale per studenti degli istituti tecnici professionali, a partire proprio da Agordo.

«Vogliamo aiutare i ragazzi a completare al meglio il loro percorso di studio», ha detto, spiegando che la Fondazione sta lavorando anche a progetti condivisi con il ministero dell’Istruzione. L’idea è offrire borse triennali e stage all’estero, per poi riportare competenze e professionalità in Italia. «Gli studi professionali e tecnici danno ai giovani la possibilità di crearsi subito un’indipendenza», ha sottolineato.

Un’attenzione che Nicoletta Zampillo ha collegato direttamente alla biografia del marito. «Lui ha iniziato a lavorare come garzone e la sera andava all’Accademia di Brera, dove ha imparato un mestiere». Un percorso che, secondo la moglie, spiega bene il valore attribuito da Del Vecchio alla formazione pratica e al lavoro come leva di emancipazione sociale. Nel ricordo di Nicoletta emerge anche con forza il tema della famiglia. Più volte ha parlato della volontà di portare avanti il progetto della Fondazione insieme ai figli e ai nipoti, nel rispetto di quello che era «il desiderio del papà». «Tutta la famiglia appoggia questo progetto», ha spiegato, aggiungendo che l’intenzione è quella di restare uniti attorno a questa missione sociale e educativa.

Un concetto ripreso anche da Claudio Del Vecchio, che ha scelto un tono più personale e diretto per ricordare il padre. Nessun discorso scritto. Anzi, proprio da questo è partito il suo racconto. Claudio ha quindi ricordato una cerimonia a Venezia, in occasione del conferimento di una laurea ad honorem insieme a Luciano Beneton, alla quale partecipavano diversi studenti. «Luciano Benetton aveva cinque o sei fogli di discorso», ha raccontato sorridendo. «Mio padre invece disse subito: “Scusate, non mi sono preparato niente”».

Poi però, ha spiegato il figlio, Leonardo Del Vecchio riuscì comunque a lasciare un messaggio molto forte ai ragazzi presenti. Disse che «con il cuore, la passione e il lavoro si può arrivare dove si vuole». Una frase che Claudio Del Vecchio ha indicato come la sintesi più autentica del carattere del padre: il pragmatismo e la convinzione che i risultati siano sempre una conseguenza dell’impegno quotidiano.

Nel suo intervento Claudio ha anche ringraziato Nicoletta Zampillo «per avere portato la Fondazione qui» e per avere scelto Agordo come luogo simbolico per celebrare il compleanno del padre. «Mi fa piacere vedere tante facce che hanno voluto tanto bene a mio papà», ha detto rivolgendosi agli ex dipendenti e ai collaboratori storici di Luxottica presenti alla cerimonia.

Parole che hanno restituito anche il rapporto molto stretto costruito negli anni tra Del Vecchio e la comunità agordina. «Forse lo conoscete anche meglio della famiglia», ha aggiunto Claudio, ricordando quanto tempo il padre abbia trascorso accanto ai suoi collaboratori.

La giornata è diventata così qualcosa di più di una semplice commemorazione. Attraverso i racconti della moglie e del figlio, il ricordo di Leonardo Del Vecchio si è trasformato nel racconto di un’eredità che la famiglia vuole continuare a custodire insieme: non soltanto quella industriale, ma soprattutto quella fatta di lavoro, formazione, attenzione ai giovani e legame con il territorio da cui tutto è cominciato.

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