Al via Trieste Next, la rettrice Vianelli: «Tra uomo e AI serve un patto, non una delega»
Parte oggi il festival scientifico. La rettrice dell’ateneo giuliano: «Le nuove tecnologie non devono sostituire i metodi classici dell’apprendimento». Trieste? «Qui la scienza è Dna e identità»

«La grande sfida è usare l’intelligenza artificiale per amplificare la conoscenza senza sostituire il pensiero e la responsabilità dell’uomo». È la riflessione della rettrice dell’Università di Trieste, Donata Vianelli, sul tema scelto per la quindicesima edizione di Trieste Next, “La forma del pensiero. Interazioni tra cervelli e intelligenze”, in programma da venerdì 25 a domenica 27 settembre.
Rettrice, come nasce il tema di questa edizione e che cosa racconta del momento che stiamo vivendo?
«“La forma del pensiero” vuole cogliere il cambio di paradigma che stiamo attraversando. In tempi di intelligenza artificiale, siamo costretti a ridefinire cosa sia il pensiero umano e, allo stesso tempo, stiamo riscoprendo altre forme di intelligenza, del mondo naturale, animale e vegetale. È un titolo che ci invita a uscire dai confini disciplinari per esplorare come ragioniamo e apprendiamo al giorno d’oggi, tenendo insieme neuroscienze, tecnologia, filosofia e scienze della vita».
Questa interazione tra diverse intelligenze crea più interrogativi o apre più opportunità?
«Crea sia interrogativi che opportunità. Il tema è proprio capire come possiamo preservare l’importanza e la centralità del pensiero critico dell’uomo mentre deleghiamo all’intelligenza artificiale compiti cognitivi sempre più complessi, che devono comunque essere controllati e guidati dall’uomo. Dobbiamo chiederci come l’AI e la tecnologia più innovativa possano aiutarci ad amplificare la nostra capacità di analisi e creatività, senza sostituirci nella responsabilità delle decisioni».
Come riuscirci?
L’interazione tra uomo e intelligenza artificiale deve essere sinergica e non una delega cieca. Su questo serve molta formazione: anche nell’apprendimento universitario».
Quanto è difficile convincere gli studenti che l’AI non sostituisce l’apprendimento, ma può essere un partner cognitivo?
«È molto difficile, perché a livello formativo non abbiamo ancora trovato del tutto il modo di utilizzare l’intelligenza artificiale in modo consapevole ed etico per amplificare le conoscenze. Alcuni ragazzi se ne rendono conto perché c’è una dimensione etica: noi formiamo i futuri medici, ingegneri e cittadini e serve un impegno in prima persona da parte loro. Bisogna stringere un “patto formativo”: usare l’AI per amplificare le conoscenze e non per sostituire l’apprendimento al solo fine di ottenere un titolo di laurea che altrimenti rischierebbe di non avere valore reale».
Il ruolo concreto di un’università in questo contesto?
«Deve essere un luogo in cui non si trasmettono soltanto conoscenze, ma si insegna a pensare, a porsi domande e a verificare le risposte. L’università deve accompagnare gli studenti nell’uso delle nuove tecnologie, mantenendo però centrale il metodo scientifico e il pensiero critico. È questa la responsabilità che abbiamo davanti alla trasformazione portata dall’intelligenza artificiale».
Come UniTs il vostro contributo al programma è molto ampio. Che cosa porta l’ateneo alla città attraverso questo festival?
«Essere a Trieste Next significa, in modo crescente ogni anno, portare in piazza l’anima della nostra università e della nostra ricerca quotidiana. Cerchiamo di offrire ai cittadini, agli studenti delle scuole, ai visitatori italiani e stranieri una visione a 360 gradi del sapere moderno: dall’intelligenza artificiale alle diverse forme di intelligenza, fino alla dimensione umanistica, sociale, alla sostenibilità, all’inclusione e al genere. Sono temi trasversali che mettono sempre al centro il ruolo dell’uomo e del suo pensiero».
La scienza e la ricerca in piazza assumono anche un valore culturale e una dimensione turistica. È anche questa la dimensione di Trieste Next?
«Assolutamente sì. Nel caso di Next parliamo di un turismo ad alto valore aggiunto, legato al sapere, alla curiosità e all’innovazione. Trieste Next dimostra che la cultura e la ricerca possono attrarre studenti, ricercatori, famiglie e visitatori da tutta Italia e dall’estero. In una città come Trieste, la “città della scienza”, con un’alta percentuale di ricercatori e un sistema di ricerca unico in Europa, la scienza diventa identità e Dna. Un Dna che viene comunicato e che genera indotto economico e turistico, attraendo talenti a lungo termine e posizionando Trieste come capitale internazionale della conoscenza. Trieste Next è ormai parte dell’identità della città e dei suoi cittadini».
Tra gli spunti del programma c’è anche la costruzione collettiva del sapere. Quanto conta questo aspetto?
«Nella nostra società dobbiamo risolvere problemi sempre più complessi e formare le nuove generazioni a progettare la società futura usando la tecnologia. Questo richiede non solo specializzazione, ma una collettività di diverse specializzazioni che lavorano insieme per impattare positivamente sulla società».
Riproduzione riservata © il Nord Est





