Storie e persone: Trieste Next e la forma del pensiero
Dal 25 al 27 settembre il festival raduna a Trieste scienziati, medici, studiosi da università e istituzioni internazionali, con oltre 300 ospiti, incontri e show dedicati a neuroscienze, intelligenza artificiale, conoscenza e innovazione

Trieste Next ha centinaia di volti, e nomi, e bandiere. Dall’ospite superstar, che firma autografi e posa per i selfie, a chi era bambino quando frequentava gli stand in piazza dell’Unità d’Italia e oggi magari fa il volontario, se non addirittura il ricercatore. Le bandiere di provenienza delle relatrici e dei relatori di questo festival sono una specie di mosaico multicolor, sono i pixel del mondo. E con quelle ci sarebbero altre bandiere, quelle degli italiani che seminano conoscenza all’estero, accorciando le latitudini e le longitudini del pianeta nel nome del sapere. Ma Next è anche nelle storie e negli individui.
Nel 2005, durante un viaggio a Singapore, il cuore di Pieter Glijnis si fermò spesso. Il suo defibrillatore intervenne circa quaranta volte in una sola notte. La diagnosi era una cardiomiopatia genetica legata alla mutazione PLN p.(Arg14del), una malattia destinata a peggiorare fino a rendere necessario, nel 2008, un dispositivo di assistenza ventricolare e, nel 2012, un trapianto di cuore. E la storia avrebbe potuto fermarsi lì, con una seconda vita finalmente conquistata.
Per Glijnis è invece cominciato un altro viaggio: capire quella malattia e trovare una cura. Ha fondato la PLN Foundation, mettendo in relazione pazienti, medici e ricercatori, e nel 2021 PLaN Therapeutics, biotech impegnata nello sviluppo di una terapia. Dalle sue cellule sono state create cellule cardiache in laboratorio per studiare gli effetti della mutazione. Sabato Glijnis sarà al microfono di uno dei tanti incontri del festival. Trieste Next è anche questo: una vicenda personale che entra nei laboratori e diventa ricerca, generando un’opportunità per molti.
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