Sette fake news sulle ondate di calore, spiegate bene dall’esperto

Il professore dell’Ateneo di Udine fa chiarezza sulle bufale più diffuse: dal falso mito dei cicli naturali all'illusione della $CO_2$ "buona" per le piante. «L'aumento in 10 anni non ha precedenti nella storia»

La redazione
Una mappa tratta dal profilo World Meteorological Organization
Una mappa tratta dal profilo World Meteorological Organization

Nonostante le evidenze empiriche con le quali tutti devono fare i conti, a cominciare dalle temperature sempre più alte anche per periodi prolungati e dalle immagini dei ghiacciai che si ritirano, c’è ancora chi continua a negare il cambiamento climatico o ne mette in discussione le cause. Sul web, e fin lì non sarebbe sorprendente, considerato che in molti si improvvisano esperti senza esserlo, ma non solo. Anche diversi esponenti del Governo hanno in più occasioni minimizzato o i rischi connessi o le responsabilità dell’attività umana. Per questo motivo abbiamo chiesto al professore dell’università di Udine, Alessandro Peressotti, componente della consulta regionale sui cambiamenti climatici di aiutarci a sfatare alcune delle fake news più diffuse.

Professore, si sente sempre più spesso dire che non ci sono prove certe che le cause del cambiamento climatico siano legate ad attività antropiche.

«Magari fosse vero, invece è proprio così. Basta pensare a quando, uscendo dalla città, la temperatura si abbassa di qualche grado. Tutta la letteratura scientifica della climatologia a livello mondiale concorda sul fatto che il trend di crescita della temperatura globale sia dovuto alle attività dell’uomo. Non ci sono dubbi e nemmeno articoli in grado di confutare questa tesi».

Ma nella storia della terra ci sono stati cicli di caldo alternati a cicli di freddo, basti pensare alle glaciazioni.

«Certo ma nel passato il cambiamento di due o tre gradi della temperatura è avvenuto in centinaia di migliaia di anni mentre adesso è aumentata nell’arco in dieci anni».

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E da quando è iniziato questo fenomeno?

«Da quando l’uomo ha aumentato la produzione di gas che hanno determinato il cosiddetto effetto serra».

Ma l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera non è un bene per le piante?

«Il Co2 è uno degli elementi che contribuiscono alla crescita delle piante, ma non l’unico. Servono anche azoto, fosforo e soprattutto acqua».

Quindi l’innalzamento di Co2 non è stato compensato dalla crescita accelerata delle piante?

«Solo la metà dell’incremento di Co2 viene riassorbito dagli ecosistemi naturali, in particolare dall’oceano e dalle piante. Oggi la concentrazione media di anidride carbonica nell’atmosfera si aggira intorno alle 428-430 parti per milione mentre quando ho scritto la mia tesi, e parliamo di quasi 30 anni fa, era 360 ppm, una crescita così repentina non si era mai verificata prima e quindi non ci sono dubbi su quale sia la causa».

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Le massime a Nordest in una giornata di fine giugno fonte: Meteo Network

Qualcuno sostiene che due gradi in più non sono poi così tanti e che, anzi, il clima potrebbe essere anche più piacevole.

«La temperatura media è solo un indicatore del sistema climatico e non corrisponde al tempo meteorologico. Due gradi in più significa che c’è più energia e questo si traduce in fenomeni meteo più intensi e accelerati, non solo temporali e nubifragi ma anche i movimenti dell’aria e delle correnti marine».

Quindi dobbiamo preoccuparci?

«Più che preoccuparci dobbiamo agire. La regione sta predisponendo un piano di adattamento per la mitigazione dei cambiamenti climatici e di recente l’Arpa ci ha consultato per esprimere un parere sulla bozza del documento che prevede diverse linee di intervento sul fronte della salute, dell’agricoltura, dell’energia. Le cose da fare sono molte».

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