Giugno, tre gradi oltre la media e la portata del Po sotto del 70%

Mese dal caldo record: il quarto con le temperature più alte degli ultimi 35 anni. E continua il periodo di siccità. Quest’anno piogge giù del 26% rispetto al passato. Venturini: «Presenza d’acqua sempre più variabile, è il cambiamento climatico»

Laura Berlinghieri
La portata del Po è scesa del 70 per cento
La portata del Po è scesa del 70 per cento

Piove poco, i fiumi sono in secca e fa caldo. Quello che è parte dell’esperienza comune ora è confermato dai numeri dell’ultimo bollettino dell’Arpav.

Dati che, uniti e concatenati, raccontano di un sistema unico: quello di un clima che non è più come lo conoscevamo.

I numeri

I numeri, freddi: a giugno, in Veneto, sono caduti mediamente 85 millimetri di pioggia, contro i 100 che sono stati la media tra il 1991 e il 2020, con un deficit che è quindi del 15%. Ma, se si considera invece l’anno idrologico, che va da ottobre a giugno, il deficit scende persino al 26%, rispetto allo stesso intervallo di anni.

Poi le temperature. Con un mese di giugno che è stato il quarto più caldo degli ultimi 35 anni, con il contributo dei suoi tre gradi in più rispetto alla media climatica. Conseguenze: la neve invernale che era rimasta in quota ha continuato a fondersi, azzerando o quasi la risorsa idrica.

Nei principali serbatoi, i volumi invasati sono ancora sostenuti, ma il Piave e soprattutto il Brenta stanno entrando in sofferenza. E così anche i livelli di falda, in tutta l’alta pianura, sono nettamente sotto la media di questo periodo, seppur ancora significativamente superiori ai minimi storici del 2022.

La portata dei fiumi

Infine, la portata dei fiumi. Ha sete il Po, la cui portata è persino del 70% inferiore rispetto alla sua media storica. E per il quale, annotava quattro giorni fa l’Osservatorio degli utilizzi idrici, «si registra una situazione critica per i corsi d'acqua e l'agricoltura del Piemonte e sul Delta, dove l'intrusione salina è avanzata sino a 25 chilometri».

Anche per questo, vista la situazione estremamente delicata, l’osservatorio tornerà a riunirsi già venerdì prossimo, per aggiornare eventualmente lo stato di allerta «medio», per «l’assenza di precipitazioni».

E poi hanno sete l’Adige, il Bacchiglione (-60%) e il Brenta (-53%). E anche i corsi d’acqua montani evidenziano una diminuzione delle portate, tra il 30% e il 45%. Pur, anche in questi casi, con medie mensili generalmente più alte di quelle di quattro anni fa.

Certo, negli ultimi giorni le giornate si sono rivelate più sopportabili, e un piccolo sollievo è stato dato dalle piogge che si sono abbattute un po’ su tutta la regione. Ma la situazione rimane critica.

«Situazione di sofferenza»

«Sono dati che confermano una situazione di sofferenza per il territorio, che richiede massima attenzione e una gestione oculata delle risorse», dice l’assessora regionale all’Ambiente e al Clima Elisa Venturini, di Forza Italia. «A metà giugno avevamo registrato un temporaneo miglioramento, grazie alle piogge della prima parte del mese, ma il forte caldo e la mancanza di precipitazioni hanno portato a un nuovo peggioramento del quadro idrologico».

Parole che ormai si ripetono di anno in anno, conferma l’assessora: «Testimonianza dell’impatto di un cambiamento climatico che rende la disponibilità di acqua sempre più variabile e vulnerabile». Andando a rivoluzione un clima che non è più da tempo quello che conoscevamo.

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