L’attivista climatica: «Siamo in tempo per evitare gli scenari peggiori, ma basta immobilismo»
Sara Segantin, cofondatrice di “Fridays for Future” e divulgatrice scientifica: «Non ci sono formule magiche, ma servono continue scelte». Segnali positivi arrivano da alcune città: «Padova e Prato stanno sperimentando interventi per migliorare la gestione dell'acqua»

Luglio è appena iniziato. La fine dell’estate è lontana, ma il sentore generale sembra dire che siamo a posto così. Lo dice il nostro condizionatore sfruttato giorno e notte (se abbiamo la fortuna di averlo), ma anche il posto dove spesso si cerca una pausa dall’afa: il mare.
Le temperature globali della sua superficie hanno superato i livelli record osservati nel 2023 e nel 2024 per questo periodo dell'anno. Lo dice Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell'Unione Europea.
Il risultato è sintetizzabile in questo modo: mari più caldi uguale aria più umida. Che in Pianura padana già non scherza.
Come si va avanti se ogni anno sembrano esserci conseguenze più pesanti? Sara Segantin, attivista ambientale e divulgatrice scientifica trentina, prova a rispondere.
In Italia ha cofondato “Fridays for Future”, il movimento ambientalista che nelle piazze del nostro paese ha portato milioni di giovani a chiedere un’inversione di rotta.
Questa ondata di calore andava prevista o ci ha colti di sorpresa?
«Credo che ci sia ancora una distanza enorme tra quello che la scienza ci racconta da decenni e il modo in cui percepiamo gli eventi estremi. Ogni estate ci stupiamo come se fosse la prima, quando in realtà queste ondate di calore sono esattamente ciò che gli scienziati prevedevano. La sorpresa non dovrebbe essere il caldo record, ma il fatto che continuiamo a considerarlo un'eccezione».
E come ci possiamo adattare?
«La crisi climatica è il contesto in cui viviamo oggi, non una minaccia futura. Questo impone di lavorare sull'adattamento, ad esempio ripensando le città, aumentando gli spazi verdi, riducendo le isole di calore e rendendo i territori più resilienti. Ma esiste un punto oltre il quale non ci si può più adattare: se continuiamo ad aumentare la temperatura globale, gli impatti diventeranno tali da superare la nostra capacità di gestirli».
Siamo arrivati troppo tardi?
«È troppo tardi per evitare tutti gli impatti del cambiamento climatico che sono già in essere, ma non è troppo tardi per evitare gli scenari peggiori. Vedo tanta rassegnazione mista al desiderio di archiviare tutto come una parentesi. È una reazione umana: quando un problema è enorme, tendiamo a normalizzarlo o a prenderne le distanze. Il rischio è proprio questo: diventare cinici e disillusi perché spaventati e impotenti. Se il caldo ci sfinisce e intorpidisce, il “troppo” rischia di sopraffare. È questa la grande battaglia di oggi in Europa: lottare contro il “non possiamo farci niente” e riprendere in mano la nostra voce».
Sembra ormai non si possa tornare indietro, ha ancora senso spendersi nella quotidianità?
«Non ci sono formule magiche, ci sono solo continue scelte. L'immobilità non è mai la risposta costruttiva e ogni briciolo di vita a mio avviso va difesa fino all'ultimo respiro. La famosa frase “ogni briciolo di grado conta” non è uno slogan, ma un concetto fondamentale: da ogni briciolo di grado dipendono vite umane e la sopravvivenza di migliaia di specie».
Cosa conta di più: il livello politico o le scelte quotidiane?
«Bisogna agire senza dubbio sulle istituzioni, a livello politico e normativo: ogni voto conta. Le scelte individuali sono ancora fondamentali perché costruiscono una cultura diversa. Scegliere come ci spostiamo, cosa consumiamo, quanta energia utilizziamo, sostenere chi produce in modo responsabile vuol dire scegliere il modello di vita che vogliamo».
Ci sono città virtuose che stanno reagendo in modo propositivo a queste temperature estreme?
«Milano, Torino, Bologna, Padova, Prato. Ma la spinta arriva anche dalle comunità locali. Un fenomeno interessante è quello del depaving, un movimento che è nato dal basso di cittadine e cittadini che rimuovono asfalto e cemento laddove non necessari per restituire spazio al terreno, permettere all'acqua di infiltrarsi, abbassare le temperature e fare posto ad alberi e vegetazione. È una piccola azione semplice, ma molto efficace e anche con un significato politico non indifferente. Padova e Prato stanno sperimentando interventi per migliorare la gestione dell'acqua e rendere i quartieri più resilienti».
Risposte positive arrivano anche dalle aree interne?
«Le piccole comunità si impegnano sempre più sulla riforestazione, il recupero e la custodia dei loro corsi d'acqua. Non esiste una città perfetta, ma esistono amministrazioni che hanno capito che far fronte alla crisi climatica significa proteggere la salute delle persone, ridurre le disuguaglianze e migliorare la qualità della vita. Le soluzioni ci sono e stanno funzionando nei fatti. Dobbiamo avere il coraggio di replicarle con la rapidità necessaria».
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