Perché la benzina costa così tanto? Metà sono tasse: come si forma il prezzo alla pompa
Raffinazione, cambio e imposte determinano le tariffe Eni, Ip, Q8 e Tamoil annunciano tetti e sconti. Gli indipendenti: estendere anche alle vendite all’ingrosso

Il petrolio è il punto di partenza, ma non basta guardare la quotazione del barile per capire quanto costerà il prossimo pieno. Il prezzo alla pompa dipende soprattutto dal valore della benzina e del gasolio già raffinati, al quale si aggiungono distribuzione e imposte. In mezzo ci sono il cambio tra euro e dollaro, la disponibilità dei prodotti e le condizioni di approvvigionamento.
Per questo un ribasso del greggio non si traduce necessariamente in una riduzione equivalente al distributore: benzina e diesel hanno mercati propri, che possono muoversi diversamente. Un’infografica pubblicata da Unem (Unione energie per la mobilità) sul proprio sito internet aiuta a capire come si forma il conto.

Nella rilevazione del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica del 28 settembre, riferita ai prezzi medi della settimana precedente, la benzina costava 2,156 euro al litro. Di questi, 0,889 euro alla componente industriale (la materia prima raffinata), 0,205 il margine lordo della filiera, 0,673 l’accisa e 0,389 l’Iva. Per il gasolio, a 2,351 euro al litro, la materia prima pesava per 1,115 euro, il margine lordo per 0,189, l’accisa per 0,623 e l’Iva per 0,424.
Le imposte assorbono quindi circa il 49% del prezzo della benzina e il 45% di quello del diesel. Il maggiore costo del gasolio, in questa fotografia, nasce soprattutto dal prodotto raffinato: vale circa 23 centesimi al litro più della benzina, pur avendo un’accisa inferiore. L’Iva, inoltre, si applica anche sull’accisa: quando aumenta la componente industriale, cresce anche l’importo dell’imposta. Il margine lordo indicato da Unem non coincide invece con l’utile del benzinaio.
Serve a coprire distribuzione, obblighi sui biocarburanti, scorte, oneri finanziari, gestione degli impianti e remunerazione dei diversi operatori. Solo una parte arriva al gestore. Il nodo della raffinazione è al centro della posizione di Unem. Il presidente Gianni Murano individua nella capacità di trasformare il greggio uno dei nodi principali.
La diversificazione degli acquisti protegge in parte l’Italia: il petrolio importato proviene da 28 Paesi e soltanto per il 12% dal Medio Oriente. Ma avere greggio disponibile non significa disporre automaticamente di tutto il carburante necessario. La volatilità rende più difficile programmare acquisti e spese. Un esempio arriva dal monitoraggio pubblicato qualche settimana fa da Assopetroli-Assoenergia: nella seduta del 4 settembre le quotazioni di diesel e carburante per aerei erano scese, mentre il greggio saliva.
Un andamento che mostra perché il barile, da solo, non racconti tutta la storia. Per famiglie e imprese, oscillazioni frequenti significano minore certezza sul costo degli spostamenti e dei trasporti. Per chi acquista carburante da rivendere, il rischio riguarda anche il valore delle scorte: un ribasso rapido può imporre nuovi listini quando nei serbatoi resta prodotto comprato a condizioni più onerose.
È uno dei problemi sollevati da Figisc-Confcommercio, la federazione dei gestori, che in una nota sottolinea come i margini dei benzinai siano legati ai litri venduti, non al prezzo del carburante: un pieno più caro non significa automaticamente un guadagno maggiore. La federazione segnala sia la svalutazione delle giacenze dopo i ribassi, sia il rischio di perdere clienti per gli impianti che non possono applicare prezzi competitivi.
Da qui la richiesta al governo di un confronto urgente sulle tutele economiche, pur condividendo l’obiettivo di aiutare le famiglie. Su questo mercato è intervenuto il price cap, il tetto volontario ai prezzi. Attualmente sono quattro le grandi compagnie che hanno annunciato iniziative di contenimento: Eni, Socar-Ip, Q8 e Tamoil.
Le modalità, però, differiscono. La società del Leone a sei zampe ha fissato il 28 settembre un massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il gasolio, per 30 giorni, con possibile estensione fino a fine anno. Ip ha annunciato riduzioni flessibili e progressive; Q8 applica da giovedì un tetto per 30 giorni con modalità differenziate nella rete, prevedendo sostegno a gestori e partner. Tamoil ha comunicato misure di contenimento fino alla fine di questo mese.
Le reti delle quattro compagnie comprendono complessivamente quasi 12.900 impianti, che secondo stime dell’agenzia Dire corrisponde all’incirca il 59% di tutte le stazioni presenti nella Penisola. Attenzione però: il dato indica la platea potenziale, non il numero certificato delle stazioni che applicano già lo stesso sconto: condizioni e tempi di attuazione variano.
Assopetroli-Assoenergia accoglie favorevolmente la calmierazione, ma chiede di estenderla alle vendite all’ingrosso. Da quel canale si riforniscono infatti trasportatori, agricoltori e imprese, oltre agli operatori indipendenti, che secondo l’associazione rappresentano più di un terzo della rete italiana.
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