Olimpiadi, un gruppo di lavoro per indagare sulle spese della Fondazione Milano Cortina
Nel mirino i 102 milioni per l’energia, i 90 per i masterplan e i 47 per i ritardi nella consegna delle venue

Le spese in più dovute ai ritardi nella consegna delle venue e alle modifiche dei masterplan, i fondi per le garanzie di candidatura, fino alla serie di altri extra costi attribuibili a soggetti terzi.
Sono i punti sotto esame del gruppo di lavoro nato per indagare sulle spese extra sostenute da Fondazione Milano-Cortina: l’ente che ha organizzato, promosso e comunicato tutti gli eventi legati alle ultime Olimpiadi invernali.
Organo la cui istituzione è stata pretesa dai soci di MiCo, che intendono vederci chiaro sul deficit previsionale da 310 milioni di euro, confermato durante l’ultima riunione del cda, con cui la fondazione rischia di terminare l’anno fiscale, ma anche la sua stessa esistenza. Un buco che, salvo iniezioni di denaro al momento difficilmente prevedibili, dovrà essere colmato dai soci stessi, e quindi da Stato, Regioni Veneto e Lombardia, Province di Trento e Bolzano e Comuni di Milano e Cortina.
Tutta colpa delle spese extra, si prova a dire ora. Nella speranza di additare qualche soggetto terzo, responsabile e pronto quindi a sobbarcarsi l’esborso di turno. Perché sono esattamente tutte queste voci, assenti dai primi preventivi, ad avere condotto la fondazione dritta nelle acque del deficit finanziario.
Si parla di questo: 102 milioni di forniture di energia e telecomunicazioni, rimaste scoperte dalle garanzie previste inizialmente; 90 milioni legati agli impegni di candidatura assunti dagli enti, a partire dalle variazioni dei masterplan; 47 milioni per i ritardi nella consegna delle venue; 39 milioni tra royalties e tasse. Per un totale di oltre 380 milioni di “buco”, di cui soltanto 76 già coperti dallo Stato, in quanto di competenza del commissario straordinario alle Paralimpiadi, il veneto Giuseppe Fasiol.
Figura istituita praticamente in extremis, e autentico colpo da maestro. Esattamente quello in cui continuano a confidare gli enti locali: una trovata simile, per sgravarli da impegni altrimenti milionari.
Ma intanto, nella speranza che i ministri Andrea Abodi e Giancarlo Giorgetti estraggano l’ennesimo coniglio dal cilindro, le Regioni chiedono quantomeno chiarezza. E dunque le carte, perché Fondazione giustifichi ciascuna singola spesa ascrivibile agli “extra costi”. Una richiesta che era già stata formalizzata ai due ministri in un incontro romano del 29 dicembre, al quale avrebbe dovuto partecipare la premier in persona. Assente.
L’eventuale impatto del deficit sulle casse venete è cosa nota. Oscilla tra i 26 e i 39 milioni di euro, a seconda che il Cio si renda disponibile, o meno, a intervenire a sua volta con un assegno a sei zeri. Ma intanto, sotto i riflettori, gli amministratori si dicono tranquilli.
«Non abbiamo ancora ricevuto comunicazioni ufficiali; se dovessero arrivare, ne parleremo col ministero e tenteremo una trattativa» dice ad esempio Maurizio Fugatti, presidente della Provincia di Trento, «in ogni caso, per queste Olimpiadi abbiamo incassato dallo Stato più di 300 milioni per gli interventi fatti sul territorio. E, prima dei Giochi, avevamo prestato garanzie per la loro organizzazione dal valore di 80 milioni: soldi che ora ci saranno restituiti e che superano la ventina che, forse, dovremo dare. Se saremo chiamati a pagare, ce ne faremo una ragione». Pare che non sarà l’unico.
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