Il viceministro Gava: «Il nucleare di nuova generazione scelta non più rinviabile, rinnovabili insufficienti»

Situazione ancora più complicata rispetto a quella vissuta nel 2022, possibile una proroga dello sconto sulle accise: «Non lasceremo indietro famiglie e imprese

Cristian Rigo
Il viceministro Vannia Gava al lavoro nel suo ufficio
Il viceministro Vannia Gava al lavoro nel suo ufficio

Dall’allungamento della durata delle concessioni (fino a 30-40 anni) delle grandi derivazioni idroelettriche per incentivare gli investimenti, alla riattivazione delle centrali a carbone, senza dimenticare il nucleare di nuova generazione, «scelta non più rinviabile», lo sviluppo delle rinnovabili e l’attenzione massima all’andamento dei prezzi del carburante con la volontà di «non lasciare famiglie e imprese in difficoltà», nemmeno dopo il primo maggio quando scadrà la riduzione delle accise.

Come dire insomma che il Governo non esclude un’altra proroga del provvedimento che ha tagliato di 25 cent il prezzo alla pompa. Ad assicurarlo è il viceministro all’Ambiente, Vannia Gava, che anche martedì 21 aprile ha vissuto un’altra giornata frenetica a Roma lavorando dietro le quinte tra riunioni e analisi per far fronte all’emergenza energetica e la prossima settimana volerà di nuovo a Bruxelles, per riprendere il dialogo a livello europeo sull’Ets, il sistema di scambio delle quote di emissione di Co2.

Viceministro, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha convocato una riunione del Consiglio di sicurezza nazionale sul caro-energia, l’Italia come si sta preparando ad affrontare il perdurare dell’emergenza?

«Stiamo vivendo una fase transitoria, ma complicata. Quando c’è stata l’emergenza conseguente all'attacco russo in Ucraina con il blocco degli approvvigionamenti dal gas russo, da cui dipendevamo per oltre il 40 per cento, ero sempre qui. Non è stato banale fare quella diversificazione per garantire sicurezza energetica. Ora abbiamo, però, un’altra emergenza ancora più complicata da gestire che è quella del petrolio e di tutti i derivati: perché petrolio non vuol dire solo mancanza di rifornimenti alla stazione di servizio, ma anche caro prezzi sui materiali bituminosi, con ricadute su tanti settori produttivi. Noi stiamo lavorando, in emergenza, per abbassare i costi del trasporto, lo abbiamo fatto con due decreti che quotano quasi un miliardo».

Il taglio delle accise è stato prorogato fino al Primo maggio, dopo che si fa?

«Ovviamente si tratta di una misura straordinaria e non possiamo pensare di rinnovarla all’infinito, ma non lasceremo di sicuro le famiglie e le imprese in difficoltà. Oltre a dare una risposta all’emergenza è però necessario lavorare per l’indipendenza energetica e pianificare il futuro».

In che direzione?

«I fronti aperti sono tanti. Di sicuro queste crisi ci hanno insegnato che dobbiamo diversificare gli approvigionamenti per non dipendere da un solo Paese, quindi stringere nuovi accordi e poi, se vogliamo raggiungere l’autonomia, dobbiamo assolutamente lavorare sul nucleare perché le rinnovabili, da sole non bastano».

La Spagna però sembra dimostrare il contrario e, al netto del black out, dispone di energia a prezzi molto più bassi.

«È vero, ma in Spagna non hanno solo rinnovabili a terra e possono sfruttare l’eolica quasi come i Paesi del nord dove un impianto ha a disposizione circa 6 mila ore di vento annue mentre da noi solo 2 mila. In più l’Italia è un paese lungo e stretto con una catena montuosa e dove il 94% dei comuni devono fare i conti col rischio di un dissesto idrogeologico senza dimenticare il fatto che abbiamo molte imprese energivore. E non dobbiamo sottovalutare i comitati che sorgono ogni qual volta si ipotizza la realizzazione di un parco fotovoltaico...».

Gli italiani per due volte, dopo la tragedia di Černobyl nel 1986 e a seguito dell’incidente di Fukushima del 2011, si sono espressi contro il nucleare con l’indizione di un referendum.

«Gli impianti di quarta generazione che utilizzano reattori avanzati come gli Small Modular Reactor non hanno nulla a che vedere con quelli del passato, sono assolutamente sicuri, green e occupano molto meno suolo».

Quando potremmo vederli in funzione in Italia?

«Spero che il ddl possa essere approvato entro fine anno con il contributo di tutti. Poi se continuiamo a investire nella ricerca entro il 2032 potremmo vedere in funzione i primi impianti evitando di pagare l’energia prodotta in Francia o in Slovenia».

Il ministro Gilberto Pichetto ha detto che se il gas supera i 70 euro al megawattora potrebbe rendersi necessario riattivare le centrali a carbone.

«Che non significa tornare al carbone ma avere una possibilità di riserva a freddo anche perché se le spegni non le riattivi più e visto lo scenario attuale direi che sarebbe assurdo».

Per quanto riguarda l’idroelettrico state valutando la proroga delle attuali concessioni o per le grandi derivazioni si andrà a gara come prevede l’attuale normativa?

«Ne stiamo discutendo anche in commissione a Bruxelles. Noi siamo tra i Paesi europei con la durata più bassa delle concessioni che durano massimo 20 anni e questo penalizza chi deve investire per cui l’idea è quella di estendere la durata. Poi io non parlerei di concessioni ma di autorizzazioni che potrebbero essere accordate a fronte di un Idro Release che preveda di distribuire alle imprese a prezzo calmierato il surplus di energia».

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