Olimpiadi, il rischio debito aumenta. Coni e Cip: «Ci spettano 53 milioni»
Sono i soldi derivanti dalle royalties, dovuti da MiCo. Buonfiglio: «Faremo valere le garanzie firmate». Le risorse mancanti verranno spartite tra gli enti soci di Fondazione, tra cui la Regione Veneto e il Comune di Cortina

Ulteriori 53 milioni, e rotti, di euro da rifondere. Soldi che, questa volta, Fondazione Milano-Cortina deve al Coni e al Cip: 48 milioni al primo e 5, 4 milioni al secondo. E, passaggio ulteriore: sempre questa volta, a certificare l’esistenza del debito non sono indiscrezioni catturate dalla stampa, ma i presidenti dei comitati olimpico e paralimpico nazionali in persona, Luciano Buonfiglio e Marco Giunio De Sanctis.
Lo hanno fatto martedì 21 aprile, a Roma, a margine della riunione delle giunte dei rispettivi enti, parlando chiaramente di crediti e di debiti. «Il Coni è creditore e la Fondazione è debitrice» ha chiarito Buonfiglio, precisando poi: «se non ci dovessero essere le capacità, ma penso che non arriveremo a questo punto, allora ci rivolgeremo a chi ha rilasciato le garanzie». E quindi ai soci di MiCo: lo Stato, le regioni Veneto e Lombardia, le province autonome di Trento e di Bolzano e i comuni di Milano e Cortina. Ancora. Chiamati a mettere i soldi, qualora la fondazione non dovesse saldare i propri debiti entro il prossimo 31 dicembre.
I debiti, appunto: «Quarantotto milioni di euro di royalties» dice Buonfiglio. E «5, 4 milioni» aggiunge De Sanctis, «valore dei diritti d’immagine che abbiamo ceduto».
È il conto rispetto alla percentuale concordata nel joint marketing program agreement firmato nel 2019. Quando Coni e Cip, come da prassi, in quanto comitati olimpico e paralimpico del Paese in cui si sarebbero tenuti i Giochi, avevano interrotto qualsiasi attività di marketing, lasciando l’esclusiva a Fondazione, comitato organizzatore, con la promessa di ottenere in cambio una percentuale degli incassi totali. Ma questi soldi, a oggi, non sono arrivati. «Perché – sentenzia De Sanctis – MiCo non ha la disponibilità per poter affrontare questo debito nei nostri confronti». Debito di cui, precisa anche il numero uno del Cip, «ho parlato con i ministri Abodi e Giorgetti, e anche con Fondazione. Il governo si è impegnato a farsi carico, ma è un’attesa carica d’ansia».
Intanto, per far fronte al deficit, il Coni ha posticipato di un paio di mesi, dal 30 aprile al 30 giugno, l’approvazione del suo bilancio consuntivo per il 2025. Mentre il Cip ha decurtato il proprio patrimonio netto dei soldi che attende dal governo. «Ma è un provvedimento straordinario ed eccezionale, aspettiamo risposte» dice il suo presidente.
Eppure è la strada dei tagli l’unica percorribile. «Oggi la perdita è ampia, ma più che comprensibile» concede Buonfiglio, «di certo, il Comitato dovrà diventare economicamente più efficiente: non possiamo più riconoscere nuove federazioni o discipline associate, le dobbiamo gestire in armonia con quello che già c’è». Parole che rischiano di essere preludio a una stangata per tutto lo sport che non gode della ribalta delle prime serate sui canali Rai.
E non finisce qui. Perché a “ballare” sono ulteriori 14 milioni di euro. Vale a dire, i contributi che il governo si è impegnato – con un semplice patto tra gentiluomini e una quantificazione che è prassi, per i Giochi invernali – di dare al Coni, 10 milioni, e al Cip, gli altri 4, per l’organizzazione della squadra olimpica e per rimborsare i premi per le medaglie. Premi dal valore differente per i campioni olimpici e paralimpici e che, per la prima volta, quest’anno non sono passati attraverso le forche caudine delle tasse, rimanendo quindi uguali al lordo: 180 mila e 100 mila euro per l’oro, 90 mila e 55 mila per l’argento, 60 mila e 35 mila per il bronzo.
«Abbiamo concluso un’Olimpiade e una Paralimpiade strepitose, ma è la prima volta che non c’è ancora un contributo del governo per eventi che sono straordinari. Non possiamo sottrarre anche i soldi per le medaglie a bilanci già ristretti» ammette De Sanctis. Mentre Buonfiglio chiama in causa anche il ministro Andrea Abodi: «Ogni volta che ho chiesto conto della situazione al ministro, lui mi diceva: eh, ma stiamo già sostenendo Milano-Cortina… Mi auguro comunque si trovino le risorse».
I 53 milioni, i 4 milioni, i 14 milioni ma, soprattutto, i 310 milioni di deficit di MiCo. Spese, con l’esclusione dei rimborsi per le medaglie, che altrimenti dovranno sobbarcarsi, per una quota, anche la Regione Veneto e il comune di Cortina. «Soldi – taglia corto Tiziana Basso, segretaria della Cgil – sottratti a welfare, sanità pubblica ed emergenze sociali». E ora il tema è: sì, ma quanti?
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