Medici, vince il partito “no vax”: approvato il reintegro, ma Mattarella difende la scienza

Il blitz alla Camera, decisivi i voti di Futuro Nazionale. Forza Italia: «Al Senato chiederemo di modificare». Il Colle: «No alle fake news sui vaccini»

Carlo BertiniCarlo Bertini
Medici e infermieri in un reparto di terapia intensiva ai tempi del Covid (foto Ansa)
Medici e infermieri in un reparto di terapia intensiva ai tempi del Covid (foto Ansa)

È quanto di peggio ci saremmo potuti aspettare dopo aver visto sfilare attoniti i camion dell’esercito che portavano via i cadaveri a Bergamo nel 2020, per trasferirli nei forni crematori di Bologna, Firenze e altre città dove c’era posto nelle strutture funerarie: una manciata di anni dopo, la Camera approva un reintegro con tante scuse di quei medici che rifiutarono di vaccinarsi e di somministrare gli antidoti al Covid capaci di salvare milioni, se non miliardi di vite umane in tutto il mondo.

Un bel colpo di spugna passato per un soffio con 126 voti (contro 113 no) a un articolo di legge voluto dai Fratelli di Meloni. Osteggiato dal campo largo di Conte e Speranza (in prima linea all’epoca a Palazzo Chigi), da Schlein, Renzi e compagni.

Ma approvato con sommo gaudio dai leghisti, promotori per giunta di un convegno al Senato sulle vittime dei vaccini; ingoiato come olio di ricino da Forza Italia, con un pugno di voti azzurri mancanti, sostituiti dalla “sporca dozzina” dei cavalieri di Vannacci, al grido di «senza di noi non c’era la maggioranza» che suona come un avvertimento.

Se il Parlamento legittima i medici no vax
Vincenzo MilanesiVincenzo Milanesi
La Camera dei deputati (foto Ansa)

Malgrado i maldipancia di Forza Italia, lesta ad avviare prove di sganciamento dal “fronte nero” quasi a voler anticipare un “non possumus” per il futuro, la destra ha comminato il perdono a quelle centinaia di dottori pervasi dai dubbi, che lasciarono gli altri a sputare sangue e sudore sotto quei caschi di protezione, gli elmetti dei soldati del Covid.

I numeri a Nordest

In Veneto furono 600, molti di più in Fvg (5.000 di cui 4.400 infermieri), a rifiutare il vaccino: molti di questi però si pentirono per non perdere il lavoro e le sanzioni oggi sono poche decine, mentre sono a centinaia in Italia. Ma è il carico simbolico a fare massa nelle urne, a quello mira il governo.

E quindi oggi, mentre in Francia tremila medici finirono sospesi dal lavoro e lasciati senza stipendio, mentre in Germania finirono sotto processo penale, la solita italietta sgancia un tana libera tutti: anche ai teorici di strampalate tesi accusatorie contro le Big Fharma, perché tutto fa brodo per raccattare quei tanti o pochi voti dei no-vax blanditi dai populisti.

Operazione elettorale sulla pelle degli italiani, con una norma figlia dell’oscurantismo scientifico, della cultura complottista che accomuna spesso estrema destra e sinistra. Operazione finita subito sotto le lenti del capo dello Stato, che benedì a suo tempo l’arrivo del vaccino e fu il primo a farselo somministrare per placare i timori dei più ansiosi. E che liquida l’opposizione pregiudiziale ai vaccini come «uno dei sintomi più sconcertanti, davanti ad adulti o bambini che rischiano o perdono la vita che avrebbero potuto facilmente difendere: tanto da avvertire l’esigenza di contrastare chi cerca di avvelenare l’opinione pubblica con le fake news». Ecco cosa farebbe Mattarella, altro che cristiana pìetas per i peccatori.

Premessa: la libertà di coscienza è un diritto costituzionale, ma nella professione medica ha dei limiti deontologici e di salute pubblica. Ed è vero che quei vaccini con trasmissione d’avanguardia, detta Rna messaggero, non erano stati a sufficienza sperimentati. Quindi i dubbi erano leciti.

Ma furono autorizzati dall’agenzia del farmaco in Italia e oggi sono i vettori che salvano la vita ai malati di melanoma, un killer fino a ieri spietato. Quindi gli ordini professionali nella loro piena autonomia decisero di prendere provvedimenti disciplinari. Perché?

Perché in quei giorni terribili, lo Stato aveva introdotto per decreto l’obbligo vaccinale per il personale sanitario. Il rifiuto immotivato di sottoporsi alla vaccinazione o di somministrarla configurava quindi la violazione di una misura per far svolgere la professione in sicurezza.

Dunque, a chi ha perso parenti o amici, a infermieri e dottori che hanno perso la serenità a vita, rischiando la loro in ospedali ridotti a trincee di guerra, potrebbe sembrare un affronto. E invece la furia populista ha voluto salutare con un “bentornati” quei sanitari radiati dagli ordini professionali durante il Covid, in quei giorni terribili che ci videro schiacciati da una realtà sconosciuta e spaventosa.

E aggrappati all’unico scoglio che era quello della scienza: picconato prima da una commissione di inchiesta sul Covid e poi da una norma che sfregia pure l’autonomia degli ordini professionali. Ma c’è una possibilità di resipiscenza al Senato, dove gli azzurri guidati da Ronzulli si vogliono mettere di traverso, sapendo che lì manca il soccorso nero dei vannacciani.

La vergogna di Berruto

Non sorprende dunque che a Montecitorio siano risuonate le urla di Mauro Berruto del Pd – già commissario tecnico della nazionale di pallavolo – contro Maurizio Casasco, presidente della Federazione medico sportiva italiana: «Mi vergogno, da sportivo, di aver visto in quest’Aula il presidente della Federazione votare a favore del reintegro dei medici no vax. Allora che chiuda il centro antidoping dell’Acqua Acetosa, che ripermetta l’Epo al ciclismo, che usi il sangue di tartarughe. È una vergogna».

E dai pentastellati protesi a difendere le ragioni del loro leader ed ex premier sono volate accuse taglienti a chi «sta dando uno schiaffo ai dottori che hanno seguito le regole e uno schiaffo alle vittime del Covid»: Marianna Ricciardi di M5s non ha dimenticato che questi medici radiati «hanno provato a curare i tumori con i fiori di Bac, infezioni gravissime con la papaya fermentata».

E le giustificazioni? Deboli o assenti, l’importante è aver portato a casa una manciata di voti dei no vax. A futura memoria.

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