L'eredità di Vaia: cosa resta in Veneto della tempesta, tra nuove mappe del rischio e la piaga del bostrico

l bilancio della ricostruzione tra Belluno, l'Agordino e la rigenerazione dei Serrai di Sottoguda. Zaia e Venturini: «Rigore e prevenzione per il futuro».

Francesco Dal Mas
i danni di Vaia nel Bellunese

La più grande devastazione ambientale degli ultimi 15 anni a Nordest. Frane, esondazioni, raffiche di vento fino a 210 km orari, case distrutte, ponti saltati, 18 mila ettari di bosco schiantati o danneggiati, 40 mila utenze della corrente elettrica saltate, 3 morti solo nella provincia di Belluno, 3 miliardi di danni, 2.500 cantieri per ricostruire.

Questa è stata la tempesta Vaia, il primo evento meteorologico estremo attribuito ai recenti cambiamenti climatici. Tempesta che ha colpito le montagne del Veneto, del Trentino e del Friuli tra il 27 e il 30 ottobre 2018. Il 29 ottobre il giorno più tragico.

La devastazione

Fra i territori più colpiti l’Alto Agordino: solo quest’estate il Comune di Rocca Pietore ha potuto riaprire completamente i rigenerati Serrai di Sottoguda. E solo nei giorni scorsi al lago di Alleghe è ripresa la bonifica dei fondali, ingombri di sedimenti. Mentre nei boschi di Livinallongo ci sono versanti dove le piante bostricate vengono lasciate a terra perché irrecuperabili.

«Le ferite sono ancora visibili ma la determinazione delle nostre comunità ha guidato un percorso di recupero e rinascita» fa notare oggi l’allora presidente della Regione, Luca Zaia, che operò da commissario di governo delegando l’assessore Giampaolo Bottacin che, con orgoglio, ricorda: «Migliaia di cantieri per la ricostruzione e nessun contenzioso giudiziario». «Ancora una volta» sottolinea il presidente Alberto Stefani «i veneti si sono rimboccati le maniche, reagendo all’emergenza con la consapevolezza che gli interventi avrebbero richiesto un impegno lungo e complesso».

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Le cifre

L’assessore regionale alla Protezione Civile Elisa Venturini ricorda che al Veneto per il post Vaia è stato assegnato oltre un miliardo di euro, trasformato in 2.606 interventi in regione, con oltre 850 milioni di euro ad oggi già liquidati.

imageI danni di Vaia[Missing Credit] (image)Fare clic e trascinare per spostare

Gli interventi conclusi sono stati 2.447, circa il 94%, mentre 152 sono avviati o in corso e 7 devono ancora partire. Il Bellunese concentra 1.860 di questi cantieri, oltre il 71% del totale regionale, con una pianificazione di 648,5 milioni pari al 63,5% delle risorse. Di questi, 516,8 milioni sono già stati liquidati.

I danni di Vaia
I danni di Vaia

I cantieri

Soltanto a Rocca Pietore si sono materializzati 120 interventi, quasi 90 milioni di euro: dalla viabilità alle infrastrutture a rete, dalle sistemazioni idrogeologiche e forestali alla protezione dalle valanghe.

«Il recupero dei Serrai di Sottoguda è uno dei simboli più significativi di questo lavoro» dice l’assessore Venturini, «Restituire alla comunità e ai visitatori un luogo così duramente colpito significa recuperare un patrimonio naturale straordinario e una risorsa fondamentale per il turismo e l’economia locale. È un risultato che dà un significato concreto alla ricostruzione».

E adesso? «Dobbiamo completare gli interventi rimasti e mantenere efficienti le opere realizzate. Il recupero dei boschi richiede tempi più lunghi e deve fare i conti anche con le conseguenze del bostrico».

Nei mesi scorsi si è vivacemente dibattuto, sia in provincia di Belluno che nel resto del Veneto, delle nuove restrizioni imposte dal Pgra, il piano anti-alluvioni. I Comuni hanno protestato per le eccessive restrizioni, suggerite in particolare dall’Autorità di Bacino, tenendo conto proprio di quanto è accaduto 8 anni fa. «Quello che è successo nel 2018 ci ricorda quanto sia necessario conoscere il rischio e tenerne conto nelle scelte sul territorio» interviene Venturini, «Il piano di gestione del rischio alluvioni è uno strumento fondamentale e deve poggiare su dati aggiornati, modelli verificabili e un confronto effettivo con le amministrazioni e le strutture tecniche locali».

 

La Regione ha raccolto le indicazioni di Comuni, professionisti e soggetti che operano nella gestione idraulica sulle nuove mappe e sulle difficoltà applicative. Ha portato queste istanze all’attenzione del ministero dell’Ambiente. «La compatibilità degli interventi va valutata considerando la pericolosità, la vulnerabilità degli edifici, le misure di protezione e le norme applicabili. È necessario distinguere le situazioni e riconoscere, attraverso le procedure previste, gli effetti delle opere di mitigazione realizzate. Una riduzione del rischio deve essere dimostrata tecnicamente e trovare riscontro nella pianificazione» insiste l’assessore, ricordando che la memoria di Vaia «ci impone rigore», ma che «allo stesso tempo, le regole devono essere comprensibili e consentire di intervenire per rendere più sicuri gli insediamenti esistenti. È su questa coerenza tra conoscenza del rischio, norme e interventi che chiediamo un confronto concreto».

 

 

Il clima

Negli 8 anni dalla tempesta Vaia il cambiamento climatico ha intensificato gli eventi, soprattutto in tema di temperature. Da qui anche i crolli dolomitici e le colate detritiche sotto l’imperversare di piogge brevi ma intense. Nonché la siccità.

«Per la montagna, come ci ha insegnato questa estate con caldo record, è urgente affrontare insieme la gestione dell’acqua, la cura dei versanti» analizza Venturini, «Sul fronte idrico dobbiamo attrezzarci sia per le precipitazioni intense sia per i periodi di scarsità. Servono manutenzione dei corsi d’acqua, gestione coordinata degli invasi e opere di protezione dove necessarie, insieme alla tutela degli spazi che possono accogliere le piene. Dobbiamo utilizzare meglio la risorsa disponibile, conciliando le esigenze dei territori montani con quelle della pianura». Un altro investimento essenziale riguarda i boschi: favorire popolamenti più diversificati e adatti alle condizioni locali, accompagnare la rinnovazione e intervenire dove viene compromessa la funzione protettiva della foresta.

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