Moriago della Battaglia, l'Isola dei Morti sul Piave tra memoria e biodiversità
Un memoriale a cielo aperto, trincee e testimonianze della Grande Guerra. A Moriago della Battaglia, in provincia di Treviso, cento ettari di boschi, prati e risorgive custodiscono la memoria storica dell’offensiva cruenta dell’anno 1918

Fra gli alberi s’incontrano figure silenziose. Sono alte sagome scure, color ruggine: soldati in uniforme che ricordano che non si entra solo in una magnifica area verde, come il suo nome lascia chiaramente intuire.
L’Isola dei Morti, sulle rive del Piave a Moriago della Battaglia, è un memoriale della Grande Guerra a cielo aperto, immerso in un paesaggio la cui dolcezza sembra attenuare il dolore custodito dalla sua storia. Una storia che, prima di conoscere gli orrori della battaglia, aveva il ritmo semplice della vita lungo il fiume. Qui, su un terreno che chiamavano Isola Verde, sedici famiglie disponevano di altrettanti appezzamenti dai quali ricavavano legna e fieno.
Il Piave non era un confine, ma una presenza familiare, una via percorsa dalle zattere cariche di tronchi diretti verso Venezia e dalle barche che collegavano le sue sponde, connettendo l’isola al Montello, la lunga collina boscosa che si alza proprio di fronate. Fu la guerra a trasformare il fiume in una linea di separazione: gli Arditi italiani sul Montello, l’esercito austro-ungarico sulla riva dell’Isola Verde.
E nella notte fra il 26 e il 27 ottobre 1918, mentre il conflitto si avviava alla conclusione, gli Arditi mossero all’assalto delle postazioni nemiche. Il Piave era gonfio di pioggia, la corrente ostacolava le barche e le passerelle, ma i reparti riuscirono a passare, aprendo la strada all’offensiva verso Vittorio Veneto. Per tre giorni i due eserciti combatterono così ferocemente da lasciare l’isola disseminata di cadaveri, tanto numerosi da rendere difficile persino camminare: ai soldati caduti sul posto si aggiungevano quelli uccisi in altri punti lungo il Piave, che la corrente continuava a trascinare fin lì. Fu quell’immensa distesa di morte a cancellare per sempre il nome di Isola Verde.
Il memoriale prese forma poco alla volta. Nel 1923 fu eretta la piramide degli Arditi, costruita con i ciottoli raccolti sul greto, sulle cui facce si leggono i versi patriottici della “Preghiera di Sernaglia” di Gabriele D’Annunzio, mentre in cima il filo spinato dei reticolati forma una croce attorno a un elmetto deformato. Attorno al cippo, negli anni, si sono disegnati i viali intitolati ai reparti combattenti, che confluiscono nel piazzale dei Ragazzi del ‘99. E nel 1965 fu completato il santuario dedicato alla Madonna, consacrato dal vescovo di Vittorio Veneto Albino Luciani, futuro papa Giovanni Paolo I.
Due cannoni ne presidiano l’ingresso, mentre la guerra riaffiora perfino nei suoi arredi: un leggio ricavato dal filo spinato, un crocifisso da una bomba a mano, un’acquasantiera raffigurante un soldato con l’elmetto in mano. Nel 1991, lo scultore Mario Balliana aggiunse una sua candida opera dall’esplicito titolo «Vita per la Pace».
Intanto prendeva forma anche il parco, dove alla vegetazione spontanea si aggiungono viali di tigli e alti pini, scelti per il loro verde persistente, come persistente deve restare la memoria di quei giorni. Oggi questo paesaggio si estende su circa cento ettari, offrendo ben più di una visita ai monumenti. I sentieri conducono al Giardino della Memoria, dove si percorre un tratto di trincea fra fotografie e testimonianze d’epoca, e proseguono fra prati e boschetti fino a piccoli laghetti alimentati dalle risorgive e a un orto botanico.
Nella quiete assoluta, si scopre anche una sorprendente biodiversità, che in primavera si colora della fioritura di oltre venti specie di orchidee spontanee. Il percorso, ad anello, consente di arrivare fino alle grave del Piave, dove la vegetazione si dirada e lo sguardo si apre sull’orizzonte verde del Montello.
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