Dai tronchi abbattuti da Vaia alle sculture dei «fornets»: il Sentiero di Frino risveglia la Carnia

Tre chilometri di passeggiata per famiglie a Forni Avoltri che raccontano il ritorno alla vita dopo la tempesta, tra aquile reali, camosci e trincee storiche

Margherita Reguitti
Oasi di Bordaglia
Oasi di Bordaglia

L’arrivo dell’autunno e le prime nevicate rivestono di un fascino colorato e misterioso i boschi, i prati, i sentieri e i corsi d’acqua e le forre dell’Oasi di Bordaglia e Fleons, area naturalistica e riserva faunistica fra le più belle e incontaminate delle Alpi Carniche in comune di Forni Avoltri in provincia di Udine. Luoghi del cuore da visitare una volta nella vita a poco più di 80 chilometri dal capoluogo, via A23 e SS52 / SR355, raggiungibili anche in autobus così come in treno scendendo alle stazioni di Carnia in Friuli Venezia Giulia e di Calalzo di Cadore in Veneto, proseguendo poi in bus.

Una meta molto suggestiva che nella stagione fredda richiede molta più preparazione nella scelta dei percorsi, abbigliamento ed attrezzatura così come cura nella pianificazione degli itinerari, tenendo conto del meteo, delle giornate più corte e del fatto che le temperature possono scendere sotto zero e i sentieri più alti possono essere innevati o ghiacciati. Un viaggio in paesaggi e atmosfere che regalano emozioni diverse ma non meno magiche di quelle primaverili ed estive.

Sono dunque da privilegiare gli itinerari nel fondovalle fra boschi di larici, ontani e betulle in un tripudio di gialli, rossi e rame, dove gli abeti e altre essenze perenni sono macchie di verde scuro. Ha una bellezza fra natura e opera dell’uomo unita al valore della rinascita dopo la distruzione il facile sentiero di Frino, lo spirito del bosco, dove incontrate i fornets, giganti scolpiti in legno ed altri animali del mondo magico.

Il percorso è raccontato su un pannello esplicativo all’inizio del viaggio che inizia a Forni Avoltri, area di parcheggio nello spiazzo sterrato vicino alla stalla Fauner, oppure iniziando il cammino da Pierabech. Le statue sono state realizzate con gli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia nel Triveneto dal 26 al 30 ottobre del 2018. Il percorso è anche una narrazione dal titolo Nido del Drago che racconta il ritorno alla vita dopo la devastazione. Il tutto descritto attraverso cinque tappe simboleggiate dai fornets delle acque del bosco, dei colori che mutano nelle stagioni, degli animali che nella selva vivono, dei suoni delle fronde, e degli alberi che sono simbolo della vita vegetale. Un cammino facile di circa 3 chilometri, fra natura, fantasia e fiaba anche una porta d’accesso ai sentieri CAI dell’Oasi.

Un secondo itinerario fattibile nel periodo autunnale-invernale è quello della Forra del Rio Bordaglia, circa 2 chilometri e mezzo con un dislivello di 141 metri. È una passeggiata per godere del rumore dell’acqua lungo il percorso della forra scavata nella roccia dal torrente Degano, ammirando suggestivi scorci. Di rigore la verifica della percorribilità prima di incamminarsi.

L’Oasi faunistica di Bordaglia-Fleòns, istituita dalla Regione FriuliVenezia Giulia nel 1968 con l’obiettivo di offrire protezione alla fauna selvatica e salvaguardare un territorio di particolare pregio naturalistico, è la più vasta della regione. Nel suo interno vivono camosci, cervi, caprioli e marmotte; tra gli uccelli più importanti nidificano l’aquila reale e il gallo cedrone. La presenza di una ricca e multiforme biodiversità è certamente una delle caratteristiche che rende questi luoghi unici in regione e non solo, fra ambienti glaciali e alpini.

La natura incontra la storia testimoniata dai resti di postazioni militari della Prima guerra mondiale. Lungo queste valli e sui pendii di queste montagne infatti correva il confine alpino dove gli eserciti italiano e austroungarico combatterono aspre battaglie. Il doppio toponimo ricorda il Lago di Bordaglia, di origine glaciale, e la valle di Fleons, dove scorre il torrente Degano e scorga un’apprezzata acqua minerale. Ha una superficie complessiva di circa 2.300 ettari, equivalenti a 23 km². Nel periodo primaverile-estivo l’oasi fiorisce di una variegata e colorata flora molto ricca, grazie alla presenza di boschi, pascoli, praterie d’alta quota, arbusteti e ambienti umidi. Tra le fioriture più caratteristiche sono presenti le genziane, le orchidee selvatiche, rododendri, eriche e numerose specie di fiori alpini. Nelle malghe viene svolta l’attività di pastorizia e produzione di formaggi. Buona è l’offerta di rifugi nei quali pernottare e rifocillarsi, così come innumerevoli sono i sentieri che conducono in quota fino a 2mila metri di altitudine.

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