La casa-museo che racconta Pasolini e Casarsa: ecco come visitarla
Il forte legame tra il poeta e la cittadina friulana rivive nella casa dove visse con la madre Susanna e che oggi ospita l’attività di un Centro studi. Nella sala multimediale scorrono le interviste del poeta, una specie di testimonianza audiovisiva che racconta le diverse dimensioni dell’intellettuale

«Ricordo il mio primo treno: sono in uno scompartimento di legno con mia madre: mio fratello, no, non c’era. Avevo quindi meno di tre anni. Ma doveva essere la seconda volta che andavo a Casarsa, perché avevo già dei ricordi. Le rotaie, che puntavano drittissime su Casarsa, come su un luogo assoluto dell’universo, correvano in una campagna assolata: la prima campagna del mondo, appena creata».
Apriamo questo viaggio nella vita familiare alla scoperta della formazione poetica e letteraria di Pier Paolo Pasolini (1922 -1975) in Friuli con un suo testo pubblicato nel 1957 ma scritto tempo prima dal titolo «Il treno di Casarsa».
Vi fu un legame formativo nel segno della friulanità fra il poeta, scrittore, regista e intellettuale e Casarsa della Delizia, provincia di Pordenone, città che si appresta a diventare Capitale italiana della cultura nel 2027, da cui dista circa 15 km. Da sempre importante nodo ferroviario, sulla linea Venezia-Udine con ben due stazioni, raggiungibile in auto via A28, uscite di Cimpello o Azzano Decimo, oppure lungo la SS 13 Pontebbana.
Come spesso accade incerta è l’origine del doppio toponimo: Casarsa potrebbe derivare da “casa bruciata” memoria delle devastazioni degli Ungari nel X secolo oppure dall’aridità del terreno. Delizia fu un’aggiunta ottocentesca, a ricordare una località lungo il fiume Tagliamento attraversato da un ponte.
Pasolini visse qui con l’amata madre Susanna Colussi dal 1942 al 1949. Dal 1993 la casa della famiglia materna è il Centro Studi a lui dedicato mentre la via dove si trova è intitolata al fratello partigiano morto nell’eccidio di Porzûs nel Cividalese nel 1945, via Guido Alberto Pasolini 4, telefono 0434 870593, mail info@centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it e sito www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it, aperto con ingresso gratuito da martedì a venerdì 15-19, sabato e domenica anche al mattino 10.30-12.30.
Museo, archivio e luogo di formazione e convegni nel quale ritrovare nel percorso tradizionale di visita la vita di famiglia, le atmosfere, le intimità accanto a documenti, fotografie e opere giovanili, pilastri del futuro intellettuale, scomodo e contestato, certamente fra i più incisivi e coerenti della seconda parte del ‘900, non solo in Italia.
A pochi mesi dell’omicidio di Pasolini (avvenuto il 2 novembre del 1975, fra pochi giorni verrà ricordata la data) il Comune promosse un incontro, seguito dalla creazione di un archivio fino all’acquisto della casa e inizio di attività del Centro con un ricco programma di attività annuali in continua trasformazione.
Nella recente sala immersiva multimediale la voce del poeta e lo scorrere di interviste e testimonianze audiovisive avvolgono il visitatore in una narrazione delle diverse dimensioni dell’intellettuale e artista. Nelle tappe del percorso tradizionale emergono la memoria del rapporto con il paesaggio e la cultura friulana, nella marilenghe scrisse l’opera teatrale i “Turcs tal Friûl” e la prima raccolta di poesia del 1943 dal titolo “Poesia a Casarsa”.
Dall’infanzia alla giovinezza con l’esperienza culturale dell’Academiuta di lenga furlana, fondata nel 1945 riunendo appassionati di letteratura e lingua locale. Fra i tanti materiali i “Quaderni rossi” del 1946-1947, importanti testimonianze dell’attività letteraria nell’impegno civile contro le disuguaglianze e di docente fino alle vicende giudiziarie che segnarono il suo licenziamento e trasferimento a Roma.
Casarsa ha dato i natali a un altro grande del ‘900 il fotografo Elio Ciol (1929) che giovanissimo lo conobbe e fotografò. Poeta egli stesso di luce, erede di uno studio di famiglia che oggi conduce con il figlio Stefano in via Dante n. 5. Nei prediletti paesaggi della campagna friulana, nelle architetture di città e siti archeologici, nei volti, nei luoghi della memoria Ciol coglie e rende eterne le tracce di una bellezza essenziale.
Il paesaggio non è mai semplice scenario, la sua fotografia mette al centro dettagli di un linguaggio personale e universale, con la capacità di cogliere l’intimità e vastità senza disperderne la lievità. Elio Ciol è maestro della tecnica del bianco e nero e discepolo di una spiritualità che trascende il mezzo fotografico nella purezza dell’arte, oltre la realtà reinventandola. Sperimentatore rigoroso ed equilibrato, guida lo sguardo senza forzature affidando alla luce il compito di scolpire l’immagine che è documento, evocazione e poesia.
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