Halloween tra storia e leggenda: il Castello di Muggia apre alle visite
L’antico maniero, costruito nel 1374, a 15 chilometri da Trieste, propone iniziative per famiglie, laboratori per bambini e percorsi guidati alla scoperta delle antiche mura

Avete mai pensato di trascorrere Halloween in un vero castello stregato vivendo emozioni da brivido fra maschere horror e intagliando zucche, ascoltando storie e ottenendo la patente di volo su scopa per streghe? Tutto ciò sarà possibile fra le mura del Castello di Muggia, affascinante borgo istro-veneto di pietra bianca e case colorate a 15 chilometri da Trieste, in occasione delle attività per bambini e adulti in programma nelle giornate del 24 e 25 ottobre. Il maniero resterà poi aperto alle visite, allestito in stile Halloween, fra scheletri, ragnatele, zucche intagliate e luminose e apparizioni dal mondo dell’aldilà, ora spaventevoli ora giocose, anche nei giorni del 26 e dal 29 al 31 ottobre.

Andando indietro, questa festa importata, ha affinità con la Cantada dei Morti o Questua di Ognissanti che si svolgeva nelle calli la notte del 31 ottobre con i bambini protagonisti. Giravano, infatti, per le case intonando canti in dialetto muggesano, portando una candela simbolo di luce, ricevendo in cambio le fave dei morti, piccole delizie alle mandorle di colore bianco, rosa e marrone. Molte le similitudini con dolcetto scherzetto, non è vero?
Sarà questa festa, dunque, un’ottima occasione, ma non la sola, per conoscere la fortificazione sorta sul colle di Montalbano, dominante il mandracchio e il nucleo storico della città. Il complesso, la cui costruzione ebbe inizio nel 1374, fu voluto dal patriarca di Aquileia Marquardo di Randeck come fortezza a difesa della città e controllo sul golfo all’estremo nord dell’Adriatico, non dunque come residenza.
Completata alla fine del XIV fu presidio di difesa dalle mire della Repubblica di Venezia che però la conquistò nel 1420 insediandovi una guarnigione. Restò un avamposto della Serenissima verso l’impero degli Asburgo fino al suo crollo nel 1797. Con il passare dei secoli molti furono gli interventi e le modifiche e il castello vide ridimensionarsi la propria importanza militare. Corsi e ricorsi della storia nel continuo mutare.
Il secolo di maggior degrado fu l’Ottocento con una prima svolta all’inizio del Novecento quando il farmacista muggesano Giacomo Derossi acquistò il complesso avviando lavori di recupero e facendo realizzare l’imponente torre centrale. Durante la Seconda guerra mondiale fu utilizzato anche come presidio militare tedesco e, successivamente, come ricovero per famiglie sfollate a causa dei bombardamenti. Nei secoli di abbandono, come spesso accade, divenne una sorta di cava dalla quale vennero asportati blocchi di pietra arenaria utilizzati poi per costruite altrove abitazioni ed edifici pubblici.
La rinascita nel 1991 quando lo scultore Villiano Bossi e la moglie Gabriella Fiorencis l’acquistarono impegnandosi in un intervento di restauro trasformandolo in abitazione-atelier artistico e luogo d'incontro culturale dove si svolgevano anche mostre. Oggi il maniero vive un ritrovato Rinascimento grazie alla nuova proprietà sostenuta dalla Fondazione Alessio Ge. L’obiettivo dell’ente filantropico è aprirlo al pubblico tutelandone il valore storico nel segno di una promozione abbinata a una didattica divertente e coinvolgente.
La visita al complesso della durata di circa 45 minuti inizia al piano interrato e seminterrato, ambienti più antichi che rivelano la struttura in pietra di funzione difensiva ad opera dei soldati e custodia dei prigionieri. Si raggiungono poi le sale di rappresentanza frutto delle trasformazioni dell’originaria fortezza in residenza, scoprendo il carattere e gusto dei proprietari che si sono susseguiti. Si attraversano quindi i giardini, luoghi fra i più raccolti e quieti del castello dove godere di una pausa nel verde abbracciati dalle antiche mura percorse dei camminamenti di ronda. Per arrivare all’emozionante salita verso i livelli superiori esterni. Dall’altro dalle terrazze la vista è spettacolare verso il Golfo di Trieste e la costa istriana.
Federica Alessio, triestina di origine formatasi poi in America dell’omonima fondazione costituita con il marito Giovanni, ha un forte legame personale con il castello ed è l’artefice della nuova vita del maniero, all’insegna di una continuità fra storia, cultura e futuro nel segno e con il supporto delle nuove possibilità offerte dalla tecnologia e dell’intelligenza artificiale. Dal passato al futuro, conservando il patrimonio e creando opportunità per le nuove generazioni, oltre i secoli e i confini geografici.
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