Venezia è un set per i maestri della fotografia

Quattordici big a San Servolo fino al 12 aprile per tre giorni di lezioni con 130 appassionati. Ballen, Roy, McCurry e Bechet guideranno gli shooting fra calli e campi

Michele Gottardi
Una foto di Kourtney Roy in mostra a Venezia
Una foto di Kourtney Roy in mostra a Venezia

 

Torna la centralità di San Servolo, non solo isola nella corrente, culturale e istituzionale, della città metropolitana di Venezia, ma punto di riferimento per iniziative consolidate negli anni e nel target internazionale.

Tra queste vi è sicuramente il Venezia Photo Festival che dal 9 al 12 aprile porta per la settima volta a San Servolo quattordici grandi maestri della fotografia per altrettanti workshop intensivi della durata di tre giorni, che spazieranno tra i molti e differenti generi, dal ritratto alla moda, dalla street photography al fotogiornalismo, e avranno come set naturale la stessa Venezia. Ad animare i laboratori ben 130 iscritti provenienti da molti paesi europei.

Laboratori

Giovedì 9 girando per il chiostro dell’ex monastero benedettino ed ex ospedale psichiatrico, la lingua più diffusa era il francese: molti vengono infatti da Oltralpe, ma anche dalla Svizzera e dal Belgio, dalla Germania e dalla Gran Bretagna, e poi ancora da oltre Oceano, Stati Uniti e Canada, una minoranza è italiana, poi altri paesi sparsi, dalla Grecia al Brasile, mentre un libanese ha dovuto forzatamente rinunciare.

Un’iniziativa che conferma la bontà della gestione di San Servolo, società in house della Città metropolitana, guidata da Simone Cason in veste di amministratore unico e da Fulvio Landillo, direttore generale, in grado di fornire contributi di produzione finalizzati al tessuto culturale della città, attraverso idee, progetti e risorse che in qualche modo abbiano una ricaduta su Venezia e le lagune, come le Officine di spiritualità, con Vito Mancuso, o la Venice Innovation Design. O il Campus Mana, centro francese di alta formazione nel settore delle arti, dei mestieri e dell’artigianato, che dallo scorso anno ha aperto una sede a San Servolo per workshop professionali.

Da un’idea di Landillo e Toscani

Il festival di fotografia a San Servolo nasce da un’idea di Fulvio Landillo e Oliviero Toscani, che pensò subito di coinvolgere Les rencontres d’Arles, una delle più celebri sedi di festival fotografici al mondo, che collaborò da subito, guidando le prime edizioni di Venezia Photo. Oggi il festival di San Servolo ha guadagnato in autonomia e credibilità, grazie anche all’Adap, l’Association pour la Diffusion de l’Art Photographique con sede a Lione, che ha come obiettivo principale la promozione della fotografia d’arte.

I fotografi

Molti i fotografi di fama presenti in questa edizione, a cominciare da Roger Ballen, che unisce diverse tecniche, dalla pittura al collage, al disegno, che poi confluiscono tutte nella fotografia. Ballen, che nei giorni scorsi ha presentato alla Querini la sua splendida versione istoriata dell’Inferno dantesco, terrà questa sera (alle 19) una conferenza aperta al pubblico dal titolo “Ballenesque – Roger Ballen, a Retrospective” in cui ripercorrerà la sua carriera artistica lunga oltre cinquant’anni.

Una foto di Kourtney Roy
Una foto di Kourtney Roy

Presente anche la canadese Kourtney Roy, autrice di uno splendido libro su Napoli, vista oltre … le sue gambe, che si definisce «patrona dei viziati e degli oppressi» per come riesce a far emergere le contraddizioni in ciò che fotografa, dando spazio a mondi fantastici oltre la realtà dello scatto.

O una leggenda della fotografia mondiale come l’americano Steve McCurry, scuderia Magnum, che ha spaziato dalla street photography al reportage di guerra e alla fotografia urbana, fino al ritratto come la celebre immagine della ragazza afgana.

E ancora: Jean Evelyn Atwood, Jean Christophe Bechet, Sam Dameshek, Antoine D’Agata & Tania Bohorquez, Armelle Gouyet, Pascal Maitre, Lia Mstislavskaya, Robbie Mcintosh, Stephan Rappo, Reza, Paul Rousteau.

I maestri condurranno i loro gruppi nel lavoro di shooting in isola, ma soprattutto tra calli e campi, oltre a un paio di palazzi che si trasformeranno in set. Si tratta di allievi già professionisti o semiprofessionisti, dall’età media non imberbe (sui 50 anni), per questo spesso “ripetenti” (tra cui un italiano che non si è perso un’edizione).

Il loro lavoro verrà rivisto dai maestri sabato notte per poi esser reso pubblico, tra tutti i partecipanti, all’indomani. Ma l’altra novità è “Venezia Photo All Year”, che si svolgerà per tutto l’anno, workshop più concentrati e immersivi, per gruppi molto ristretti tra San Servolo e Venezia. Inizio il 23 aprile 2026 con Harry Gruyaert, fotografo belga celebre per i suoi giochi di colore, e proseguirà con altri artisti di fama per tutto l’anno. —

 

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