Cinema al 100 per cento, ecco le nostre recensioni dei film in sala dal 21 maggio
Direttamente dal Festival di Cannes, arriva in sala il nuovo film di Pedro Almodóvar: “Amarga Navidad”. Scene di lotta di classe nel sud della Francia con “La festa è finita” di Antony Cordier

Pedro Almodóvar, da almeno 10 anni, ha mutato il proprio sguardo, lasciandosi alle spalle il cinema fiammeggiante e provocatorio degli esordi per una maturità innervata dalle riflessioni sulla malattia, la crisi creativa, il passato (anche politico) del proprio Paese. Il suo nuovo film “Amarga Navidad” è perfettamente coerente con questa sua fase più nostalgica e melodrammatica. Ma anche più senile.
Antony Cordier mette insieme commedia all’italiana, un tocco alla Chabrol e un più moderno “carnage” alla “Parasite” per raccontare lo scontro tra una abbiente famiglia francese, proprietaria della grande villa dove trascorre l’estate e i loro custodi. Tra allegoria, farsa, tragedia, satira e un “grand guignol” (esagerato).
Amarga Navidad
Regia: Pedro Almodóvar
Cast: Barbara Lennie, Victoria Luengo, Leonardo Sbaraglia, Patrick Criado
Durata: 111’
A distanza di due anni da “La stanza accanto”, Leone d’Oro a Venezia 81, Pedro Almodóvar torna sullo schermo con “Amarga Navidad” (Natale amaro) presentato pochi giorni fa a Cannes, che conferma i temi più recenti del regista manchego, già emersi da “Dolor y gloria” e “Volver”: morte ed elaborazione del lutto, dolore personale e sofferenza, malattia, perdita di ispirazione e di abilità artistica.
Ma pur in un prodotto sempre molto professionale, con una perfetta direzione corale delle donne e una confermata attenzione di fondo alla sessualità di genere, siamo distanti dal dramma e dalla passione narrativa che “La stanza accanto” aveva suscitato negli spettatori e nella giuria veneziana.
E come se, avvicinandosi alla senilità, Pedro – che ha 76 anni, ma da tempo insiste su questi temi – avesse smarrito il gusto dissacrante della critica sociale, ma anche artistica, avvitandosi su sé stesso come i personaggi che descrive, in perenne dissidio tra la vita e la morte, sia biologica che artistica.
“Amarga Navidad” marca anche il rientro di Almodóvar nei confini spagnoli: girando il suo film tra Madrid e Lanzarote, nelle Canarie, conferma come il suo sia sempre un cinema profondamente radicato nella cultura iberica, nonostante le esperienze internazionali.
La vicenda segue due piani narrativi ambientati in epoche diverse. Il primo si svolge nel 2004, durante le festività natalizie, e segue Elsa, regista di spot pubblicitari (Barbara Lennie), che dopo la morte della madre, si immerge nel lavoro per superare il lutto. Quando delle ricorrenti emicranie – unite a un attacco di panico – la costringono a prendersi una pausa, decide di recarsi a Lanzarote durante il ponte di fine dicembre per la Festa della Costituzione con l'amica Patricia (Victoria Luengo), lasciando il fidanzato Bonifacio (Patrick Criado) a Madrid.
Il secondo piano narrativo è invece ambientato nell’oggi e ha per protagonista Raúl (Leonardo Sbaraglia), sceneggiatore e regista in crisi creativa, che sta scrivendo un nuovo copione: gradualmente si disvela che il film che sta pensando coincide con la storia di Elsa, l’alter ego letterario di Raúl, il quale spera che l’autofiction lo aiuti a superare il blocco dello scrittore e a esorcizzare i problemi col fidanzato Santi: ma inserire elementi presi dalla sua vita, pagine tratte dai drammi di amici e conoscenti, non solo non l’aiuta, ma lo mette in cattiva luce presso di loro, come se li usasse per i suoi scopi narrativi.
“Amarga Navidad” è, quindi, un’opera totalmente intrisa del terrore della morte e della fine della creatività, che relega solo al nome della sua casa di produzione l’esistenza di quel “deseo” che è stata per decenni la chiave potente del suo cinema: attenzione però a non
cadere nell’ossessione opposta, Almodóvar ama troppo il cinema per arrivare a fare scientemente un film brutto, in una forma finale di autolesionismo. (Michele Gottardi)
Voto: 6
***
La festa è finita
Regia: Antony Cordier
Cast: Laurent Lafitte, Laure Calamy, Élodie Bouchez, Ramzy Bedia
Durata: 96’

Nel sud della Francia va in scena la lotta di classe. Che, poi, è quella media del titolo originale (“Classe moyenne” che, per il mercato italiano, diventa l’antisistemico e minaccioso “La festa è finita”).
Il regista Antony Cordier mette insieme commedia all’italiana, un tocco alla Chabrol e un più moderno “carnage” alla “Parasite” per raccontare lo scontro tra una abbiente famiglia francese, proprietaria della grande villa dove trascorre l’estate e i loro custodi.
In mezzo, in una pericolante zona liminale, il giovane Mendi, ambizioso avvocato d'origine maghrebina e promesso sposo alla rampolla di casa, che empatizza con le rivendicazioni dei proletari ma non può permettersi di non fare gli interessi della famiglia che gli darà moglie e, probabilmente, lavoro.
In un crescendo di situazioni sempre più folli e macabre, con i fatti che surclassano presto le parole, quel “milieu” esplode anche se Cordier sembra condividere, sul piano del registro narrativo, la stessa sostanza di ciò che racconta, cioè quella “terra di mezzo” in cui il film si dibatte, incerto tra allegoria, farsa, tragedia, satira e un esagerato e forzato “grand guignol” che, paradossalmente, finisce per depotenziare una riflessione sociale più che attuale in un mondo dove, ormai, il determinismo della caste è imperante e quasi impossibile da scardinare.
Resta un bene che il cinema ne parli, pur con quale deriva non ben governata: meglio delle innocue favolette in cui troppo spesso si perdono i registi italiani. (Marco Contino)
Voto: 6,5
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