Imprenditori e istituzioni venete: «La politica poco attenta alla cultura»

L’uscita di scena annunciata da Beltotto, presidente del Teatro Stabile Veneto chiama in causa istituzioni e imprenditoria. Gli appelli per ricucire lo strappo

Cristiano Cadoni
Teatro Stabile del Veneto, Beltotto annuncia di lasciare e il mondo della cultura apre il dibattito
Teatro Stabile del Veneto, Beltotto annuncia di lasciare e il mondo della cultura apre il dibattito

 

La poltrona di presidente della Fondazione Teatro Stabile del Veneto è quasi un dettaglio nella partita aperta da Giampiero Beltotto, che quella poltrona si dice pronto a lasciarla - e in tempi rapidi - purché si faccia chiarezza sul futuro di quello che oggi è il quarto teatro in Italia. L’annuncio di un’imminente uscita di scena, l’appello alle istituzioni perché non lascino a metà un percorso di successo, la denuncia di uno scarso sostegno da parte del mondo imprenditoriale non sono passati sotto silenzio.

E chiamano in causa tutti i livelli, dalla politica romana, che forse su quella poltrona ha messo gli occhi, a quella regionale, che anche in questo nuovo mandato ha dimostrato con la ripartizione degli assessorati di non ritenere strategico il settore, fino alle imprese locali, che delocalizzano le sponsorizzazioni verso altri settori, il sociale quasi sempre prima della cultura.

Paolo Giaretta
Paolo Giaretta

«Al di là delle vicende personali, Beltotto ha sollevato proprio una questione politica», riflette Paolo Giaretta, ex sindaco di Padova, ex senatore e saggista.

«La domanda è questa: alle istituzioni interessa avere un teatro di eccellenza? Se la risposta è sì, bisogna investire di conseguenza. E lo stesso interrogativo si può allargare alla musica, riferendosi per esempio al sostegno che si dà all’Orchestra di Padova e del Veneto. La Regione nel precedente mandato aveva accorpato l’assessorato alla cultura con quello all’agricoltura, stavolta l’ha messo insieme alla formazione professionale, come se non ci fosse la consapevolezza che si tratta di un settore strategico per la crescita della comunità e anche dell’economia e per l’immagine internazionale del Veneto». Se poi si sposta il fuoco del ragionamento sullo scarso - o presunto tale - sostegno alla cultura dal mondo economico, Giaretta è un po’ meno severo: «Gli imprenditori investono nell’università, nel sociale, non si tirano indietro. Ma se anche lo facessero di più a favore della cultura, non possono sostituirsi alle istituzioni, dalle quali semmai c’è da aspettarsi un esempio. Mi auguro che questo allarme lanciato da Beltotto porti ad affrontare il problema, a prescindere da come si concluderà la sua vicenda personale».

C’è una comprensione diffusa per la mossa di Beltotto, della quale si coglie l’intenzione di base: fare chiarezza.

Annalisa Carrara
Annalisa Carrara

«È una fase in cui le cose stanno cambiando», attacca Annalisa Carrara, attrice, fondatrice di Arteven, consulente di prosa del Teatro comunale di Vicenza e membro del comitato scientifico del Teatro Stabile del Veneto. «In Regione c’è stato un cambiamento, a Venezia ci sarà, si capisce che fare chiarezza sugli obiettivi è più che mai necessario. Se non succede, è comprensibile che Beltotto possa voler lasciare». Anche per Annalisa Carrara il problema di fondo è «non capire la funzione della rete culturale e dello spettacolo».

E questo chiama in causa le istituzioni ma anche il mondo economico, che «spesso investe in fondazioni private, ma senza accompagnare veramente processi di crescita, strategie di sviluppo». Il risultato è che «non ci sono fondi sufficienti per sostenere iniziative culturali» e che «in uno scenario così stravolto come quello che viviamo e in cui le cose sono più difficili di una volta, nella cultura sono doppiamente difficili». La conclusione: «Beltotto ha fondate ragioni di lanciare un segnale. Fossi in lui», conclude Carrara, «farei la stessa cosa».

Giovanna Cordova è l’anima di Tema Cultura
Giovanna Cordova è l’anima di Tema Cultura

Si tiene fuori dal campo della politica, invece, Giovanna Cordova, regista, autrice di testi teatrali, direttrice artistica del festival Mythos a Treviso («Non conosco abbastanza le cose per esprimermi»). Ma sul teatro e sulla cultura sente di avere qualcosa da dire: «Quello che hanno fatto Beltotto e la squadra dello Stabile in questi ultimi cinque anni è enorme. E credo che abbia avuto anche un buon sostegno dal mondo economico, almeno a livello di associazioni come Confindustria. Semmai il problema dello scarso sostegno esiste quando si sposta l’attenzione sui singoli imprenditori, soprattutto quelli più piccoli. Ma questo ha a che fare con le caratteristiche dell’imprenditoria veneta che hanno origini antiche e dovremmo tornare indietro nel tempo per trovare spiegazioni al di là del fatto contingente. Io da addetta ai lavori mi auguro che non si butti via il lavoro di questi anni, che si continui a crescere e che la vicenda si possa chiudere trovando un modo per garantire più attenzione per un’istituzione così importante». —

 

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