Il cinema dissidente al Trieste Film Festival
Torna dal 16 gennaio la rassegna dedicata agli autori dell’Europa centro orientale. Tra i più attesi il russo Serebrennikov e la polacca Holland. Oltre 120 appuntamenti

Sarà la prima volta a Trieste per un cineasta tra i più feroci oppositori del regime di Putin, posizione che ha pagato con pesanti ripercussioni sulla vita personale e professionale: non solo Kirill Serebrennikov è stato arrestato, ma il cinema che aveva creato a Mosca, il Gogol, è stato distrutto, cancellato per sempre dal regime.
Prima volta anche per la giovane vincitrice del Premio Leone del Futuro a Venezia Nastia Korkia, con un film che è il racconto di un’apparentemente tranquilla estate coi nonni di una bambina nella campagna russa, mentre sullo sfondo la guerra racconta un presente ben diverso: Short Summer è il titolo dell’opera prima di questa giovanissima autrice anch’essa dissidente fuggita dal suo paese.
E, in tema di esordi, non mancherà uno dei migliori del 2025, storia di lutto e rinascita di una famiglia serba che inizia come un documentario tramutandosi in fiction dove gli attori sono i familiari del regista: è Wind, talk to me di un autore indipendente serbo, Stefan Đorđević.
I grandi festival non l’hanno capito mentre loro, invece, sì: l’hanno amato, voluto e lo presenteranno tra i grandi protagonisti della 37a edizione del Trieste Film Festival, il più importante appuntamento italiano con il cinema dell’Europa centro orientale. Diretto da Nicoletta Romeo, si svolgerà dal 16 al 24 gennaio con oltre 120 eventi tra film, documentari, corti, masterclass e incontri con i protagonisti, dai maestri agli esordienti, e con le loro storie, capaci di creare ponti tra Est e Ovest. Il tutto senza contare When East Meets West, divenuto uno degli appuntamenti chiave del panorama internazionale con la carica di 600 professionisti e addetti ai lavori pronti a partire da oltre 50 nazioni per il capoluogo giuliano, magari per gettare le basi a qualche opera cinematografica del futuro.
Il festival, come annunciato dalla presidente di Alpe Adria Cinema Monica Goti, si snoderà principalmente nelle sedi del Politeama Rossetti, del Teatro Miela e del cinema Ambasciatori, più altre disseminate per la città ad ospitare la miriade di eventi collaterali tra mostre, presentazioni di libri, concerti e visite guidate. Nove le giornate, 36 i paesi rappresentati, alcuni anche extra-europei, tre le sezioni competitive con i concorsi internazionali, dove il festival presenterà 8 lungometraggi in gara, 10 documentari, 14 cortometraggi, 6 titoli italiani (per il Premio Salani); e ancora le sezioni tematiche Visioni Queer, Wild Roses dedicata all’entusiasmante new wave delle registe slovene, la retrospettiva Il secondo turno: compagne al lavoro e il TSFF per i piccoli.
«Quest’anno ci limitiamo a dare qualche spunto - chiarisce la direttrice - visto che il programma è immenso. Se però dobbiamo fare una scommessa, ecco un paio di film imperdibili: inauguriamo venerdì 16 al Teatro Miela con l’anteprima italiana di una signora del cinema polacco, autrice che ha vissuto una parte della sua vita a Praga, da dissidente e testimone del’68: Franz di Agnieszka Holland non è un biopic classico su Kafka bensì caleidoscopico, personale e filtrato attraverso la sua arte, selezionato per la Polonia agli Oscar 2026. Ad aprire i concorsi sarà invece il 20 al Rossetti Kirill Serebrennikov con La scomparsa di Josef Mengele, biopic romanzato che racconta la fuga e la clandestinità del terribile medico nazista “angelo della morte” nell’America latina e l’incontro col figlio cui dovrà confrontarsi. Kiril sarà con noi anche per una masterclass la mattina seguente sempre al Rossetti, a cui siete tutti invitati».
Tra gli imperdibili, Romeo segnala poi Due procuratori già in concorso a Cannes, il 22 al Rossetti in anteprima italiana, storia paradossale e kafkiana firmata Sergei Loznitsa, «grande autore apolide in cui convivono tante culture di stampo sovietico, anche se il suo vero passaporto è il cinema».
La novità è che, dopo tanti documentari, questo è il suo ritorno alla fiction. Tra le altre importanti voci del cinema dell’Europa contemporanea, Trieste Film Festival presenterà poi i nuovi lavori di Ildikó Enyedi, Šarūnas Bartas, Christian Petzold. A chiudere il festival, il 24 gennaio, sarà infatti Enyedi, «grandissima autrice del cinema ungherese contemporaneo al festival col suo film già premiato a Venezia quest’anno. Silent friend, il 24 al Rossetti, parla di desiderio e sensualità, anche se in modo anomalo: non riguarda le persone ma le piante, in un film insolito ambientato in una città medievale tedesca e in tre epoche storiche diverse».
Irrinunciabile anche il racconto delle quattro ragazze separate dal tempo ma unite da un luogo, la fattoria dove trascorrono la loro giovinezza, e da un trauma che riemerge. Il suono di una caduta è la visionaria opera seconda della tedesca Mascha Schilinski, Premio della giuria a Cannes e in shortlist agli Oscar 2026 nella categoria Miglior film internazionale: sarà presentato al Politeama Rossetti il 21 gennaio. —
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