Tiziano, due mostre a Pieve di Cadore per i 450 anni dalla morte

Per l’occasione arriva da Ancona la Pala Gozzi: nuovi confronti e linee di indagine e ricerca

Camilla Gargioni
Un particolare della Pala Gozzi in arrivo da Ancona per la grande mostra su Tiziano a Pieve di Cadore
Un particolare della Pala Gozzi in arrivo da Ancona per la grande mostra su Tiziano a Pieve di Cadore

La Pala Gozzi di Tiziano è una sfida per l’occhio di chi la osserva. Non basta ammirarne la composizione, con le figure monumentali che si stagliano della Madonna, San Francesco, Gozzi e San Biagio. Bisogna avvicinarsi, scrutare a fondo al centro di questa triade: sotto un ramo di fico, fa capolino un paesaggio di incredibile modernità.

Sono le architetture dell’area marciana di Venezia: si distinguono palazzo Ducale e punta della Dogana. Ed è proprio da questo paesaggio incastonato nella Pala Gozzi che nasce la curiosità di ricerca dietro alla mostra dossier “Tiziano e il Paesaggio. Dal Cadore alla Laguna: la Pala Gozzi e la Sommersione del Faraone”. L’esposizione aprirà dal 23 gennaio al 29 marzo a Pieve di Cadore, nel palazzo della Magnifica Comunità di Cadore, con media partner Nem, il nostro gruppo editoriale.

La spinta viene dai 450 anni dalla morte di Tiziano (1488/90-1576) e dalla volontà di far partire un nuovo volano di ricerche dalla sua terra natale, Pieve di Cadore, fino alla città dove ha ritrovato casa, Venezia. Ecco quindi due mostre, entrambe ideate dallo storico dell’arte Bernard Aikema e curate da Thomas Dalla Costa, la prima già dal 23 gennaio la seconda in estate, che saranno seguite da un convegno di studi a inizio 2027.

Un autoritratto di Tiziano
Un autoritratto di Tiziano

Il paesaggio

La prima esposizione prende forma da un confronto tra la Pala Gozzi (1520) di Tiziano, dipinto di quasi tre metri e mezzo di altezza in prestito dalla pinacoteca civica di Ancona, unico con la firma “Titianus Cadorinus”, e la xilografia Sommersione dell’esercito del Faraone nel Mar Rosso (1515 ca.), incisa da un intagliatore anonimo su disegno di Tiziano composta da dodici blocchi. «Abbiamo scelto di sviluppare il tema di Tiziano e il paesaggio come nuovo progetto per la fondazione centro studi Tiziano e Cadore», ha sottolineato Aikema , presentando la mostra all’Ateneo Veneto a Venezia, «soprattutto a inizio carriera, Tiziano ha stimolato una nuova rappresentazione del paesaggio, fra le montagne cadorine da una parte e la laguna dall’altra».

È a partire dal paesaggio che si innesta la comparazione tra la pala e la xilografia: due città, una iconica e immediatamente riconoscibile, l’altra immaginaria e dai contorni quasi gotici.

«Le due opere sono accomunate dalla presenza di città marine», argomenta Dalla Costa, «quella dipinta è un ritratto di Venezia, l’altra è una città immaginaria, diremmo foresta». Il parallelismo si arricchisce anche di sfumature politiche: nella pala la Madonna viene legata a Venezia che riprende il dominio sull’Adriatico, e dunque il ritorno dei dazi nei confronti di Ancona, “impersonata” da San Francesco sulla sinistra, mentre a destra il committente Gozzi e San Biagio rappresentano i viaggi dei mercanti. Nella xilografia, invece, gli studiosi leggono nel popolo ebraico i veneziani che riescono a salvarsi dalla furia dell’esercito imperiale (egizio nella xilografia), grazie alla protezione garantita dalla laguna (mare).

«Si potrà anche vedere la parte posteriore della pala», anticipa Dalla Costa, «è una tavola sul cui retro sono presenti scarabocchi di Tiziano di qualità dissimile tra di loro».

Non solo significati ma anche significanti: l’altro aspetto su cui si vuole dare una nuova interpretazione è quello del colore. «La pala è una festa di colori, ma lo è anche la xilografia con un esercizio virtuosistico dell’utilizzo del bianco e del nero che fa pensare a Dürer», commenta Aikema, «Tiziano abitava con il fratello, vicino a Rialto: lì conosce queste enormi xilografie. E sempre a Rialto ha vissuto Dürer: si aprono nuove dimensioni che questa mostra vuole suggerire».

Rispetto ai colori della pala, invece, la suggestione è che non si tratti di un tramonto, bensì di un’alba. Di nuovo, si aprono nuovi orizzonti interpretativi per opere coeve e non, insomma un trampolino per nuove ricerche. Il lavoro di “scavo” e di analisi, di confronto e di ricerca, trova poi sintesi nel catalogo, che verrà edito da Zel.

E le Olimpiadi

La mostra, promossa dalla Magnifica Comunità di Cadore insieme alla fondazione Centro Studi Tiziano e Cadore, si lega anche alle Olimpiadi oltre che all’anniversario tizianesco. Nel frattempo, ad Ancona, verrà esposta l’Annunciazione Malchiostro, prestata dalla Cattedrale di Treviso. A rafforzare il circuito di scambi, c’è anche Save Venice: «Stiamo lavorando a un nuovo restauro con le Gallerie dell’Accademia di Venezia di 19 tavole di Tiziano e bottega», ha ricordato la direttrice di Save Venice Melissa Conn. Tra le iniziative per i 450 anni, verrà anche riaperta la casa natale di Tiziano a Pieve di Cadore dopo un anno di restauri. Nuove interpretazioni, nuovi percorsi di scoperta. —

 

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