
Sanremo, promossi e bocciati: i nostri voti di questa edizione del Festival
Sanremo è uno straordinario musical, che qualche volta riesce meno bene, sia chiaro, però sa sempre come gestire centinaia di artisti dando loro il ritmo: magari l’Italia avesse lo stesso metronomo
Facendo due conti, viene fuori che Sanremo 76, nonostante l’avvio enfisemico, ha finito per tirarsi su. Come il malato sollevato dalla pillola giusta. In finale il raccolto è un 68 per cento di share che fa rumore, con l’Auditel a certificare oltre undici milioni: numeri che rimettono in asse anche il format più notarile. Ma serviva davvero quel corposo plotone di reggileggio al servizio della litania da presentazione?
Se la Rai avesse puntato fiches pesanti su un very very international big, invece di assoldare mezzo mondo, avrebbe goduto di luce riflessa senza svenarsi in bolletta. Possiamo dirlo con onestà? S’è percepita un’abbondanza di tiratori scelti per quest’ultima edizione contiana. Bersaglio mobile: Laura Pausini, la cui unica colpa è di aver scelto lo stilista sbagliato. Probabilmente Carlo l’ha tenuta stretta, quasi compressa - lo si è colto - forse spaventato dal suo celebre “Porca vacca” fuori protocollo. Poi le avrà detto: vabbè, dai, mollati. Molto meglio. Molto.
È facile demolire il lavoro degli altri quando sei sul divano e ravani nel sacchetto del popcorn. Sanremo è uno straordinario musical, che qualche volta riesce meno bene, sia chiaro, però sa sempre come gestire centinaia di artisti dando loro il ritmo: magari l’Italia avesse lo stesso metronomo. Normale fare le pulci al carrozzone, è uno sport nazionale, ma nel finale ci si deve comunque inchinare. Mai come stavolta l’odore acre della guerra ha invaso un teatro solitamente profumato da lacca e diplomazia, mentre il dolore - nei decenni - sì, quello sì, è comparso spesso. La gestione è stata da manuale.
Infine, i voti: non li amiamo i voti, ma aiutano a fare ordine nel caos.
Carlo Conti – 7
Un presentatore istituzionale, che sa stare dietro l’ospite; è un uomo gentile e benvoluto. C’è una netta percezione di ciò. Ha costruito festival migliori, ma crediamo non sia facile interfacciarsi con le vertiginose altezze Rai.
Arisa – 8
Vinse con Sincerità nel 2009, altra era geologica. La voce è un piacere ascoltarla: strepitosa la versione, nella serata cover, di Quello che le donne non dicono con il coro del Regio di Parma.
Bambole di pezza – 8
Una scarica rock indispensabile su quel palco a volte inflazionato dai trallalà e dai trallalero. Resta con me picchia e fa ballare.
Chiello – 6
E chi è? Lo hanno pensato in molti. Ti penso sempre scivola nel quasi melodico. Se l’ascolti cinque volte ti entra in testa.
Dargen D’Amico – 5
Con Dove si balla sollevò il pavimento dell’Ariston, mentre AI AI passa quasi inosservata. A parte il look da parquet e quello da “giro in casa senza riscaldamento”.
Ditonellapiaga – 9
Che fastidio! è l’inno di tutti noi, un manifesto generazionale. Margherita è energia pura. Speravamo vincesse. Venderà dischi a palate.
Eddie Brock – 6
Si emoziona e ringrazia il pubblico con spontaneità. Carino lui. Avvoltoi non è malaccio, ma arriva ultima.
Elettra Lamborghini – 8
Il vestito della finale è da Elettra, nel bene e nel glitter. Voilà è un motivetto da sotto la doccia. La simpatia della sprintosa Lambo va premiata.
Enrico Nigiotti – 7
Un cantautore di origine controllata al suo terzo Sanremo. Ogni volta che non so volare è una melodia perfetta per gli ultimi spiccioli di un film sentimentale.
Ermal Meta – 6
Quarta volta in Liguria e il canto popolare Stella stellina è contro la guerra. Più il messaggio del resto.
Fedez e Masini – 8
Male necessario l’ascolti volentieri. Marco canta, Fedez parla. Ma il duo funziona.
Francesco Renga – 7
Finisce nelle retrovie, mentre la bellissima Angelo è un ricordo lontano. La classe è immutata.
Fulminacci – 7
Una sorpresa il debutto di Filippo Uttinacci. Bella Stupida fortuna, melodia che resta.
J-AX – 7
Italia Starter Pack è una ballata country che non è stata capita.
LDA e AKA7EVEN – 5
Stesso discorso di Chiello. Poi si è scoperto che LDA è figlio di D’Alessio. Mah.
Leo Gassmann – 5
Gran voce, ma Naturale è poca cosa. Polemica evitabile con Morandi.
Levante – 7
Sei tu non è sanremese, ma lei sa cantare e affascinare.
Luchè – 5
Si perde tra i trenta. D’altronde il titolo è Labirinto.
Malika Ayane – 7
Cantante vera, di gran classe. Animali notturni non è affatto male.
Mara Sattei – 5
Le cose che non sai di me è graziosa, ma anonima.
Maria Antonietta e Colombre – 7
I due fanno allegria e La felicità e basta convince assai.
Michele Bravi – 5
C’era Michele Bravi? In questo Sanremo non si è visto.
Nayt – 5
Debuttante con Prima che: un rap senza energia.
Patty Pravo – 4
La storia è immensa, però straccia il capolavoro di Paoli. Nelle cover. Forse anche basta.
Raf – 6
Quinto festival: un grande che non ha lasciato il segno.
Sal Da Vinci – 6
Torna dopo 17 anni e vince. Canzone furba, ma c’era di meglio.
Samurai Jay – 5
Un inno alla sana ambizione che resta lì.
Sayf – 8
Bravo il ragazzo. Voce e personalità. Tu mi piaci tanto è perfetta per Sanremo.
Serena Brancale – 7
“Vincerà lei”, dicevano. Invece, è rimasta per strada con una gomma bucata. Peccato.
Tommaso Paradiso – 8
I romantici è un gran brano: e non è stato capito.
Tredici Pietro – 7
Si muove come suo padre Gianni. Ha personalità.
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