Roberta Durante: «Nel mio Taccuino per Scrittori i ricordi trasformano i luoghi»

L’autrice trevigiana porta uno spettacolo poetico in tour. Le date da Marghera a Trieste e Vittorio Veneto

Nicolò Menniti Ippolito
Roberta Durante
Roberta Durante

Tra i protagonisti del Salone del Libro di Torino c’è anche Roberta Durante che ha presentato in anteprima il suo reading intitolato, come il suo ultimo libro, Taccuino per scrittori di cartoline. Saluti e baci dal mai (Kellerman, p.160, 18 euro). Dopo la raccolta di poesie, I bimbi sperduti, edita da Einaudi, la scrittrice trevigiana torna con un curioso testo in prosa, a metà tra il libro di viaggio e l’antologia di racconti. Il reading saràal Vapore a Marghera (21 maggio), a Trieste 4 giugno), alla Casa Parise di Salgareda (7 giugno), al Django di Treviso (12 giugno).

La copertina del libro
La copertina del libro

Come è stato passare dalla poesia alla prosa?

«Il passaggio è stato naturale: credo che nella prosa si intraveda ancora una traccia evidente della mia scrittura poetica. Chi ha letto le mie poesie ritrova infatti lo stesso sguardo e la stessa sensibilità. Allo stesso tempo ho avvertito una necessità diversa: nella poesia si tende a condensare, a trattenere le immagini, mentre qui ho potuto dilatare il discorso, aprire l’orizzonte e soffermarmi più a lungo sulle cose».

Il testo raccoglie una serie di cartoline da tanti luoghi diversi: ogni città è raccontata da un punto di vista diverso, ma sempre all’insegna della nostalgia.

«Questo libro nasce proprio dai ricordi: ho iniziato a raccoglierli più di dieci anni fa, attingendo a esperienze che risalgono persino all’infanzia. In un certo senso lo scrivo da sempre. Questa nostalgia si è intrecciata con le letture di viaggio, da Goethe a Virginia Woolf, fino a un libro di Murakami che mi ha colpita molto. Lì ho ritrovato un’espressione che descrive perfettamente ciò che cercavo: una “nostalgia senza senso” generata dai paesaggi. È qualcosa di profondamente soggettivo, perché il ricordo trasforma i luoghi e li rende quasi irriconoscibili. Nel momento in cui li immaginiamo, esistono davvero».

Ogni ritratto di luogo sembra nascere da una sensazione più che da una descrizione.

«Parto sempre da una percezione: un odore, un suono, una frase colta per caso. Tutto si mescola e crea un vortice che si deposita dentro di me, finché diventa parola. Scrivo per capire ciò che non comprendo; la scrittura non spiega, ma espone. Anche per questo scrivo a mano: ho bisogno di un passaggio fisico tra pensiero e parola, come se il corpo partecipasse al processo creativo».

Anche in queste prose, come nelle raccolte poetiche domina un tono leggero, quasi giocoso.

«Mi fa piacere si parli di leggerezza, più che di ironia. Penso a una frase di Patrizia Cavalli: “Raccontare con leggerezza qualsiasi tristezza”. È fondamentale, altrimenti il peso del mondo sarebbe insostenibile. La scrittura è anche gioco: combinare, smontare, ricomporre. Ma non esclude il dolore, anzi spesso parte proprio da lì. Mi interessa tenere insieme gli opposti - gioia e sofferenza, amore e morte - senza escludere nulla».

Sono molto presenti il Salento, la terra paterna, e il Veneto in cui è sempre vissuta. Lo sguardo è diverso?

«Forse sì. Il Veneto è il luogo in cui vivo, quindi rappresenta una presenza quotidiana, stabile. Il Salento invece è il luogo del ritorno, e quindi della nostalgia. La differenza sta lì: si può essere nostalgici solo di ciò da cui ci si allontana. C’è un terzo spazio per me fondamentale, un richiamo anche verso luoghi che non ho mai vissuto, soprattutto a Est, verso i Balcani e oltre. Forse c’entra il mio amore per le fiabe: in quei territori ritrovo le radici di un immaginario poetico che mi appartiene profondamente».

Il libro è diventato un reading.

«È uno spettacolo poetico. Unisce testi diversi, poesie e prosa, con una struttura teatrale fatta di dialoghi e personaggi. La musica ha un ruolo importante, grazie a un organetto di Barberia che accompagna la lettura. Il progetto nasce anche da un paradosso: il desiderio di essere qualcosa di diverso - una rockstar o una romanziera di successo - rispetto a essere poetessa come invece inevitabilmente sono. Comincia con una ballata che ho scritto a partire dal personaggio di Jules Vene che al contrario era un romanziere di successo, ma avrebbe voluto essere un poeta».

 

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