Biennale Architettura 2026, Wang Shu e Lu Wenyu: «Coesistenza e memoria al centro della mostra»

“Do Architecure – La possibilità di coesistenza nella realtà reale” è il titolo della 20esima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale: sarà anche la prima edizione trilingue con il cinese

Camilla Gargioni
I curatori Wang Shu e Lu Wenyu
I curatori Wang Shu e Lu Wenyu

“Do Architecure – La possibilità di coesistenza nella realtà reale” è il titolo della 20esima Mostra Internazionale di Architettura della Biennale, svelato dalla Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian. I curatori sono gli architetti cinesi Wang Shu e Lu Wenyu, che hanno dato una prima lettura del loro progetto per la Biennale che aprirà l’8 maggio dell’anno prossimo.

Il giardino in armonia

La chiave è quella di un giardino in armonia, dove possano convivere memoria e innovazione, difficoltà e voglia di futuro. «Fare architettura significa affrontare la coesistenza reale della nostra società contemporanea», spiegano Wang Shu e Lu Wenyu, «ci sono sempre più incertezze, i cambiamenti sono velocissimi, spesso c’è troppa concettualizzazione. Dobbiamo tornare a un concetto più autentico di architettura».

Uno sguardo internazionale, ma strettamente legato anche a Venezia: «Faremo in modo che non sia una città invisibile. Qui è nata la Carta di Venezia, che ha influenzato tutto il mondo sulla protezione dei siti più importanti, non vogliamo sia», sottolineano i curatori, «questa convergenza sarà difficile, ma Venezia è una città unica».

Buttafuoco: «Scrivere la storia»

Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, sottraendosi alle polemiche della Biennale Arte attualmente in corso e alla futura visita del ministro alla Cultura Alessandro Giuli, mette in evidenza il nesso tra la Biennale Architettura che vedremo e la prima, nel 1980, di Paolo Portoghesi, “La presenza del passato”.

«La Biennale è un libro di geografia il cui compito è scrivere la storia», afferma Buttafuoco, «ringrazio Paolo Portoghesi per l’intuizione e il segno che ha lasciato. E perdonatemi se lo ringrazio anche per la moschea di Roma (Buttafuoco è convertito all’Islam, ndr). Con la Biennale vogliamo immettere un elemento di novità. Non lo vivo come un obbligo, è la necessità di dialogare con le realtà vive».

Poi, per la prima volta, la Biennale Architettura sarà trilingue: insieme all’italiano e all’inglese, verrà introdotto anche il cinese.

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