Film al cinema: “Michael” divide le sale, “La più piccola” convince tra identità e conflitti

È arrivato in sala il biopic su Michael Jackson, ma la musica “copre” tutto. Nadia Melliti (miglior interprete femminile a Cannes) è la protagonista di “La più piccola” di Hafsia Herzi: vietato ai minori di 14 anni con polemica

Marco Contino, Michele Gottardi
MICHAEL, il film
MICHAEL, il film

Antoine Fuqua dedica al «Re del pop», Michael Jackson, un biopic che punta tutto sulla musica ma che dimentica di raccontare il personaggio. Una vera e propria agiografia con l’evidente scopo di riabilitarlo moralmente e ricordarlo artisticamente, a 17 anni dalla sua scomparsa. Hafsia Herzi dirige “La più piccola”, un film sulla ricerca di identità, l’affermazione di sé e la conflittualità che lacera la coscienza di una giovane ragazza musulmana che si scopre attratta dalle donne, nel difficile percorso in cui le pulsioni si scontrano con la fede, la famiglia e la società.

MICHAEL

Regia: Antoine Fuqua

Cast: Jaafar Jackson, Juliano Valdi, Nia Long, Laura Harrier, Miles Teller

Durata: 127’

Voto: 5

I biopic, ovvero i film biografici, sono da sempre discussi per il taglio che danno alla ricostruzione del personaggio, spesso troppo accondiscendenti, a volte fin troppo critici. Non sfugge a questi estremi nemmeno il film che Antoine Fuqua dedica a Michael Jackson, “Michael”, appunto. Regista specializzato in action movie, come il più celebre “The Training day” che è valso a Denzel Washington il premio Oscar come miglior attore protagonista nel 2002, Fuqua qui cambia decisamente genere e approda a un biopic che in realtà si trasforma progressivamente in un musical.

Un film che è ampiamente nel solco dell’american dream, del grande sogno che vede una famiglia afroamericana e proletaria assurgere alla gloria del pop, prima con il complesso di famiglia, i celebri Jackson Five, e poi con l’astro nascente, il solista del più giovane dei fratelli, Michael. La storia del film inizia con i primi concerti “adolescenziali” della band, controllata più che guidata dal padre padrone, e si ferma al 1987, al grande concerto a Wembley, lasciando prefigurare con quel «to be continued» un sequel che giunga fino alla drammatica morte del 2009, a nemmeno 50 anni.

Che profilo appare, dunque, del re del pop dal film di Fuqua? È evidente sin dalle prime sequenze che ci troviamo di fronte a un santino, bello, ben girato, con ottimi interpreti (soprattutto “i Michael”), ma assolutamente agiografico. Il film, che è stato approvato e in parte finanziato dai Jackson, ha un evidente scopo: riabilitare moralmente e ricordare artisticamente Michael, a 17 anni dalla sua scomparsa. Delle sue difficoltà esistenziali vi è solo qualche accenno al duro rapporto col padre, primo impresario a livello patriarcale, dal quale si sgancia con un fax del suo nuovo agente, l’avvocato Branca.

Nulla viene detto, nemmeno in modo sfumato, sulle sue “disavventure” pedofile, anche solo per smentirle. La star è dipinta come un eterno Peter Pan in cerca di trovare la sua Neverland, contornandosi di animali esotici e di giochi di ogni genere, un eterno bambino che cerca di portare felicità a bambini ammalati o disagiati. Ma la sua vita fu anche altro: qui invece, con l’evidente intento di ricordare le sue canzoni, questo non c’è, mentre la musica sì, prorompente e trascinante dalle prime sequenze. Piacerà agli adolescenti, in fondo è fatto per loro, per aiutarli a essere vincenti, come il mantra che ripete il padre a Michael bambino.

(Michele Gottardi)

LA PIÙ PICCOLA

Regia: Hafsia Herzi

Cast: Nadia Melliti, Park Ji-min, Amina Ben Mohamed, Melissa Guers, Rita Benmannana

Durata: 106’

Voto: 6,5

Fatima è una diciasettenne di origine algerina che vive nelle banlieue parigine, gioca a pallone, indossa spesso un cappellino - quasi come un elmo - ed è una buona musulmana. Eppure, non trova il proprio posto nel mondo.

 

Si scopre attratta dalle altre donne ma le sue pulsioni si scontrano con la fede, la famiglia e la società in un cortocircuito che la lacera dentro. Adattando l’omonimo libro di Fatima Daas, “La più piccola” diretto da Hafsia Herzi, è un film sulla ricerca di identità, l’affermazione di sé e la conflittualità che trova il suo fuoco nella interpretazione della bravissima Nadia Melliti (premiata a Cannes), timida e arrabbiata, fragile e fier,a che si muove guardinga tra le app di incontri e locali omosessuali dove fa le sue prime esperienze, prima di una relazione che le farà battere il cuore, soffrire e dubitare.

Herzi sceglie un registro misurato che porta il film lungo sponde inaspettate come nella sequenza del dialogo con l’Imam o in quella finale con la madre che non deflagrano mai in una esplosione o nello scontro ma sono molto coerenti con l’esistenza “galleggiante” di Fatima che non è ancora pronta ad immergersi del tutto in quell’oceano che sono i suoi desideri, l’amore per una famiglia che le vuole bene, le domande su una fede a cui non vuole rinunciare. Forse il tono ovattato, alla lunga, nuoce al film ma resta, comunque, uno dei possibili approcci a un tema che poteva prendere derive da logoro coming of age o, peggio, da manifesto teologico, politico e sociale militante. Invece, quella di Fatima è vissuta come una storia universale, la presa di coscienza di una qualsiasi giovane ragazza che muove i primi passi nella comprensione del suo essere più profondo, a prescindere dalla religione e dalla città in cui vive.

Con un finale sospeso: due calci a un pallone prima di una partita lunga tutta una vita. Il film è stato (inopinatamente) vietato ai minori di 14 anni: Fandango, la società distributrice, ha comunicato di avere presentato ricorso contro la decisione della Commissione del Dipartimento per le attività culturali, incaricata della classificazione delle opere cinematografiche.

(Marco Contino)

 

 

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