Raiuno riaccende Canzonissima: Milly Carlucci tra nostalgia e tecnologia
Dopo mezzo secolo torna il varietà che ha fatto la storia della TV. In gara Arisa, Elio e Irene Grandi. Riuscirà l'ombelico della Carrà a sfidare l'era dei social?

Dici “Canzonissima” e si sblocca un ricordo: Raffaella Carrà. Lei resta il simbolo dell’epico programma Rai — in onda dal 1958 al 1974 — anche se la battaglia con Delia Scala è all’ultimo plié: entrambe showgirl di epoche diverse, certo, ma entrambe con la danza nei muscoli e il fascino inalterabile di Venere.
Lo sapete che torna? Sì? Come, chi! “Canzonissima”. Ma va’? Eccome no. Da domani sera, alle 21.30, su Raiuno. Con Milly Carlucci.
“Ballando con Canzonissima?”. Non sarà così, ma sale un dubbio.
Se ne stava in silenzio da cinquantadue anni quel varietà canoro abbinato alla Lotteria Italia, che si presentò quattro anni dopo la grande invenzione della Tv, fece cantare una Italietta tutto sommato felice, merito dell’ingegno dei giganti dell’intrattenimento — prima Garinei e Giovannini, poi Castellano e Pipolo e infine Romolo Siena — e con una purezza di spettacolo che sta ormai su Marte, mentre noi sempre sulla Terra siamo rimasti. Funziona il concetto della distanza?
Sono vuoti i magazzini Rai: di idee e di coraggio. La cara salma, dunque, è stata sollevata dalla bacheca di Techetechete’ per una nuova esposizione serale, con la necessità di risvegliare la nostalgia degli spettatori degli anni Cinquanta, sperando di inoculare nella gioventù una specie di come eravamo. Pie illusioni.
Allora si guardava a Broadway con stupore. Il solo pensiero di ricreare qualcosa di americano in un Paese che rinasceva dalle ceneri e si affidava al cinema neorealista per prendere la rincorsa verso il futuro, era davvero elettrizzante. La radio trasmetteva le canzoni e, per fantasticare, dovevi girare la manopola. V’immaginate la goduria del popolo quando scoprì che le canzoni si potevano anche vedere?
Oggi la sensazione primaria è: ma oltre ai cantanti, c’è qualcun altro che sta in tv? Sanremo si è addirittura triplicato: non ne bastava uno? Aggiungiamo pure i talent dei gorgheggiatori sconosciuti e ci resta cosa?
Raffaella Carrà ballava il “Tuca Tuca” con l’ombelico scoperto. E con Alberto Sordi. Era il 1970, non il Cretaceo, eppure l’idea di un nudo televisivo, anche se era stata superata in parte la fase delle calze coprenti delle Kessler, mise in allerta una penisola piuttosto moralista, al tempo ritmato di “Ma che musica maestro”. Quindi il mantra divenne «Chissà sa se va’, ma sì che va’, e se va tutto cambierà…» e scoprimmo la formula della felicità. Se va, tutto cambia!
Corrado e Raffaella provocavano una familiarità immediata: il gioco della seduzione e dell’ironia. Oggi certe signore televisive diventano Madonne laiche tirate come tavole da surf e illuminate come se la loro faccia fosse lo stadio Olimpico. Mettono distanza, è ovvio.
Eppure la memoria resiste. Risalgono dalle cantine i 45 giri di Tony Dallara, che vinse con “Bambina bambina” nel 1961, di un altro Tony, stavolta Renis, con “Quando quando quando”, e siamo nel ’63, e via correndo incrociamo “Non son degno di te” di Gianni Morandi, 1966, e due successive hit del ragazzo di Monghidoro: “Scende la pioggia” e “Ma chi ne se importa”. E un doppio Massimo Ranieri — “Vent’anni” ed “Erba di casa mia” —. Insomma, la nostra storia.
Gli altri tentativi di riesumazione — come il “Rischiatutto” di Fabio Fazio del 2016 — hanno dimostrato quanto sia difficile riportare in vita certi formati senza svuotarli del loro senso. Non basta colorarli, serve un guizzo.
È qui che si gioca la partita Milly Carlucci: non nel recupero del passato, ma nella sua trasformazione. Perché la televisione se vuole restare viva deve somigliare al presente, non al ricordo.
L’augurio è certamente quello di un successo conquistato dalle ugole che abbiamo in scuderia. Oddio, sono sempre gli stessi: Arisa, Elettra Lamborghini, Michele Bravi, Leo Gassmann, Malika Ayane, appena scesi dal palco dell’Ariston, ai quali si aggiungono Fabrizio Moro, Elio e Le Storie Tese, Enrico Ruggeri, Irene Grandi e Fausto Leali. Lo show moderno promette tecnologia imperiale.
Basterà in questa ennesima gara da casa tra vecchi nostalgici e giovani sbadati?
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