L’istante in cui la vita cambia direzione: Carmen Laterza racconta il terremoto
Un racconto corale che affonda nelle pieghe dell’esperienza umana. La presentazione il 21 a Pordenone

L’istante in cui la vita cambia direzione senza chiedere permesso nel romanzo in due atti “Polvere”, di Carmen Laterza, coincide con il 6 maggio 1976, quando la terra del Friuli si spezza e con essa le certezze di un’intera comunità. Da quel minuto sospeso prende il via un racconto corale che non si limita a restituire la cronaca del disastro, ma affonda nelle pieghe dell’esperienza umana, là dove il dolore si intreccia alla dignità e la perdita si trasforma, lentamente, in possibilità di ricostruzione.
«Volevo raccontare una storia collettiva, la forza di una comunità – spiega l’autrice – perché ciò che resta in piedi, alla fine, non sono i muri ma le persone». Parole che restituiscono il senso profondo dell’opera e che trovano piena coerenza nelle pagine del romanzo, attraversate da una tensione continua fra distruzione e rinascita, fra smarrimento e responsabilità condivisa.
Carmen Laterza, nata e cresciuta a Pordenone, dove vive tuttora, è una scrittrice e divulgatrice specializzata in narrativa storica e fondatrice del progetto editoriale Libroza.
Aveva solo due anni nel 1976 e non conserva ricordi diretti del terremoto, ma è cresciuta fra la testimonianza dei genitori, che vivevano allora in viale Marconi– notti passate in macchina, la paura diffusa – e quelle ascoltate a scuola, dove la maestra, che ci teneva a trasmettere la memoria popolare del Friuli, sottolineava ogni anniversario con qualche racconto. Un’eredità che negli anni si è trasformata nell’esigenza di restituire voce a chi quella tragedia l’ha vissuta.
Il primo volume, “Atto Primo – Il respiro della terra”, si concentra sull’impatto immediato del sisma: le macerie, i soccorsi improvvisati, lo smarrimento che attraversa città e paesi. Fra Gemona e l’Alto Friuli si muovono personaggi di finzione che incarnano esperienze reali: il giornalista arrivato da fuori, che scopre un popolo sconosciuto e impara a raccontarlo; l’amministratore locale travolto dalle responsabilità; le famiglie costrette a vegliare nelle tendopoli; i bambini e i ragazzi che percepiscono la tragedia in modo parziale, quasi sospeso. «I personaggi sono inventati, ma rappresentano ciò che ha toccato l’animo di molti», precisa Laterza, chiarendo la scelta di una narrazione corale capace di abbracciare prospettive diverse.
Nel secondo volume, “Atto Secondo – Il canto dell’alba”, il tempo si allunga e si stratifica: dalla vita nelle tendopoli all’esodo verso le località balneari come Lignano, i cantieri alpini dell’estate 1976 e il lungo inverno della ricostruzione. Qui il racconto si fa ancora più complesso, seguendo la trasformazione lenta ma determinata di una comunità che deve imparare a rialzarsi senza perdere la propria identità.
«C’è stata un’osmosi fra il Friuli e chi è arrivato da fuori», racconta l’autrice, riferendosi ai volontari e agli alpini, spesso provenienti da altre regioni, che hanno contribuito alla rinascita materiale e umana del territorio. Un incontro che ha lasciato tracce profonde, nei luoghi e nelle relazioni.
Accanto alla dimensione pubblica della ricostruzione, Laterza insiste su quella privata e quotidiana: famiglie che si reinventano, legami che si rafforzano o si spezzano, individui costretti a ridefinire sé stessi in un contesto completamente mutato. È in questi dettagli che il romanzo trova la sua autenticità più forte, restituendo una memoria viva e condivisa.
La forza di “Polvere” risiede proprio in questa coralità e nella capacità di trasformare la memoria in narrazione contemporanea, E a cinquant’anni dal sisma, il libro si configura non solo come un omaggio, ma come un invito a riflettere su cosa significhi davvero ricostruire: non solo edifici, ma comunità, identità, senso di appartenenza. Il romanzo, già disponibile su Amazon, sarà presentato al pubblico il 21 maggio, alle 18, nella sala consiliare di Pordenone.
Riproduzione riservata © il Nord Est








