Il Far East Film Festival vince la sfida con 70 mila spettatori a Udine: «Ora servono nuovi spazi»

Bertacche e Baracetti: «Abbiamo raggiunto tutto il mondo». E si pensa già al 2028: un focus sui 30 anni di Hong Kong

Gianpaolo Polesini
Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche al festival
Sabrina Baracetti e Thomas Bertacche al festival

Prima della matematica, che ratifica un bilancio, c’è la partecipazione emotiva: una comunità di settantamila anime che si ritrova all’interno di una città di novantamila abitanti. La mescolanza restituisce un senso di mondo, di umanità in transito, ognuno con una storia diversa da condividere.

Occidente e Oriente si incrociano in un Nord Est italiano che, fino a trent’anni fa, era un luogo improbabile per una stretta di mano fra asiatici ed europei: allora distanti, oggi in frequente comunicazione.“Far East Film Festival” numero 28 ha lasciato ancora una volta molte tracce da esaminare a proiettore freddo.

Lo racconta Thomas Bertacche, insieme a Sabrina Baracetti, timonieri di questa incredibile avventura cominciata nel 1998: «Numeri solidi, entusiasmo diffuso e una sensazione condivisa: il festival ha raggiunto un equilibrio maturo tra qualità cinematografica, partecipazione popolare e impatto sul territorio».

Si diceva di settantamila spettatori, senza contare il pubblico degli eventi cittadini. «Una cifra difficilmente superabile senza un ampliamento strutturale. Il meteo favorevole avrebbe dovuto ridurre le prenotazioni, al contrario sono inspiegabilmente aumentate. Un segnale chiaro della fedeltà e della qualità di una comunità cresciuta negli anni. Gli amici del Feff creano sempre un’atmosfera di costante coinvolgimento. Al termine della proiezione di “Fujiko”, il film dedicato ai sacrifici di una madre single nel Giappone degli anni Settanta, l’attrice protagonista e il produttore non riuscivano a smettere di piangere per un applauso che pareva non finire mai. A tal proposito, sfogliando le schede di voto, la media per pellicola ha superato quella di qualsiasi edizione, attestandosi a 4,6 su 5. Per noi, attenti ricercatori del meglio, è una soddisfazione immensa».

Il glamour non si è certo sottratto alla radiografia finale; anzi, ha rappresentato la cifra di un evento italiano unico in tutto il Vecchio Continente. Grandi registi occidentali non si erano mai nemmeno affacciati sul Far East per uno sguardo sull’Asia, e di questi tempi incerti ciò appare tutt’altro che inutile. Vedere Wim Wenders al fianco del suo attore di “Perfect Days”, Kōji Yakusho, è stato davvero emozionante, se non altro per l’unicità del gesto. Se vogliamo restare nel divismo, altre due stelle d’Oriente hanno scelto Udine per farsi celebrare: la magnetica attrice cinese Fan Bingbing e la leggenda Yuen Woo-ping — anche lui, come Fan e Kōji, destinatario di un Gelso d’oro. È l’uomo che insegnò a Keanu Reeves a evitare le pallottole in “Matrix”.

«Spostiamoci sul web — prosegue Bertacche — per intercettare reel su Instagram con 850 mila visualizzazioni. L’account di Bingbing, con quasi cinque milioni di follower, ha pubblicato servizi fotografici con lo sfondo della nostra città, generando una visibilità elevatissima nell’estremo Est del pianeta».

Il Feff si conferma anche un ottimo motore economico, per il consistente indotto che genera. «Dal punto di vista organizzativo, il limite principale resta quello degli spazi: oltre duemila accreditati a fronte di un teatro da 1.200 posti. L’ipotesi di coinvolgere nuove sale, come il cinema Centrale, va proprio nella direzione di ampliare la capacità senza snaturare l’esperienza».

Comune e Regione hanno sempre sostenuto il “Far East” e «sarebbe disonesto lamentarsi», dice ancora Thomas. «Il tema non è solamente economico: serve una strategia condivisa per valorizzare Udine come città e come comunità».

Forse è prematuro avere già indicazioni per il 2027, ma ci proviamo. «Senz’altro amplieremo la sezione dedicata al Vietnam, un Paese in netta crescita cinematografica e per la prima volta nostro ospite. Vorremmo esplorarlo con maggiore attenzione. Il prossimo anno, poi, ricorreranno i trent’anni dal ritorno di Hong Kong alla Cina. Stiamo pensando a un focus importante dedicato all’ex colonia britannica, nonché ai nomi di rilievo da invitare. Non mi chieda chi sono, perché non glielo dirò mai».

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