La veneta Daniela Scattolin, da Netflix a Rai1: «Orgogliosa di raccontare un’Italia più inclusiva»

Tra cinema e serie internazionali, l’attrice si racconta in vista del debutto in “Buonvino” su Rai1: «Ho lasciato gli studi per seguire la mia strada. Oggi il mio lavoro riflette un cambiamento nella rappresentazione in tv»

Elena GrassiElena Grassi
Daniela Scattolin nella nuova produzione di Rai1
Daniela Scattolin nella nuova produzione di Rai1

Daniela Scattolin, nata 32 anni fa a Thiene da padre ghanese e madre sudafricana e adottata da una famiglia di Scorzè, è la prima attrice italiana afrodiscendente a conquistarsi un ruolo da protagonista, sia nella serie “Zero” di Netflix (2021) che in “The Iris Affair” di Sky (2024).

Sul grande schermo è apparsa nel film “Tolo Tolo” di Checco Zalone (2020) e in “Spiaggia di vetro” di Will Geiger (2025). Il 7 e 14 maggio la vedremo in prima serata su Rai1 tra gli agenti del commissariato di Villa Borghese a Roma nella miniserie poliziesca con Giorgio Marchesi e Serena Iansiti, “Buonvino”, ispirata all'omonima saga di romanzi di Walter Veltroni.

Scattolin, chi è il suo personaggio Ginevra Robotti?

«E’ una ragazza restia a lasciarsi andare, preferisce dare la priorità al lavoro perché il posto se l’è guadagnato. Quando incontra il commissario Buonvino trova l’opportunità di mettere a frutto quello che ha studiato, occupandosi di finanza. Nella sceneggiatura viene da Mestre e prima di Ginevra non mi era mai capitato di fare un provino per un personaggio veneto. Cercavano un’attrice di colore perché c’è la tematica della difficoltà a trovare casa da parte degli stranieri».

 Le è mai capitato di subire discriminazioni nella vita vera?

«Mi ritengo fortunata nel dire di no, ma forse è dipeso dal caso, perché credo che invece, purtroppo, ci siano persone che applicano categorie razziste nel giudicare gli altri. Per calarmi nei suoi panni ho amplificato quello che provavo quando mi è capitato di sentirmi dire: ma come parli bene italiano, sei italiana?».

Come si è preparata invece per essere una poliziotta?

«Poco tempo prima avevo recitato nella serie “The Iris Affair” per Sky Inghilterra, nel ruolo di un’agente sotto copertura e ho seguito un training di addestramento militare che mi è tornato utile. E’ stato un allenamento molto serio sull’atteggiamento del corpo, su come portare un’arma o bonificare una stanza».

Una rappresentante delle forze dell’ordine, donna, di colore, in prima serata nella prima rete della televisione di Stato: che effetto le fa?

«Negli ultimi anni la Rai sta affrontando tanti temi delicati come l’integrazione, senza sottolinearli troppo, che è la maniera più efficace per far passare un messaggio. Ad esempio nella serie “Doc: nelle tue mani” c’è il bravissimo Alberto Malanchino (attore di colore ndr), nei panni di un medico. Si stanno facendo dei passi avanti nella rappresentazione mediatica della multiculturalità, e sono felice di far parte di questo cambiamento».

Com’è stato per lei crescere a Scorzè?

«Sono stati gli anni più belli della mia vita, e non mi stancherò mai di dire che Scorzè e il Veneto occupano una parte serena della mia memoria. Questo territorio mi ha dato il valore del restare sempre con i piedi per terra, permettendomi di affrontare con equilibrio l’instabilità del mondo dello spettacolo. Pensare a Scorzè mi riconnette con le cose basilari della vita: la famiglia e gli amici».

E’ vero che ha mollato la facoltà di Farmacia a Padova ed è scappata a Roma per fare l’attrice?

«Ero già al secondo anno di Università, ma ho sentito che non era la mia strada. Allora ho provato a seguire la mia indole creativa e mi sono trasferita a Roma, dandomi però un limite di tempo. Il mio primo lavoro l’ho trovato proprio in Rai al programma “La Tivù delle ragazze trent’anni dopo", che ha tranquillizzato i miei genitori, grandi fan della Dandini, poi ho fatto le serie “L’ora” su Canale 5 e “Zero” per Netflix. Ho avuto i riscontri che cercavo e non sono più tornata indietro».

Dove la rivedremo?

«Sono nel film “Lo Scuru”, opera prima di Giuseppe William Lombardo, che sta girando in tour per l’Italia, è un thriller filosofico siciliano sul problema delle malattie mentali, un'opera sperimentale, delicata e disturbante allo stesso tempo, è uscito a febbraio e dovrebbe arrivare presto anche in Veneto. Inoltre ho recitato per il film Rai “L’ora di Arianna” del ciclo “Purché finisca bene”, girato a Bassano nel novembre scorso, e questa volta sarò una detenuta in un carcere femminile».

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