Etruschi e Veneti: quei legami sul filo dell’acqua a Palazzo Ducale

La mostra a Venezia: da Pyrgi ad Altino, una storia lunga 700 reperti. Il ministro alla Cultura Giuli: «Venezia luogo ideale»

Camilla Gargioni
L'allestimento della mostra a Palazzo Ducale
L'allestimento della mostra a Palazzo Ducale

Negli strati di storia e lungo le vie d’acqua che hanno cambiato il corso delle civiltà, nei meandri delle ricerche archeologiche, c’è anche spazio per la semplicità. Un volto femminile, colto nella sua immediatezza, contornato da capelli mossi: è la testa di Leucothea, del 350 a.C. circa, in terracotta, proveniente dal pozzo ovest del tempio A di Pyrgi. È il simbolo ideale da cui prende forma la mostra “Etruschi e Veneti. Acque, culti e santuari”, aperta dal 6 marzo nell’appartamento del Doge di Palazzo Ducale (fino al 29 settembre, www.visitmuve.it).

Un viaggio nel segno dell’acqua

Un viaggio nel segno dell’acqua, da Vulci e Pyrgi passando per San Casciano dei Bagni, fino a raggiungere il Veneto con Adria, Montegrotto, Este, Altino. Un percorso che è anche scoperta, con l’esposizione di una cinquantina di reperti inediti da San Casciano.

L'allestimento della mostra a Palazzo Ducale
L'allestimento della mostra a Palazzo Ducale

In totale, la mostra porta nelle sale di palazzo Ducale 750 reperti, di cui 300 veneti. Un patrimonio in miniatura, di ex voto che raccontano usanze, storie intime, relazioni con un mondo altro. Ma anche ricostruzioni di templi e pozzi, per avvicinare il visitatore alle atmosfere del I millennio a.C., alleviando dalla complessità dell’approfondimento archeologico.

Il ministro Giuli: «Venezia luogo perfetto»

La mostra è a cura di Chiara Squarcina e Margherita Tirelli, organizzata dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, con il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici in collaborazione con la Fondazione Luigi Rovati di Milano, che ospiterà un secondo momento espositivo in autunno. All’inaugurazione, ha partecipato anche il ministro alla Cultura Alessandro Giuli, che si è soffermato in particolare sui nuovi reperti provenienti da San Casciano dei Bagni, accolto dal sindaco Brugnaro e dal presidente della Biennale Buttafuoco.

L'allestimento della mostra a Palazzo Ducale
L'allestimento della mostra a Palazzo Ducale

«Mi vanto di essere un “etruscomane”», afferma Giuli, «questa è una mostra da godere a più livelli, scientifico e accademico, ma anche comprensibile seguendo il tema delle acque e del sacro. Venezia, con questo palazzo, è il luogo perfetto per esprimere questa idea». Il ministro poi, come fa spesso, lascia con un consiglio di lettura. «Venezia è una città a statuto speciale per definizione, ma da sempre libera», sottolinea, «è la città di Gualdi e dell’Aurea e Rosacroce. È interessante un libro che ne raccoglie i temi legati all’alchimia, dove l’Europa è “gravida”. Venezia lo è sempre».

I reperti inediti da San Casciano dei Bagni

Tornando nel percorso della mostra, tra i reperti di San Casciano spicca una lamina con giuramento: è una promessa matrimoniale. A giurare sono Iuncus Vergilianus e Sentia Trebonia. Il nome del marito richiama quello del senatore menzionato da Tacito, che venne condannato da Claudio nel 48 d.C. forse per adulterio. Ma ci sono altre storie, nascoste tra i reperti: quelli di più recente scoperta (appena un paio di settimane) sono piccoli oggetti in piombo, con scritte come “L’età di quest’uomo di sciolga come sale”.

Adria e Spina

Non solo San Casciano: ci sono Adria e Spina, con il cratere attribuito al Pittore di Kleophon, databile 430 a.C., con riferimenti al culto di Apollo delfico. «La chiave è la mitologia dell’acqua», afferma Mariacristina Gribaudi, presidente dei musei civici di Venezia, «si è creata una rete fatta di studiosi, università, enti internazionali, che hanno portato a confronti inediti. I musei devono parlare a tutti, specialisti e curiosi».

Montegrotto, Este e Altino

Spicca poi Montegrotto, “Fons Aponi”, nota anche come “Aquae Patavinae”. Poi la dea del fiume, a Este, siamo al santuario di Pora-Reitia: vengono approfonditi gli strumenti per la filatura e la tessitura, così come tavolette e stili che citano la dea appunto con l’appellativo di Reitia, che è stato interpretato come Atena (Minerva). Si sale ancora, fino alla valle del Piave, pochi chilometri a sud di Calalzo di Cadore. L’oggetto simbolo del santuario è un mestolo di bronzo, il simpulum: come da rituale, veniva spezzato dopo l’uso. In un percorso di sala in sala di risalita a Nord, si arriva sulle acque della laguna, ad Altino.

L'allestimento della mostra a Palazzo Ducale
L'allestimento della mostra a Palazzo Ducale

«La cooperazione tra pubblico e privato può dar vita a nuove occasioni di ricerca», sottolinea Giovanna Forlanelli, presidente della fondazione Luigi Rovati, «questa mostra porta una lettura nuova: l’epicentro è l’acqua, che dà vita a relazioni e rapporti tra comunità». «La dedica di questa mostra?», conclude il sindaco di Venezia Brugnaro, «la facciamo al nostro delfino, che popola le acque del bacino di San Marco». A chiudere il percorso espositivo, c’è l’installazione multimediale immersiva a cura della fondazione Bonotto: un grande arazzo che prende vita, intrecciando il passato con il futuro.

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