Mel Brooks, Van Dyke e Caren Marsh Doll: le sei leggende del cinema che hanno superato i cento anni
La generazione N, ovvero i grandi attori e registi del Novecento, alcuni dei quali sono ancora in attività. Dietro di loro gli over novantenni da Clint Eastwood (96) a Michael Cain (93)

È la generazione N, ovvero quelli del Novecento, Dei primi del Secolo, però. I matusalemme di Hollywood sono tutti e sei over 100. Al quintetto base si è aggiunto, a inizio estate (il 28 giugno), il sempre brillante Mel Brooks, nato nel 1926 a Brooklyn. Dopo la guerra fu assoldato dalla celebre squadra di sceneggiatori di Sid Caesar (tra loro c’era pure uno sbarbato Woody Allen) e, da quel momento, cominciò l’impervia scalata. Il regista ha attraversato l’esistenza facendo una cosa molto seria: ridere di ciò che pretendeva di essere preso troppo sul serio. Su tutti i suoi capolavori comici — “Balle spaziali”, “La pazza storia del mondo” e molti altri — svetta “Frankenstein Junior”. Siete d’accordo?
Facciamo ora uno sforzo di memoria: “Mary Poppins” è del 1964. Chi vide il film in sala da ragazzino in quegli anni ora si avvia verso i settanta. Julie Andrews, che interpretò la più celebrata governante del pianeta, ne conta ormai novanta a un passo dai novantuno (è del 1935), mentre Bert, lo spazzacamino, ovvero Dick Van Dyke, è del 1925 e continua a stupire per eccesso d’energia: qualche passo di danza se lo concede ancora. «Cam-caminì, cam-caminì, spazzacamin, allegro e felice pensieri non ho. Cam-caminì, cam-caminì, spazzacamin. La sorte è con voi se la mano vi do. Chi un bacio mi dà, felice sarà!». Forse è proprio questo l’arcano: pensieri non ha, appunto.
Il club dei cento è compatto e sbugiarda chi pensa che la vita stressante dei divi americani consumi necessariamente in fretta. Marilyn fu fagocitata dalla sua stessa leggenda, altri surfarono sul successo noncuranti delle onde gigantesche e ne uscirono più forti.
Raggiungiamo ora Lady Caren Marsh Doll, la decana del gruppo: lei è del 1919. E, quindi, ne ha 107. Della Hollywood anni Trenta è rimasta l’ultima testimone. Ballerina alla MGM, fu la controfigura di Judy Garland durante la lavorazione dell’opera che avrebbe trasformato Dorothy Gale e le sue scarpette in un mito del cinematografo: “Il mago di Oz”, 1939. Lo sarebbe stata nuovamente in “Ziegfeld Girl” del 1941. La sua carriera si avviò nel 1937 come ballerina in “Rosalie” e comprende anche una piccola partecipazione non accreditata a un altro monumento del 1939: “Via col vento”. Nel 1949 la Doll sopravvisse a un incidente aereo. Quando il destino s’impone sulla logica.
Giusto un tantino più giovane è Jacqueline White, 103 (novembre 1922), attrice associata alla grande stagione del noir statunitense degli anni Quaranta e Cinquanta: lavorò al fianco di Robert Mitchum in “Odio implacabile” e soprattutto nel tesissimo “Le iene di Chicago” (1952) di Richard Fleischer. La White smise troppo presto di farsi riprendere. Ancora giovanissima scelse la famiglia e si schierò di spalle alla cinepresa.
“Fronte del porto”, 1954. Marlon Brando è Terry, scaricatore ed ex pugile invischiato negli affari sporchi del sindacato. Poi incontra Edie. Ci siamo: Edie è Eva Marie Saint, che per quel ruolo vinse l’Oscar. La signora, or ora, dichiara 102 anni e rappresenta il volto che riporta all’eleganza della Hollywood classica. Cinque anni più tardi di quel debutto con Elia Kazan, arrivò Alfred Hitchcock.
In Intrigo internazionale (1959), al fianco di Cary Grant, Eva diventò Eve Kendall, sofisticata e misteriosa bionda coinvolta in uno dei thriller più celebrati. La sua longevità sembra avere poco di hollywoodiano: niente formule miracolose, piuttosto una vita semplice, l’abitudine a camminare e una famiglia che vive volentieri a lungo.
Un anno dopo Eva Marie Saint nasceva Lee Grant, il 31 ottobre 1925. Attrice, regista e documentarista, la sua è forse la vicenda più politica di questo straordinario gruppo di centenari. Dopo l’esordio cinematografico in “Pietà per i giusti” (Detective Story, 1951), che le procurò subito una candidatura all’Oscar, Grant finì nella famigerata blacklist durante il maccartismo. Per dodici anni la Mecca le sbarrò le porte. Lei rifiutò di piegarsi e quella ferita sarebbe rimasta uno degli elementi centrali della sua vita e del suo successivo lavoro da regista.
Quando tornò sullo schermo recuperò il tempo perduto, lavorando in “La calda notte dell’ispettore Tibbs”, ne “La valle delle bambole”, ne “Il padrone di casa” e, soprattutto, in “Shampoo” di Hal Ashby, con Warren Beatty, Julie Christie e Goldie Hawn. Quel film le regalò nel 1976 l’Oscar come miglior attrice non protagonista.
Ben più affollato è il gruppo di aspiranti centenari. Sul trono siede Clint Eastwood, 96 anni, con Michael Caine che lo tallona a 93. Shirley MacLaine — l’attrice di film memorabili quali “Irma la dolce”, “Voglia di tenerezza” e “Oltre il giardino” — segue in silenzio a 92. Jack Nicholson ne dichiara 89 e ormai vive nascosto.
Stessa età di Dustin Hoffman, che li ha compiuti l’8 agosto, ma il “Laureato”, invece, se la spassa: è stato avvistato al centrale di Wimbledon in ottima forma.
A uno dai novanta ci sta pure Morgan Freeman, con un Anthony Hopkins fermo a 88. Ma sul pezzo: proprio questo mese, il 21, dovrebbe uscire il suo primo album da compositore: “Life Is a dream”. Se bastasse solo sognare per sopravvivere, saremmo ancora tutti qui.
Comunque l’immaginazione aiuta a lanciarsi in avanti, a volte scansando pure la morte.
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