Terranova sul furto delle opere di Antonello da Messina: «Una nuova ferita per una città in cerca di riscatto»

La scrittrice messinese, che al  Maestro del ‘400 ha dedicato alcune pagine del suo romanzo Addio fantasmi, spiega la portata del colpo messo a segno a Ferragosto 

Andrea Giuseppe Cerra
La tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà di Antonello da Messina. Una delle opere trafugate la sera di Ferragosto
La tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà di Antonello da Messina. Una delle opere trafugate la sera di Ferragosto

La notte di Ferragosto ha inferto una nuova ferita alla città dello Stretto. Dal Museo regionale di Messina “Maria Accascina” sono state sottratte tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio di Antonello da Messina, opera giovanile del 1473, realizzata a tempera e firmata dall’artista, a cui si aggiunge la tavoletta bifronte che rappresenta la Madonna con bambino su un lato e il Cristo in pietà sull’altro. Il polittico, originariamente composto da sei tavole, era destinato al monastero annesso alla chiesa di Santa Maria extra moenia e aveva già subito i danni devastanti del terremoto del 1908. Nadia Terranova, scrittrice messinese, che ha dedicato alcune pagine ad Antonello nel suo “Addio fantasmi” (edito da Einaudi, finalista al Premio Strega 2019) legge questo episodio non soltanto come un crimine contro il patrimonio, ma come una nuova ferita inferta a una città che porta ancora con sé il peso delle proprie tragedie e che da anni chiede di tornare protagonista della propria storia culturale.

 

Terranova, che effetto le ha fatto apprendere del furto di Antonello proprio nella notte di Ferragosto, mentre Messina viveva uno dei momenti più partecipati della sua tradizione cittadina?

«È una perdita di straordinaria importanza, anche perché queste tavole rappresentano una delle testimonianze più sensibili dell’arte di Antonello. Sono tra le poche opere che conservano un segno profondo del suo magistero. Sono rimasta stupefatta da questo episodio, che colpisce chiaramente la mia città».

 

Il furto è avvenuto mentre Messina era immersa nella festa della Vara (macchina votiva che attraversa la città nel giorno dell’Assunta). C’è, secondo lei, anche una dimensione simbolica nella scelta di quella notte?

«Certo. La Vara celebra una festa religiosa, a cui tutta la città partecipa con profondo sentimento di appartenenza, un momento in cui ci ritroviamo tutti. Quello che è avvenuto la scorsa sera ha quindi un significato strategico anche dal punto di vista di chi ha commesso il furto: il museo si trova spostato verso il mare, ma il colpo arriva in un momento di grande partecipazione collettiva. Dunque, emerge anche il risvolto simbolico: una città che vive l’attimo di splendore e di unione viene colpita proprio allora».

La scrittrice Nadia Terranova (foto Sandro Messina)
La scrittrice Nadia Terranova (foto Sandro Messina)

Lei ha raccontato anche altre contraddizioni della Messina contemporanea, a partire dal tema delle grandi infrastrutture.

«Sì. Penso alla retorica dei gruppi industriali e di chi rivendica sempre la grande infrastruttura, la tecnologia, la modernità. Poi, alla fine, quella che dovrebbe essere una sorta di fortezza inattaccabile viene colpita. E questo episodio ci costringe a guardare a ciò che conta davvero: alla tutela concreta della città e del suo patrimonio. Troppe volte offeso e umiliato».

In queste ore si è mobilitato un pezzo importante della cultura siciliana.

«Stamane la rete culturale “Gli Olmi” capeggiata da Stefania Auci ha sostenuto scrittori e artisti messinesi nella mobilitazione per la città e per le opere. Siamo un po' meno soli. Ci sono intellettuali siciliani molto attivi a Messina e non solo, a sottolineare che non siamo più una città estranea al resto del dibattito culturale siciliano».

Un'altra questione che lei richiama è quella del patrimonio documentario della città.

«Sì. Penso anche alla vicenda della sede messinese dell’Archivio di Stato, che è stato spostata dal luogo deputato ed è, in qualche modo, in viaggio. Togliere la memoria è un delitto ovunque, ma per Messina significa accoltellarla di nuovo, proprio dove la ferita è ancora viva, come queste ore ci ricordano. Si è arrivati a una situazione grottesca: abbiamo il guscio di un archivio senza il cuore dell'archivio, con tutti i ritardi che questo comporta per la consultazione. È un'altra forma di sottrazione alla città».

Che cosa dovrebbe fare Messina adesso per rispondere a quanto accaduto?

«Da anni in città si sogna una grande mostra delle opere di Antonello da Messina. Tanti messinesi desiderano che la città possa, anche temporaneamente, riunire le opere oggi sparse in tutto il mondo e celebrare l'artista a cui ha dato i natali e il cui nome vive nella città nella sua forma migliore: quella della creazione. Questo furto ci ferisce proprio perché va nella direzione opposta: significa che persino quelle poche tracce di Antonello rimaste a Messina non vengono considerate abbastanza, visto che sono state saccheggiate».

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