Il cortocircuito tra fede e potere svelato dall’ex seminarista Noè
Giovanni Grasso, consulente per la comunicazione di Sergio Mattarella, firma “Finché durerà la terra”, un affresco di vizi e virtù della Chiesa che interroga su devozione e crisi del sacro

C’è un momento, nei romanzi contemporanei sulla religione, in cui il rischio del cliché diventa inevitabile: o si scivola nel thriller esoterico, o si resta nel saggio travestito da fiction. Con “Finché durerà la terra” (Rizzoli, 345 pagg., 19 euro) Giovanni Grasso prova una strada diversa, più ambigua e insieme più interessante: usare la trama come esca e il dubbio come vera materia narrativa. Grasso non è un esordiente qualsiasi. Giornalista e scrittore, è anche dal 2015 consigliere per la comunicazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e questa doppia appartenenza - istituzionale e letteraria - si riflette nel romanzo: da un lato la conoscenza ravvicinata dei meccanismi del potere, dall’altro una curiosità autentica per le crepe interiori degli individui.
Non è un caso che, in piena epoca Covid, Grasso sia diventato suo malgrado un volto noto al grande pubblico per un minuscolo episodio di fuori onda durante un discorso televisivo del Presidente: quella battuta spontanea sul barbiere, rimasta per errore nella registrazione ufficiale, restituì di Mattarella – e di chi gli stava accanto – un’immagine di sobrietà, ironia e normalità. Un dettaglio minimo, ma rivelatore di uno stile: abbassare il tono, evitare la retorica, lasciare emergere l’umano dietro il ruolo.
Il protagonista del romanzo, Noè Simenoni, è un ex seminarista catapultato in una missione quasi paradossale: infiltrarsi, per conto del Vaticano, in una comunità religiosa sospetta nell’Umbria profonda. Un dispositivo narrativo che potrebbe far pensare a un classico thriller ecclesiastico, ma che Grasso evita consapevolmente di trasformare in spettacolo. Se il romanzo a una lettura superficiale potrebbe ricordare un thriller, quello che emerge è invece un affresco di vizi e virtù della Chiesa.

La scelta più felice è proprio Noè: un anti-eroe spaesato, fragile, ironico, lontano anni luce dagli investigatori brillanti della narrativa di genere. Uomo imbranato e dubbioso, segnato da frustrazioni e responsabilità familiari. È attraverso di lui che il romanzo prende una piega inattesa: l’indagine esterna diventa progressivamente un’inchiesta interiore. Il cuore del libro non è infatti il mistero dei veggenti, né l’eventuale truffa che li circonda, ma il cortocircuito tra fede e potere, la tensione tra la religiosità autentica e il suo uso strumentale. In questo senso, “Finché durerà la terra” si inserisce in una linea narrativa che guarda meno al “segreto” e più alla crisi del sacro nella contemporaneità: la fede come bisogno umano, ma anche come territorio manipolabile.
L’ambientazione contribuisce a questa ambiguità. Tra Roma e una provincia umbra sospesa nel tempo, a pochi chilometri da Todi – terra che l’autore conosce bene per aver frequentato da bambino l’azienda agricola che il nonno, siciliano originario di piazza Armerina, vi aveva impiantato -, Grasso costruisce un mondo dove il sacro convive con il sospetto, e dove la devozione può facilmente trasformarsi in superstizione organizzata. Non a caso, il romanzo può essere letto anche come un viaggio nel mondo delle sette religiose, ma senza mai indulgere nel sensazionalismo. Sul piano stilistico, la scrittura è uno degli elementi più apprezzabili: fluida, capace di alternare registri diversi, dall’ironia quotidiana a passaggi più alti e riflessivi. Il libro riesce a divertire e inquietare, mantenendo un equilibrio non scontato tra leggerezza e profondità. Grasso non cerca la linearità: preferisce muoversi su un crinale instabile, dove convivono satira, spiritualità e racconto d’inchiesta. Il risultato è un’opera ibrida, che può disorientare chi cerca un genere preciso, ma che trova la sua forza nella capacità di porre domande più che offrire soluzioni. Alla fine, ciò che resta non è la soluzione del caso, ma il percorso del protagonista: un uomo che indaga sugli altri e finisce per inciampare nella propria coscienza. In questo senso, “Finché durerà la terra” è meno un romanzo sulla Chiesa che un romanzo sul bisogno – fragile, contraddittorio, irriducibile – di credere. Ed è proprio lì, in quella zona discreta tra fede e disincanto, che il libro trova la sua voce più autentica. —
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